L'Oréal for the Future è il programma per un futuro sostenibile e inclusivo lanciato nel 2020 da L’Oréal, primo gruppo cosmetico mondiale, presente in 150 paesi, con 40 marchi internazionali e un fatturato di oltre 44 miliardi di euro. Nel 2025, a metà cammino, il programma è stato sottoposto a revisione strategica.
“Abbiamo riallineato gli obiettivi alla luce delle più recenti conoscenze scientifiche e delle nuove normative europee, come la CSRD, strutturando il nostro impegno attorno a quattro pilastri fondamentali: clima, natura, circolarità e comunità”, ci spiega Simone Targetti Ferri, Sustainability Director di L’Oréal Italia, sottolineando che “l’impegno del gruppo su queste tematiche è iniziato da oltre venticinque anni, nella convinzione che non può esserci crescita economica senza sostenibilità sociale e ambientale”. L’abbiamo intervistato per scoprire di più.
Come si è evoluta la filosofia di L’Oréal in questi decenni?
L'evoluzione è stata profonda: siamo passati dal gestire l'impatto dei nostri siti produttivi a una responsabilità che abbraccia l'intera catena del valore. Nel 1995 abbiamo aperto il primo laboratorio di ricerca ambientale, nel 2009 abbiamo stabilito i primi obiettivi ambientali industriali, nel 2013, con il lancio di Sharing Beauty With All, la sostenibilità è diventata un requisito fondamentale in ogni fase, dalla progettazione alla produzione. Nel 2015 siamo stati tra le prime cento aziende al mondo a aderire all’iniziativa Science-Based Targets (SBTi), allineando la nostra decarbonizzazione agli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Con L’Oréal for the Future c’è stata un’ulteriore accelerazione: che cosa è cambiato?
I progressi più significativi sono testimoniati dai fatti. Nel 2025 siamo stati premiati per il decimo anno consecutivo dall’organizzazione no-profit CDP con la tripla “A”, il massimo punteggio possibile per la lotta al cambiamento climatico, la protezione delle foreste e la sicurezza delle risorse idriche. Siamo l’unica azienda al mondo ad aver ottenuto questo record decennale. Abbiamo raggiunto la piena integrazione tra performance finanziarie ed extra-finanziarie: oggi la sostenibilità è una componente essenziale della nostra governance e rientra direttamente nella valutazione del comitato esecutivo e dei nostri alti dirigenti. Il cammino si è consolidato su tre pilastri fondamentali: trasparenza, approccio collaborativo lungo la catena del valore e, infine, “umiltà”, come la definisco io, cioè capacità di rivedere gli obiettivi in base alle nuove scoperte della scienza ambientale.
Quali gli obiettivi più difficili da raggiungere?
Il percorso verso una sostenibilità integrata presenta diverse complessità. Innanzitutto, l’evoluzione del mindset del consumatore: il cambiamento delle abitudini di acquisto e utilizzo è un processo intrinsecamente lento e adeguare le strategie aziendali ai tempi di reazione del mercato richiede una visione di lungo periodo. Il refill è l’esempio più emblematico: spostare il consumatore verso modelli di ricarica richiede investimenti massicci in comunicazione e media per educare al valore del riutilizzo, superando la resistenza culturale al cambiamento, anche a fronte di un prezzo più vantaggioso. Anche coinvolgere la supply chain in progetti innovativi, come l'ecodesign del materiale per il punto vendita, richiede un costante sforzo di mediazione: spesso queste iniziative vengono percepite dai fornitori come un carico di lavoro aggiuntivo, quindi è importante trasmettere efficacemente i vantaggi strategici di medio e lungo termine. Infine, i limiti tecnologici nel packaging sostenibile: grazie al nostro accelerator interno, e insieme ai nostri partner, sviluppiamo tecnologie pionieristiche, accelerando il passaggio dalla sperimentazione alla scala industriale per garantire materiali sempre più performanti.
Che cosa significa affrontare un percorso di sostenibilità per un gruppo internazionale rispetto a imprese di dimensioni inferiori?
