La perdita di biodiversità aumenta il costo del denaro, esacerba l’indebitamento dei paesi più vulnerabili e riduce significativamente il PIL globale. A dimostrarlo è il primo modello al mondo di rating del credito sovrano “aggiustato” alla biodiversità, messo a punto dai ricercatori dell'Università del Sussex, dell'Università di Sheffield e dell'Università Heriot-Watt.

Il modello, spiegato in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution, stima che un collasso ecologico (anche parziale) aumenterebbe i pagamenti annuali degli interessi di 162 miliardi di dollari e ridurrebbe il prodotto interno lordo globale di 2.000 miliardi di dollari. Secondo i ricercatori, gli attuali sistemi di rating del credito sovrano – cioè la capacità di un paese di prendere denaro a prestito e di ripagarlo attraverso l’emissione di titoli di Stato – non tengono conto della perdita di biodiversità. I mercati potrebbero star valutando, gestendo e allocando in modo errato circa 83.000 miliardi di dollari di attività finanziarie.

"I sistemi di rating sono di fatto ciechi ai rischi finanziari legati alla natura", ha dichiarato Matthew Agarwala dell'Università del Sussex. "Se la perdita di biodiversità compromette le prestazioni economiche, diventa più difficile per i paesi onorare il proprio debito, aumentando i costi di finanziamento e la pressione fiscale”.

A rischio i paesi più vulnerabili

Una biodiversità in salute supporta l’economia in numerosi modi: dagli insetti che impollinano le colture agli ecosistemi marini che sostengono l’industria ittica. L’erosione di questi servizi ecosistemici comporterebbe costi finanziari significativi. Nel modello costruito a misura di biodiversità, il collasso “parziale” equivale ad una riduzione del 90% dei servizi di impollinazione selvatica, del 90% della biomassa totale catturata dalla pesca marina e la conversione dell'88% della foresta tropicale in praterie o arbusteti.

In uno scenario del genere, aumentano i rischi di default nelle nazioni più vulnerabili, tra cui Angola, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Pakistan, Etiopia e Vietnam. Il rating dell'India potrebbe scendere di quattro livelli, mentre quello della Cina potrebbe calare di oltre cinque punti su una scala di 20. Dal momento che un rating creditizio scarso costringe i governi a pagare premi di rischio più elevati, l’India vedrebbe aumentare i suoi interessi annuali di circa 50 miliardi di dollari, la Cina 70.

I costi di finanziamento di un paese influenzano la sua capacità di investire in servizi pubblici, costruire infrastrutture e adattarsi ai cambiamenti climatici, oltre a disporre di minori margini di manovra fiscale per rispondere alle crisi economiche. Inoltre non fa che aggiungere altro debito, rallentando quindi lo sviluppo economico.

“La crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato cosa succede quando i mercati ignorano minacce emergenti. Rischiamo di ripetere quell’errore se i rischi ecologici restano esclusi dalle valutazioni del credito”, ha affermato Pati Klusak della Edinburgh Business School.

Complessivamente, lo studio ha preso in esame 23 nazioni che ospitano 5,5 miliardi di persone: per molte di queste, i downgrade legati alla biodiversità avvicinerebbero i governi al baratro del default sovrano. I costi aggiuntivi legati al servizio del debito verrebbero a rappresentare quasi tre quarti dell’attuale aiuto pubblico allo sviluppo a livello globale e consumerebbero una porzione rilevante dell’obiettivo del quadro globale per la biodiversità dell’ONU, che punta a mobilitare 200 miliardi di dollari l’anno.

I governi devono proteggere la natura o pagare un prezzo più alto per i prestiti

Un altro recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Oxford e dalla London School of Economics and Political Science ha riscontrato che il degrado ambientale comporta “impatti statisticamente ed economicamente significativi sui costi di finanziamento sovrano”: dai 25 ai 70 punti base per le scadenze dei bond a 5 anni.
Per i paesi a basso reddito in Africa e Asia, l'effetto delle esternalità ambientali sui costi di finanziamento può essere fino a tre volte superiore alla media. Molti di questi ospitano hotspot di biodiversità a livello globale ed esportano prodotti legati alla salute degli ecosistemi.

"I nostri risultati evidenziano costi di indebitamento sostanziali e disomogenei derivanti dal degrado ambientale interno”, ha dichiarato Alexander Wollenweber, autore principale dello studio e ricercatore presso la London School of Economics and Political Science. “Considerata l'interconnessione tra il commercio globale e i mercati di debito sovrano, è improbabile che gli effetti finanziari globali si limitino alle regioni in difficoltà debitorie, ad alto rischio e dipendenti dalla natura".
Secondo Nicola Ranger, professore al Grantham Research Institute on Climate Change, ciascun governo, ogni regione, deve avere un piano per preservare e proteggere la natura. “che sta incidendo pesantemente sui bilanci pubblici e non può più continuare a essere considerata un aspetto secondario dai politici e dai ministeri delle finanze”.
Sempre più economisti, analisti e accademici chiedono a decisori politici, banche centrali e agenzie di rating di integrare i rischi legati alla natura nei propri modelli finanziari. La questione è urgente, perché prevenire la perdita di biodiversità costa molto meno che correre ai ripari.


Immagine di copertina: Envato Elements