Dimenticare l’idea tradizionale di distributore automatico è il primo passo per capire Wonderbot. Viola, automatizzato e progettato secondo i princìpi dell’economia circolare, Wonderbot è la prima vending machine alimentare completamente circolare dei Paesi Bassi.
Il contesto in cui nasce Wonderbot è tutt’altro che marginale. Secondo un rapporto pubblicato dal comune di Amsterdam nel 2023, un residente su nove si trova in difficoltà economica e l’accesso a cibo sano, sostenibile e a prezzi equi è, per buona parte della popolazione, limitato. Non a caso l’Amsterdam Food Strategy 2030 ha tra gli obiettivi quello di aumentare del 25% il consumo di cibo locale e sostenibile, dimezzare lo spreco alimentare e garantire prezzi più giusti per i pasti salutari.
La cucina incontra la tecnologia
Wonderbot funziona come un distributore intelligente a temperatura controllata, rifornito quotidianamente con pasti freschi pronti al consumo. Nessun cibo ultra-processato, nessun conservante, zucchero raffinato o plastica monouso. I pasti, sviluppati da un team di chef e nutrizionisti, sono biologici, prevalentemente vegetali e preparati con ingredienti coltivati nei Paesi Bassi.
Il sistema è progettato per ridurre gli sprechi grazie all’uso dei dati: monitoraggio delle vendite, prezzi dinamici e gestione ottimizzata delle scorte. Il sistema punta sul riuso di contenitori, barattoli e coperchi, e i clienti restituiscono direttamente alla macchina gli imballaggi, che sono quindi pronti per essere lavati e reimmessi nel ciclo.
Dietro Wonderbot e Alex in Wonderland, il catering che lo rifornisce, c’è Alexandra Jenkins, che, nel 2020, ha fondato il suo progetto gastronomico con una missione chiara: creare pasti nutrienti e onesti, buoni per le persone e per il pianeta. “Il sistema alimentare così com’è sfrutta sia le persone che le risorse naturali”, ha raccontato Jenkins a Materia Rinnovabile. "Wonderbot è nato per portare i valori della mia cucina su scala più ampia, rendendoli accessibili anche a chi non ha tempo per cucinare o grandi risorse economiche.”
Alex in Wonderland collabora con agricoltori locali e fornitori sostenibili, come DeGrow Lab, produttore di kombucha artigianale, puntando su filiere trasparenti con l’obiettivo dichiarato di sostenere la salute del suolo, le comunità locali e la stagionalità.
Secondo Jenkins, la tecnologia è uno strumento chiave per ampliare l’impatto e mantenere un servizio attivo 24 ore su 24: “Crediamo in un mondo in cui tutti abbiano accesso a cibo sano, gli agricoltori vengano pagati in modo equo e le pratiche siano rigenerative. Vogliamo dimostrare che un altro modello è possibile”.
Prezzi e accessibilità
I pasti Wonderbot sono modulari e pensati per essere combinati in base alle esigenze nutrizionali e di gusto. I prezzi variano dai 4,50 ai 12 euro a porzione, con sconti dedicati agli studenti nelle sedi universitarie. Jenkins riconosce che l’accessibilità economica resta una sfida aperta, ma ritiene che collaborazioni con istituzioni pubbliche, fornitori e partner tecnologici possano contribuire a ridurre i costi nel tempo.
Attualmente Wonderbot è disponibile in versione pilota presso la biblioteca universitaria di Amsterdam, mentre il primo distributore pubblico è stato installato a Westerpark a metà marzo 2026. Ogni nuova macchina è pensata come un piccolo hub di alimentazione sostenibile, capace di trasformare spazi urbani, uffici e campus in punti di accesso a cibo più sano e responsabile.
Distributori automatici: uno sguardo critico sulla qualità del cibo
I distributori automatici di cibo e bevande, da sempre percepiti come comodi e rapidi, sono spesso anche una fonte di scelte alimentari poco salutari. Numerosi studi scientifici condotti in contesti universitari e urbani mostrano che l’offerta di snack e bevande automatiche è prevalentemente composta da prodotti ad alto contenuto di zuccheri, grassi e calorie, con scarso valore nutrizionale. Questi risultati contribuiscono a delineare un quadro in cui i distributori automatici non solo riflettono l’ambiente alimentare, ma possono influenzare negativamente le abitudini alimentari di chi li usa.
Un audit condotto in Australia su 61 distributori universitari ha evidenziato che il 95% degli snack e il 49% delle bevande erano meno salutari secondo criteri nutrizionali standard, con elevati livelli di grassi saturi e sodio, e bassi livelli di fibre, con ricadute negative sulle scelte alimentari degli studenti.
Negli Emirati Arabi Uniti, un’altra ricerca su quattro campus universitari ha analizzato 55 distributori e 57 prodotti, rilevando che la maggior parte degli alimenti era ricca di calorie, zuccheri e grassi saturi, con scarsi nutrienti essenziali. Nessuna delle bevande soddisfaceva i criteri per essere considerata salutare.
Comportamenti e scelte alimentari
Se l’offerta di cibo spazzatura nei distributori automatici è assodata, uno studio statunitense, a Philadelphia, ha sperimentato diverse strategie di etichettatura su 267 distributori: etichette a semaforo, indicazioni caloriche e poster informativi. Etichette chiare e semaforiche hanno ridotto l’acquisto di bevande meno salutari, mentre sugli snack l’effetto era più limitato. Se informazione e design possono influenzare le scelte alimentari, l’offerta rimane determinante.
Tuttavia, non è solo l’offerta a influenzare le scelte, ma anche il modo in cui le persone percepiscono e interagiscono con i distributori. Uno studio condotto tra studenti delle scuole secondarie di Alberta, in Canada, ha mostrato che la semplice presenza di distributori automatici e di loghi di cibo e bevande nei siti scolastici è associata a un maggiore consumo di snack salati, suggerendo che l’ambiente fisico e simbolico può incoraggiare la frequenza di acquisto e consumo di alimenti meno salutari tra gli adolescenti.
In Italia, una recente analisi di oltre 13.000 transazioni in distributori automatici di università marchigiane ha mostrato che fattori contestuali e decisionali influenzano la scelta tra alimenti meno salutari e più salutari: la familiarità con un prodotto e il prezzo tendono ad aumentare la probabilità di scegliere un alimento meno sano, mentre la posizione fisica degli articoli nel distributore può spingere verso scelte migliori (per esempio posizionare opzioni più sane in alto o a destra aumenta la loro selezione). Anche l’ambiente in cui è collocato il distributore, ad esempio università o luoghi di lavoro, modula queste dinamiche: in contesti ad alto stress come gli ospedali, si osserva una maggiore propensione verso alimenti meno salutari, mentre in ambienti professionali si rileva una spinta verso scelte percepite come più sane.
In questo contesto, se il connubio tra distributori automatici e junk food è un fenomeno globale, Wonderbot rappresenta un esperimento concreto di come design, tecnologia e cucina possano convergere per risolvere una cruciale sfida sociale e ambientale.
In copertina: foto di Dia Dresden
