Sulla carta, gli altoforni di Taranto hanno colato in un anno 123.000 tonnellate di ghisa in più di quelle registrate in origine, l’equivalente di undici giorni di lavoro dell’impianto, e, secondo la Procura, quella produzione aggiunta a posteriori sul 2019, ma non effettuata realmente, è servita a ottenere dall’Unione Europea quote gratuite di CO₂ per oltre 342 milioni di euro. È uno dei capitoli dell’inchiesta con cui i magistrati tarantini hanno chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, alla guida dell’ex Ilva dall’ottobre 2019 (prima come amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia e poi di Acciaierie d’Italia, la società nata nel 2021 con l’ingresso dello stato attraverso Invitalia), per l’ex direttore dello stabilimento Alessandro Labile e per Francesco Astorri, responsabile del gruppo ispettivo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).

L’indagine copre il periodo tra il 2019 e il 2024, conta 28 indagati e cinque società, tra cui la stessa ArcelorMittal, e descrive un’associazione per delinquere organizzata per massimizzare i profitti dell’acciaieria, con accuse che vanno dal disastro ambientale all’inquinamento, dalla rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro fino a corruzione, falso e truffa aggravata. Il giudice per le indagini preliminari Francesco Maccagnano ascolterà gli indagati il 3 novembre, prima di decidere le misure da applicare.

La vicenda

La vicenda delle quote parte dal 2019, quando la produzione di ghisa si fermò a 4.172.859 tonnellate. Il calo costò all’impianto una parte dei permessi gratuiti previsti per l’anno successivo dal sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’Emissions Trading System (ETS), in cui ogni quota vale il diritto di immettere in atmosfera una tonnellata di anidride carbonica, e le industrie esposte alla concorrenza internazionale, come la siderurgia, ricevono una parte dei permessi senza pagarli, in proporzione a quanto producono.

Secondo l’accusa fu Aditya Mittal, amministratore delegato di ArcelorMittal e figlio del fondatore del gruppo, a chiedere a Morselli di “adottare ogni mezzo” per recuperarli. Da lì sarebbero partite le pressioni di Morselli e di Franco Bernabè, presidente dal luglio 2021 su indicazione del socio pubblico Invitalia, su funzionari italiani ed europei, e l’incarico a Labile di predisporre documenti con dati falsi: la produzione del 2019 venne ricalcolata fino a 4.296.313 tonnellate, quanto bastava a superare la soglia per riavere le quote, con campionamenti successivi e criteri tecnici che gli inquirenti giudicano privi di giustificazione. Il risultato furono 4.936.172 quote assegnate gratuitamente.

Morselli era arrivata a Taranto nell’autunno del 2019 e ha guidato l’azienda fino all’amministrazione straordinaria chiesta da Invitalia e disposta dal Ministero delle imprese nel febbraio 2024. Le richieste cautelari della procura riguardano in tutto tredici persone: oltre ai tre domiciliari, c’è l’interdizione dalle attività legate all’Autorizzazione integrata ambientale per l’ex direttore dello stabilimento, Vincenzo Dimastromatteo, e per l’ex direttore finanziario, Antonio Mura. Bernabè, Mittal e il consigliere Ondra Otradovec restano indagati a piede libero. Il difensore di Morselli, Giuseppe Iannaccone, si dice convinto dell’innocenza della sua assistita e della possibilità di dimostrare la correttezza del suo operato nel confronto con i magistrati.

Le accuse: massimizzare i profitti a scapito della salute

Per la procura l’obiettivo dell’associazione era massimizzare i profitti riducendo i costi all’indispensabile, e la voce sacrificata per prima sarebbe stata la sicurezza. Gli acquisti di macchinari, pezzi di ricambio e materie prime venivano bloccati anche davanti alle richieste pressanti dei capi reparto. I ricambi arrivavano da altri impianti o da rivenditori non specializzati, i nastri trasportatori, colpiti spesso da incendi, venivano riparati con ritagli di tappeto, e sulla ferrovia interna si usavano tiranti al posto delle traversine. Su quei binari viaggiano i carri siluro, i vagoni cisterna che portano la ghisa liquida a 1.200 gradi dagli altoforni alle acciaierie, e i deragliamenti si sarebbero moltiplicati insieme alle siviere forate, con tonnellate di acciaio fuso riversate a terra.

