Tre milioni e mezzo di auto spariscono ogni anno dalle strade dell'Unione Europea senza una destinazione tracciabile. È la stima che la Commissione ha posto al centro della propria proposta sul nuovo regolamento End-of-Life Vehicles: veicoli che lasciano i registri di immatricolazione ma non entrano nel circuito ufficiale di trattamento, esportati senza controlli, demoliti in impianti irregolari o smaltiti illegalmente in paesi terzi. Su questo perimetro grigio, in larga parte, si gioca la riforma europea attesa entro l'estate. Ed è nello stesso varco normativo che si colloca la nascita di ELV Italia, primo consorzio nazionale dedicato alla gestione dei veicoli fuori uso in chiave di responsabilità estesa del produttore, fondato a Roma il 21 maggio.
Il regolamento che cambia il perimetro
L'iter europeo è entrato nella sua fase conclusiva. Dopo tre round negoziali tra Parlamento, Consiglio e Commissione − l'ultimo chiuso l'11 dicembre 2025 − le commissioni ambiente (ENVI) e mercato interno (IMCO) del Parlamento europeo hanno confermato il testo provvisorio il 25 febbraio scorso con 96 voti favorevoli, 20 contrari e 4 astensioni. L’approvazione definitiva dovrebbe arrivare entro la fine di giugno. Da quel momento partirà un periodo transitorio di ventiquattro mesi al termine del quale verrà abrogata la Direttiva 2000/53/CE, in vigore da un quarto di secolo.
Il passaggio da direttiva a regolamento è una scelta politica oltre che formale: l'applicazione diretta in tutti gli stati membri riduce drasticamente lo spazio di adattamento nazionale. I contenuti riflettono l'agenda della Commissione su materie prime critiche e autonomia industriale. La quota di plastica riciclata nei veicoli di nuova immatricolazione dovrà raggiungere il 25% entro il 2036, di cui un quinto proveniente da veicoli fuori uso. Lo smantellamento selettivo per il recupero di terre rare e magneti permanenti diventerà obbligatorio prima della triturazione, una mossa orientata a ridurre la dipendenza dalla raffinazione cinese. Il principio End of Waste introduce criteri più stringenti per distinguere un veicolo usato − esportabile − da un veicolo fuori uso, che resta vincolato al circuito europeo di trattamento.
L'Italia al limite del target
Sul fronte interno, i dati ISPRA aggiornati al 2023 fotografano una filiera che regge i numeri ma fatica ad andare oltre. Il tasso di reimpiego e riciclo si è attestato all'85,8% del peso medio del veicolo, sopra l'obiettivo dell'85% fissato dall'articolo 7, comma 2 del decreto legislativo 209/2003 e atteso per il 2015. Il recupero totale, però, si ferma allo stesso 86%, lontano dal target del 95% previsto dalla stessa norma. La ragione è strutturale: l'Italia non avvia a recupero energetico il fluff, il residuo leggero di rottamazione costituito prevalentemente da materiali organici a elevato potere calorifico, che continua a essere conferito in discarica. Negli altri stati membri il recupero energetico di questa frazione è prassi consolidata da anni.
Anche i volumi raccontano un settore in contrazione. Negli impianti di autodemolizione censiti dall'ISPRA sono state trattate poco più di 970.000 tonnellate di veicoli, il 4% in meno rispetto al 2022. Gli impianti operativi sono scesi da 1.448 a 1.418, ripartiti tra Nord (603), Sud (589) e Centro (226). Le cancellazioni dal Pubblico registro automobilistico sono crollate del 25%, in coda alla crisi internazionale dell'approvvigionamento di materie prime e ai ritardi nella consegna delle auto nuove che hanno trattenuto in strada veicoli che avrebbero dovuto entrare nella filiera del fine vita.
Un'infrastruttura già operativa
È in questo contesto che si inserisce ELV Italia. Il consorzio nasce all'interno dell'ecosistema dei Consorzi Cobat, attivi da decenni nelle principali filiere EPR italiane (RAEE, pile e accumulatori, pneumatici fuori uso) e raccoglie un'eredità operativa che ha già intercettato una quota significativa di produttori automotive attraverso Cobat RIPA, Cobat RAEE e Cobat Tyre. La governance dei flussi, la tracciabilità e la sostenibilità economica delle filiere complesse sono il terreno su cui il sistema consortile Cobat ha costruito un’infrastruttura consolidata, oggi riproposta al settore automotive in chiave anticipatoria e già attiva.
Una piattaforma digitale dedicata alla tracciabilità dei flussi consentirà alle case automobilistiche di monitorare i veicoli giunti a fine vita, seguire le fasi di trattamento e accedere a dati e report ambientali strutturati. Sul piano industriale, la rete degli autodemolitori Cyclus opera su scala nazionale e rappresenta il braccio operativo del sistema. Il consorzio si presenta con una doppia vocazione: soggetto operativo immediatamente attivabile e osservatore privilegiato della filiera nella sua transizione regolatoria.
"ELV Italia non è semplicemente un nuovo consorzio. È un passaggio che segnerà in modo concreto il modo in cui il settore automotive affronterà il fine vita dei veicoli nei prossimi anni", dichiara Claudio De Persio, presidente del consorzio. "Il contesto è chiaro: il nuovo regolamento europeo ELV cambierà profondamente il ruolo delle case automobilistiche. Non c'è dubbio che la trasformazione avverrà, la differenza la farà la capacità di anticipare e intercettare il cambiamento." Sul fronte dei produttori, De Persio richiama una scelta di campo: "Ora si apre la fase più interessante. Quella in cui i produttori sceglieranno di partecipare alla costruzione del sistema, preferendo contribuire a definire le regole piuttosto che adattarsi a regole già definite".
La fase più interessante
Il regolamento europeo sposta il baricentro dalla rottamazione alla circolarità progettata. Tracciabilità lungo tutto il ciclo di vita, contenuti minimi di materiali secondari, recupero a monte delle materie prime critiche: la filiera italiana arriva all'appuntamento con il target di riciclo conseguito undici anni in ritardo, un fronte aperto sul recupero energetico del fluff fermo da vent'anni, e una parte non quantificabile di veicoli che sparisce prima ancora di entrare nel sistema. Con la nascita di ELV Italia il sistema Cobat prova a colmare in anticipo la distanza tra la fotografia attuale della filiera e ciò che il regolamento chiederà di documentare. La fase più interessante, per usare le parole di De Persio, si apre adesso.
In copertina: immagine Envato