La sfida principale risiede nella scalabilità: se per una piccola azienda un cambiamento può essere agile, per L'Oréal ogni minima modifica, come il materiale di un tappo o la riformulazione di una texture, richiede una trasformazione profonda dei siti industriali, con la riconversione di intere linee produttive e la formazione dei collaboratori. Noi abbiamo la capacità, e il dovere, di investire massicciamente in ricerca e innovazione, creando soluzioni d'avanguardia che, una volta validate su larga scala, diventano accessibili e standard per l'intera filiera industriale. In un'organizzazione globale, poi, la gestione delle priorità è una sfida costante a bilanciare una moltitudine di obiettivi. Inoltre, una grande azienda quotata deve gestire le aspettative e confrontarsi con gli shareholders, dimostrando che la sostenibilità è l'unica via per la resilienza e la redditività di lungo periodo, al di là del risultato trimestrale.
L'innovazione è motore di trasformazione: qualche esempio?
Prendiamo la politica del refill: L'Oréal Italia ha introdotto le prime “fontane” di ricarica per i profumi Mugler già molti anni fa. I benefici sono chiari: ricaricando un profumo come La Vie Est Belle di Lancôme, si ottiene un risparmio del 73% di vetro e del 66% di plastica, oltre al beneficio economico diretto per il consumatore. Con il programma Green Sciences ci siamo dati obiettivi precisi sugli ingredienti: entro il 2030 il 75% sarà di origine naturale o riciclata. E ancora, nel nostro stabilimento di Settimo Torinese, l'acqua industriale viene purificata e riutilizzata in un ciclo continuo, con energia 100% rinnovabile, risparmiando ogni anno una quantità pari a circa 37 milioni di classiche bottiglie d’acqua.
Come coinvolgere fornitori e partner in questo percorso?
Per L'Oréal il coinvolgimento della filiera è il cuore pulsante dello Scope 3: i nostri fornitori sono veri e propri partner di trasformazione, non solo commerciali. Oltre a offrire programmi specifici e accesso a tool avanzati per la misurazione dell'impatto ambientale, abbiamo lanciato un acceleratore d'innovazione da 100 milioni di euro interamente dedicato alla sostenibilità. L’obiettivo è sostenere startup capaci di offrire soluzioni d'avanguardia in campi critici, come packaging del futuro, gestione circolare delle risorse idriche, tracciabilità delle materie prime ed economia circolare.
Come educare invece il consumatore a nuove abitudini di consumo?
Con l’Eco-Beauty Score, un sistema di etichettatura che informa il consumatore sull'impatto ambientale di ogni prodotto, su una scala da A a E, rendiamo l'acquisto sostenibile facile e trasparente. Usiamo la potenza dei nostri brand per normalizzare gesti come il risparmio idrico o la ricarica dei flaconi.
L’impatto sociale è un pilastro fondamentale dell’Agenda 2030 di L’Oréal.
Grazie al programma Beauty for a Better Life, promosso dalla Fondazione L’Oréal, oltre 67.000 donne in più di 28 paesi hanno potuto frequentare corsi di formazione professionale nel settore beauty. Parallelamente, ogni anno circa 20.000 persone ricevono trattamenti di benessere gratuiti. In quest’ottica lo scorso ottobre L’Oréal Italia ha inaugurato a Milano il suo primo salone sociale presso Casa Jannacci, la più grande struttura di accoglienza pubblica in Europa: qui le persone accolte possono usufruire gratuitamente di servizi di taglio e acconciatura, oltre a ricevere prodotti essenziali per l’igiene personale. Non si tratta solo di estetica: un taglio di capelli o una cura maggiore della propria immagine possono diventare la scintilla per cambiare prospettiva, offrendo a chi è più fragile la dignità e la sicurezza necessarie per affrontare, ad esempio, un colloquio di lavoro senza sentirsi inadeguati. La bellezza diventa così un ponte verso la reintegrazione nella società.
Qual è il suo giudizio sul livello di sostenibilità raggiunto dal comparto?
Il livello di consapevolezza è alto, ma la sfida principale rimane la circolarità totale: eliminare completamente il concetto di rifiuto. Un'altra sfida critica è la standardizzazione della reportistica a livello globale per settare la barra degli impegni sempre più in alto. In qualità di leader del settore, L'Oréal lavora ogni giorno per tracciare la strada.
In copertina: Simone Targetti Ferri