Fuori dai cancelli, nel quartiere Tamburi, il gas delle cokerie avrebbe portato con sé il benzene. Tra il 2022 e il 2023 le centraline hanno registrato 387 superamenti delle soglie di esposizione acuta, in media uno ogni due giorni, su una popolazione esposta che la procura quantifica in 16.346 abitanti, oltre ai lavoratori. Il capo d’imputazione richiama gli studi che stimano un eccesso di rischio di circa il 250% per la leucemia mieloide acuta nei bambini, un rischio cioè pari a circa tre volte e mezzo quello atteso. Il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro, ha ricordato che a Taranto tumori al polmone e ricoveri per malattie cardiovascolari e respiratorie superano la media regionale tra il 10 e il 20%, e che nel 2025 la Regione si è vista riconoscere un credito di 25 milioni di euro nel passivo dell’amministrazione straordinaria per i costi sanitari legati all’inquinamento.

La parte che riguarda i controlli chiama in causa l’ISPRA, l’ente al quale il Ministero dell’ambiente affida la verifica delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Astorri avrebbe ridimensionato le violazioni emerse durante le visite ispettive, respinto le richieste dell’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente (ARPA Puglia) e ostacolato gli accertamenti sulle emissioni. In cambio avrebbe ricevuto da Morselli e Labile la promessa di un incarico dirigenziale: i due avrebbero segnalato il suo nome a Vannia Gava, viceministra dell’ambiente dal novembre 2022 e prima sottosegretaria nello stesso ministero, per la guida di un dipartimento dell’ISPRA. Su questa promessa si fonda l’accusa di corruzione. Gava è estranea all’indagine, e il ministero ha precisato che la viceministra è priva di deleghe sull’ISPRA e che le nomine seguono il regolamento dell’istituto. Il decreto del giudice precisa che a Gava è estranea qualsiasi condotta illecita.

L’attuale situazione dell’ex Ilva

L’inchiesta arriva in una fabbrica che ha smesso di colare ghisa. A luglio la Corte d’Appello di Milano, accogliendo l’azione inibitoria promossa da undici cittadini dell’associazione Genitori Tarantini, ha ordinato la sospensione dell’area a caldo entro novanta giorni, richiamando le circa duemila tonnellate di amianto presenti negli impianti e l’assenza di limiti per le emissioni di polveri sottili. Il termine è scaduto, Acciaierie d’Italia ha revocato gli ordini di materie prime e dismesso il ciclo integrale, e l’ultimo decreto del governo consente di tenere gli impianti in pre-riscaldo fino al 15 dicembre per preservarli in vista della vendita.

La Cassazione, che ha discusso il ricorso dell’azienda il 20 ottobre, deve ancora pronunciarsi. Se annullerà il provvedimento gli altoforni potranno ripartire, altrimenti, spiega l’avvocato Maurizio Striano, che con Ascanio Amenduni assiste i cittadini, si procederà allo spegnimento a freddo e alla chiusura definitiva dell’area a carbone. Striano chiede che anche in questa fase ISPRA e Arpa riferiscano su quanto esce dai camini.

Il conto sociale corre in parallelo. L’azienda ha chiesto la cassa integrazione straordinaria per un massimo di 8.622 lavoratori sui 9.626 dipendenti diretti, ha avviato il licenziamento collettivo per fino all’80% dei 51 dirigenti a tempo indeterminato, 31 dei quali a Taranto, mentre per i 4.200 addetti dell’indotto le imprese e i sindacati contestano il criterio del decreto che riserva la cassa in deroga alle aziende con almeno metà del fatturato legato all’ex Ilva. Dopo cinque giorni di blocchi stradali, i sindacati sono convocati martedì 27 ottobre a Palazzo Chigi insieme a Federmanager, con sul tavolo la richiesta di prepensionamenti che riconoscano il lavoro usurante e l’esposizione all’amianto, sulla quale il governo rimanda alla Legge di bilancio. Il 3 novembre Lucia Morselli sarà davanti al giudice, e a quella data la sorte degli altoforni che ha diretto potrebbe essere già decisa.

 

In copertina: foto di Riccardo Arata, Agenzia IPA