Meno di quindici minuti. Tanto è bastato all'Endangered Species Committee per decidere il destino delle specie marine presenti nel Golfo del Messico. Il comitato ha votato all'unanimità per esentare le attività di estrazione di petrolio e gas presenti nella zona dalle misure di protezione previste dall'Endangered Species Act (ESA), la legge federale statunitense a tutela delle specie in via di estinzione, aggirata in nome della sicurezza energetica del paese. Il comitato, nato per valutare in circostanze eccezionali le deroghe all'ESA, si era riunito solo tre volte da quando il Congresso aveva modificato la legge nel 1978.

Gli Stati Uniti sono oggi tra i primi produttori mondiali di petrolio e gas, con livelli record mai raggiunti nella storia. L'espansione dei combustibili fossili è uno dei pilastri dell'agenda energetica di questa seconda amministrazione Trump, sintetizzata nel celebre slogan "drill, baby, drill".

“L'estinzione è un prezzo inaccettabile da pagare in nome dell'opportunismo, soprattutto quando pratiche consolidate e di buon senso possono consentire la coesistenza tra lo sviluppo energetico e la tutela della fauna selvatica”, ha dichiarato Collin O'Mara, presidente e CEO della National Wildlife Federation. “Le specie in via di estinzione nel Golfo non ostacolano la nostra prontezza militare né le nostre posizioni strategiche, e permettere che vengano danneggiate non renderà più sicuri né i nostri soldati né la nostra nazione.” Tra le specie che subiranno le conseguenze peggiori c’è la  balenottera di Rice, cetaceo endemico del Golfo del Messico di cui sopravvivono meno di cento esemplari in tutto il mondo (solamente 51 secondo recenti studi scientifici), ora sull'orlo dell'estinzione.

Sicurezza nazionale o convenienza?

Per la prima volta in 53 anni, l'esenzione dall'ESA è stata concessa invocando ragioni di sicurezza nazionale, su richiesta del segretario alla difesa Pete Hegseth. Una giustificazione che affonda le radici nell'impennata dei prezzi dell'energia a seguito della guerra scatenata dagli stessi Stati Uniti e da Israele contro l'Iran. In risposta agli attacchi, iniziati lo scorso 28 febbraio, Teheran ha decretato la chiusura dello Stretto di Hormuz. Una mossa che ha bloccato il transito del 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto disponibili a livello mondiale, con ripercussioni importanti sui mercati energetici globali.

Il Golfo del Messico, che Trump ha tentato di ribattezzare Golfo d'America con un ordine esecutivo, contribuisce da solo a oltre il 10% del greggio estratto ogni anno nel paese (oltre a una piccola parte di gas). E l'ESA non ha mai impedito le attività nell’area. La legge non vieta le trivellazioni, ma impone semplicemente alle aziende di adottare precauzioni per non danneggiare le specie che vivono in quelle acque. Un vincolo che le stesse compagnie petrolifere, davanti a un tribunale federale, hanno ammesso non ostacolare in alcun modo le loro operazioni.

La decisione, però, non riguarda soltanto le balene. Sul tavolo c'è il futuro di numerose specie vulnerabili: uccelli, tartarughe marine e altre creature, oltre alle comunità costiere che dipendono (anche economicamente) dal benessere di quegli stessi ecosistemi. Tutte sacrificate in nome degli interessi energetici da quella Commissione che, non a caso, viene soprannominata "God Squad", perché ha il potere di decidere quali specie vivranno e quali no. Una scelta che le organizzazioni ambientaliste hanno già definito illegale e che intendono sfidare nelle aule dei tribunali.

"Questa azione amorale di Pete Hegseth e degli scagnozzi di Trump è tanto orribile quanto illegale, e la rovesceremo in tribunale", ha dichiarato Brett Hartl, direttore degli affari governativi del Center for Biological Diversity. “Gli americani si oppongono in maniera schiacciante al sacrificio di balene in via d'estinzione e di altri animali marini per arricchire ulteriormente l'industria dei combustibili fossili. Questo non ha nulla a che fare con la sicurezza nazionale e tutto a che fare con Trump e i suoi lacchè che si inchinano ai signori del petrolio."

Gli fa eco anche Earthjustice, organizzazione non profit che si occupa di diritto ambientale. “Il Segretario Hegseth e il suo Comitato dell'estinzione sostengono che questo taglierà i costi per gli americani già messi a dura prova dai prezzi del carburante, ma le comunità del Golfo sanno bene cosa porterà davvero la trivellazione senza freni: devastanti fuoriuscite di petrolio e la distruzione degli ecosistemi e delle economie costiere”, commenta in una nota stampa Steve Mashuda, responsabile legale del Programma Oceani dell’organizzazione. “Earthjustice e i nostri partner ricorreranno ai tribunali per bloccare questo ordine illegale.”

 

In copertina: immagine Envato