Sotto un cielo grigio e un vento sferzante, Materia Rinnovabile ha attraversato i padiglioni di Vinitaly, la manifestazione simbolo dell’eccellenza vitivinicola italiana che si è conclusa il 15 aprile. Tra stand regionali, associazioni di categoria e cantine storiche, emerge con forza una narrazione che tiene insieme tradizione secolare e nuove traiettorie produttive. Non manca uno spazio dedicato ai vini biologici e al segmento NoLo (no e low alcohol), anche se ancora marginale rispetto al cuore della produzione nazionale.

Un settore in trasformazione che allarga gli orizzonti

Il mondo del vino italiano si trova oggi a un crocevia: da un lato la difesa delle denominazioni e dei diritti di impianto – tema centrale per organizzazioni come COPAGRI, soprattutto in relazione al Prosecco e ad altri vitigni strategici – dall’altro una crescente spinta verso sostenibilità, innovazione e apertura ai mercati globali.

In questo contesto, realtà come la Cantina sociale Orsogna rappresentano un modello interessante: 400 soci, conduzione familiare e una viticoltura completamente biologica e biodinamica. Un’esperienza che ha ricevuto anche riconoscimenti internazionali, come dimostrano le etichette che hanno vinto il “Sakura Japan Women’s wine Awards”, a testimonianza di un interesse globale verso pratiche agricole più rispettose.

Tra le certificazioni iniziano a vedersi anche le B Corp

Accanto alle certificazioni storiche di settore, iniziano a emergere con sempre maggiore frequenza le B Corp. Un esempio significativo è Avignonesi, certificata dal 2021, che ha fatto della biodinamica e della responsabilità sociale un pilastro identitario. L’approccio è sistemico: colture di sovescio, vendemmie anticipate in base alle condizioni climatiche, attenzione al benessere dei lavoratori e una visione dell’azienda come custode del paesaggio.

Anche altre aziende si muovono in questa direzione. Cielo e Terra, ad esempio, sta rafforzando il proprio posizionamento sostenibile, investendo anche nel recupero di luoghi storici per ridargli nuova vita e restituirli alla comunità. Mentre realtà come La Cappuccina raccontano una transizione storica. L’azienda è certificata biologica dal 1991, quando è nata la certificazione, e oggi procede fedele al suo impegno migliorando sempre di più. Ad esempio, oggi utilizza energia fotovoltaica (fino al 90% autosufficiente) e punta su bottiglie leggere per un minore impatto, apprezzate soprattutto nei mercati del Nord Europa.

Innovazione tra prodotto e packaging

Vinitaly è anche laboratorio di sperimentazione. È il caso di Komwine, che propone una kombucha a base di mosto d’uva, declinata in quattro varianti. Interessante anche l’uso del mosto congelato, da scongelare secondo necessità per ottimizzare la produzione.

Sul fronte dei materiali, emergono soluzioni innovative come quelle di Zeropack, che sviluppa clip e componenti per vigneti in PHA, un polimero naturale derivato da fermentazione microbica. Un materiale con caratteristiche simili alla plastica, ma completamente biodegradabile: si trasforma infatti in CO₂, acqua e biomassa. Scoperto negli anni Sessanta, oggi trova nuove applicazioni su scala industriale.

Anche il packaging evolve: progetti come Idea Pack puntano su confezioni riutilizzabili, mentre tappi in bioplastica (come quelli Nomacorc) e soluzioni sostenibili (come quelle di Amorim) si diffondono sempre più.

Nuove generazioni e protagonismo femminile

Un segnale forte arriva dal progetto SBarbatelle, che nel 2024 ha riunito 150 produttrici under 40 da tutta Italia. Tra queste, Carolina Bertoli della cantina Fratelli Bernini porta avanti con la madre l’eredità del nonno, con una viticoltura a basso impatto: lavorazioni manuali, lotta integrata senza chimica, basso contenuto di solfiti.

Il tema della parità di genere resta aperto: le difficoltà si concentrano soprattutto nella fase commerciale, ma, come sottolineano alcune produttrici, è il vino a parlare. Una tradizione che affonda le radici nella storia, dalle vedove che hanno guidato grandi maison, come Veuve Clicquot, fino a realtà contemporanee come Donnafugata.

Il respiro internazionale

L’export resta centrale: molte aziende realizzano fino al 70% del fatturato all’estero. I mercati più sensibili alla sostenibilità, come Scandinavia e Germania, premiano pratiche biologiche e packaging leggero. Ma crescono anche nuove destinazioni, dal Sud America all’India, fino alla Cina.

La vocazione globale di Vinitaly si conferma anche nei numeri: oltre mille top buyer provenienti da più di settanta paesi, selezionati e ospitati in collaborazione con ITA Agenzia, insieme a numerosi altri operatori profilati. Una presenza che testimonia la capacità della manifestazione di attrarre una domanda altamente qualificata e di rappresentare in modo efficace i principali mercati di riferimento. Accanto ai mercati consolidati – come Stati Uniti, Canada ed Europa – emergono con forza nuove aree ad alto potenziale, tra cui i paesi del Mercosur, tra cui il Brasile, ma anche India, Australia e Africa. Un ecosistema dinamico che contribuisce a generare nuove relazioni commerciali e ad aprire ulteriori opportunità di sviluppo per il vino italiano nel mondo.

Focus Sicilia: tra cultura e visione

Spicca per organizzazione ed esposizione il padiglione della Sicilia, che si distingue non solo per la qualità dei vini ma anche per l’esperienza offerta. Più di un semplice spazio espositivo: un vero e proprio percorso culturale, tra installazioni artistiche, degustazioni e narrazioni storiche.

Qui il vino diventa racconto identitario, capace di unire tradizione e contemporaneità. Iniziative come SOS-Tain testimoniano un impegno crescente verso la sostenibilità regionale, mentre eventi in programma nei prossimi mesi rafforzeranno ulteriormente il posizionamento internazionale dell’isola.

 

In copertina: foto di Michela Seresini