Negli ultimi anni, gli effetti dei fenomeni meteorologici e climatici in America Latina e nei Caraibi si sono propagati in tutta la regione, dalle Ande alla Patagonia, dalle città alle località costiere, causando profondi sconvolgimenti socioeconomici e ambientali. Secondo un rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale, nel 2024 la temperatura media in America Latina e nei Caraibi è stata di 0,90 °C superiore alla media del periodo 1991-2020, mentre gli incendi boschivi nelle regioni dell’Amazzonia e del Pantanal, così come in Cile, Messico e Belize, sono stati aggravati dalla siccità e da ondate di calore estreme, che hanno battuto i record in molti paesi della regione.

La crisi climatica colpisce in modo sproporzionato le donne. I cambiamenti climatici e le catastrofi naturali hanno gravi ripercussioni sulle donne e sulle ragazze provenienti da famiglie rurali povere, poiché queste dipendono fortemente dalle risorse naturali per il cibo, l’acqua e il combustibile necessari a garantire il proprio sostentamento.

Secondo il report Feminist Climate Justice: A Framework for Action di UN Women, lo scenario climatico globale peggiore potrebbe, entro il 2050, portare a un aumento di 158 milioni di donne e ragazze che vivono in condizioni di povertà e a ulteriori 236 milioni che si troveranno ad affrontare l’insicurezza alimentare. In determinate situazioni, le disparità di genere nell’accesso, nel controllo e nella proprietà della terra e delle risorse naturali rendono le donne più dipendenti dall’accesso locale alla natura e più vulnerabili al degrado ambientale.

È essenziale riconoscere che le donne non sono solo vittime di queste crisi, ma anche protagoniste fondamentali del cambiamento. Le donne dell’America Latina e dei Caraibi fungono da custodi della biodiversità e possiedono conoscenze e visioni del mondo uniche e preziose, in grado di offrire soluzioni efficienti e sostenibili al cambiamento climatico. Nella regione, i contributi delle donne − in particolare delle donne indigene, rurali e di origine africana − sono fondamentali per le soluzioni ambientali, la conservazione della biodiversità, l’uso e la gestione sostenibili delle risorse naturali e la gestione del rischio di catastrofi in una prospettiva di genere.

Secondo il Profilo regionale sulla parità di genere pubblicato da UN Women, la regione è al primo posto nel mondo per il numero di omicidi di persone impegnate nella tutela della natura. Nel 2022, l’88% dei difensori della terra e dell’ambiente uccisi proveniva dall’America Latina e dai Caraibi. Nel 2023, almeno 300 difensori dei diritti umani e dell’ambiente sono stati assassinati: un tentativo di mettere a tacere la loro azione pacifica ed essenziale a favore dei diritti umani. Di questi, 49 erano donne. Un dato sconcertante: il 79,3% degli omicidi documentati si è verificato nelle Americhe (Front Line Defenders, Global Analysis, 2024-2025). Inoltre, le donne che difendono i diritti umani devono affrontare minacce specifiche, quali la criminalizzazione, le intimidazioni, la violenza sessuale e le minacce alla sicurezza delle loro famiglie.

L’America Latina ospita il 57% delle foreste primarie del mondo, quelle più cruciali in termini di biodiversità, conservazione e clima. Ciò rende la regione fondamentale per le strategie globali di conservazione, adattamento e mitigazione. Pertanto, la voce della regione è vitale per avanzare verso un nuovo modello di sviluppo che metta al centro le persone, la sostenibilità della vita e il pianeta.

Noi di UN Women abbiamo sostenuto oltre 50 incontri di coordinamento regionale dei difensori dei diritti umani ambientali, basandoci sulla nostra esperienza nel sostenere la difesa dei diritti, l’autonomia e la protezione delle donne che difendono i diritti umani in Colombia e in Brasile. Ciò ha comportato la loro partecipazione ai negoziati e alla stesura di dichiarazioni volte a presentare le loro sfide, esigenze e contributi ai ministeri dell’ambiente di tutta la regione e al sistema delle Nazioni Unite. Questi sforzi contribuiscono a riconoscere i diversi ruoli e la partecipazione delle donne alle questioni ambientali e a rafforzare i quadri giuridici. Sottolineiamo l’importanza dell’Accordo di Escazú sull’accesso alle informazioni, la partecipazione pubblica e l’accesso alla giustizia in materia ambientale in America Latina e nei Caraibi.

Si tratta del primo trattato ambientale regionale − e del primo al mondo − a contenere disposizioni specifiche sui difensori dei diritti umani ambientali, e svolge un ruolo cruciale nel promuovere la governance climatica nella regione.

In Brasile, negli stati del Maranhão e del Pará, abbiamo realizzato il progetto Diritti umani delle donne indigene e quilombola, che ha portato per la prima volta all’inclusione di obiettivi specifici per questi gruppi nei piani e nelle politiche statali. In Ecuador, abbiamo realizzato il programma Integrazione di una prospettiva di genere nel programma PROAmazonía, in cui le donne di undici nazionalità indigene dell’Amazzonia ecuadoriana hanno intrapreso la sfida di rafforzare le proprie conoscenze in materia di genere, diritti umani e collettivi delle donne, cambiamenti climatici, organizzazione, terra, sviluppo sostenibile e alfabetizzazione finanziaria. In Cile, abbiamo guidato un progetto di cooperazione sulla gestione dei rischi incentrato sulla partecipazione delle donne indigene all’elaborazione di una diagnosi dei rischi legati agli effetti estremi dei cambiamenti climatici attraverso dialoghi locali, garantendo che le persone più colpite dai disastri climatici e socio-naturali contribuiscano attivamente alla definizione delle strategie e delle politiche pubbliche.

In vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2025 (COP30), che si terrà nel novembre 2025 a Belém, in Brasile, questa realtà richiede una risposta decisa e urgente da parte della comunità internazionale, del settore privato, dei governi e della società civile. Le donne non possono più rimanere vittime dell’ingiustizia climatica. È imperativo coinvolgere le donne indigene, rurali e di origine africana in tutti i processi di pianificazione e di elaborazione delle politiche pubbliche, tenendo conto dei ruoli di genere all’interno delle loro comunità.

Il trentesimo anniversario della Piattaforma d’azione di Pechino nel 2025 rappresenta un’opportunità unica per includere obiettivi e misure strategiche volti a garantire la partecipazione attiva delle donne al processo decisionale in materia ambientale a tutti i livelli; per integrare le esperienze, le preoccupazioni e le prospettive di genere nelle politiche e nei programmi di sviluppo sostenibile; e per rafforzare o istituire meccanismi a livello regionale, nazionale e internazionale per valutare gli impatti delle politiche di sviluppo e ambientali sulle donne e sulle ragazze.

Le donne dell’America Latina e dei Caraibi hanno una voce potente con cui contribuire. Insieme, ciascuno di noi nei propri rispettivi ruoli deve rafforzare il proprio impegno a favore delle donne, riconoscendo la crescente necessità di orientare le azioni verso la loro piena integrazione nei benefici dello sviluppo sostenibile.

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Latinoamérica21 e fa parte di una collaborazione tra l’Organizzazione degli stati iberoamericani per l’educazione, la scienza e la cultura (OEI) e Latinoamérica21 per promuovere la piattaforma Voci delle donne iberoamericane.

 

In copertina: immagine Envato