Non impianti isolati ma ecosistemi industriali al centro di reti territoriali. È questa la direzione verso cui si stanno muovendo i modelli più avanzati di biogas e biometano in Europa, dando forma concreta ai princìpi dell’economia circolare.
L’evoluzione emerge da vari casi studio e progetti di ricerca, sostenuti anche in ambito istituzionale. A legare distretti storici e nuove simbiosi urbano-industriali è un paradigma in cui i flussi di energia e materiali si integrano e i diversi attori del territorio fanno sistema.
Kalundborg Symbiosis in Danimarca
Kalundborg Symbiosis, in Danimarca, è citato dalla Commissione europea come primo esempio di simbiosi industriale al mondo con un approccio circolare alla produzione. Nato all’inizio degli anni Settanta nella regione della Selandia, a un centinaio di chilometri da Copenaghen, coinvolge 17 soggetti pubblici e privati, tra cui aziende energetiche, industrie farmaceutiche, imprese agricole.
Il biogas e il biometano sono il pilastro di un sistema in cui fanghi, sottoprodotti agricoli e biomasse vengono valorizzati per produrre energia e fertilizzanti, mentre le diverse realtà si scambiano vapore, acqua di raffreddamento e materiali di scarto.
Il principio fondamentale è che il residuo di un’azienda possa diventare risorsa per un’altra. Ogni anno il sistema fa risparmiare ai partner e all’ambiente 4 milioni di metri cubi di acqua di falda, grazie allo sfruttamento dell’acqua di superficie, e 586.000 tonnellate di CO₂, oltre al riciclo di 62.000 tonnellate di materiali residui.
Kujala Waste Treatment Centre in Finlandia
Nella regione di Lahti, in Finlandia, il centro di trattamento rifiuti di Kujala rappresenta uno degli esempi più avanzati di simbiosi industriale applicata alle bioenergie in ambito urbano. Qui il recupero dei rifiuti ha raggiunto livelli molto elevati (97%), grazie a un sistema integrato che combina selezione meccanica, riciclo e valorizzazione energetica.
Il cuore del progetto è l’impianto gestito da LABIO Ltd, joint venture tra il gestore pubblico dei rifiuti Päijät-Häme Waste Management e l’utility idrica locale Lahti Aqua: ogni anno trasforma circa 80.000 tonnellate di rifiuti organici in biogas (50 GWh/anno), che viene immesso nella rete, e compost (20.000 tonnellate/anno), che viene reimpiegato in agricoltura, chiudendo il ciclo dei nutrienti. Inoltre, il metano prodotto in discarica, dove viene comunque smaltita solo una frazione dei rifiuti, è recuperato e utilizzato da industrie locali, come birrifici e aziende alimentari, per i propri processi produttivi.
Il risultato è un sistema in cui gestione dei rifiuti, produzione energetica e filiere industriali, strettamente interconnesse, trasformano un problema ambientale in risorsa economica per il territorio.
Genesis Biopartner in Romania
In Romania il caso di Genesis Biopartner a Filipestii de Padure, nel distretto di Prahova, mostra come la valorizzazione dei rifiuti organici possa strutturarsi in filiera agro-industriale. L’azienda raccoglie scarti biodegradabili, provenienti dalla ristorazione, dall’industria agroalimentare e dalla distribuzione, e li trasforma in biogas, energia rinnovabile e prodotti fertilizzanti.
Se inizialmente il sistema si basava soprattutto sulle cosiddette “colture energetiche”, oggi il modello si è evoluto verso l’utilizzo prevalente di rifiuti. In questa logica si inserisce il nuovo impianto in fase di sviluppo (la conclusione è prevista per luglio 2026) a Drăgoești, finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza rumeno: utilizzerà reflui agricoli e scarti zootecnici per produrre biogas e fertilizzanti, rafforzando l’integrazione tra agricoltura ed energia.
Ogni anno Genesis Biopartner tratta circa 90.000 tonnellate di biomassa, con una produzione di 16 milioni di metri cubi di biogas, e 40.000 MWh di energia elettrica (sufficienti per 14.000 famiglie), evitando l’emissione di circa 67.000 tonnellate di CO₂.
Symbio, progetti UE per la simbiosi industriale bio-based
Oltre agli ecosistemi già operativi, a livello europeo si lavora alla promozione di modelli di business circolari a rifiuti zero, che valorizzino la biomassa locale e i sottoprodotti industriali. Questo è il caso di SYMBIO, progetto finanziato nell’ambio di Horizon EU: l’obiettivo è sviluppare dieci modelli replicabili, ad alta redditività e sostenibilità, integrando big data e intelligenza artificiale, e fornire alle comunità regionali strumenti concreti per realizzarli.
Symbio si configura come un laboratorio diffuso: la metodologia viene testata in dodici regioni pilota all’interno di sei paesi, in modo da garantire l’adattabilità ai diversi contesti locali (Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Carinzia, Slovenia, Croazia, Andalusia, Bruxelles Capitale, Vallonia, Fiandre). Il progetto, che si concluderà a dicembre 2026, prevede un contributo UE di circa 1,3 milioni di euro.
GoodByO, bioraffineria circolare di nuova generazione
A completare il quadro, si collocano ulteriori nuove frontiere della bioeconomia circolare, come GoodByO: questo progetto europeo, coordinato dall’Istituto italiano di tecnologia, punta a sviluppare una bioraffineria di nuova generazione per trasformare scarti agroalimentari, CO₂ biogenica e acque reflue industriali in prodotti ad alto valore aggiunto.
In questo caso, quindi, la biomassa non è destinata principalmente alla produzione energetica, ma diventa innanzitutto base per la sintesi di molecole per la chimica verde, la cosmetica, la nutraceutica e l’agricoltura. Il progetto prevede la realizzazione di “fabbriche microbiche” in grado di convertire flussi di scarto in composti come acidi organici, proteine e bio-fertilizzanti.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato in inglese sul blog di Ecomondo
In copertina: immagine Envato
