Questo articolo fa parte del canale tematico The Social and Governance Observer, in collaborazione con Trentino Sviluppo. Iscriviti alla newsletter su LinkedIn

Nel 1935 il giovane imprenditore Mathias Gasser rileva una fabbrica di trasformazione frutta a Lana, in Alto Adige/Südtirol, e le dà nuova vita: nasce così Menz&Gasser, inizialmente specializzata nella produzione di composte di mela. Novant’anni dopo, quell’azienda familiare è una realtà internazionale, con più siti produttivi, anche all’estero, che esporta confetture e semilavorati di frutta e verdura in oltre settanta paesi.

Un’evoluzione che ha visto la sostenibilità entrare progressivamente nel modello di business, fino a diventare una priorità strategica, che coinvolge direttamente gli oltre 750 collaboratori e collaboratrici del gruppo. Proprio da loro, durante un workshop formativo dal titolo Spread The Change, è nata la filosofia aziendale: “Siamo persone che, dalla forza delle proprie radici, si impegnano a trasformare con cura i frutti del futuro”.

Sostenibilità come modo di fare impresa

Menz&Gasser, attualmente guidata da Matthias Gasser, nipote del fondatore, è un gruppo da 300 milioni di euro di fatturato (al 2025), che offre oltre 2.500 referenze e più di 70 formati a una clientela diversificata, dalla GDO al comparto Ho.Re.Ca., dalla pasticceria all’industria alimentare. Conta tre stabilimenti: oltre all’headquarter di Novaledo (Trento), dove l’attività è stata trasferita negli anni Settanta, a Kuala Lumpur, in Malaysia, dove nel 2016 è nata Menz&Gasser Asia, che ha segnato l’ingresso nel mercato asiatico con prodotti dedicati. Nel 2020, con l’acquisizione dello stabilimento di Sanguinetto (Verona), l’azienda è entrata anche nel segmento dei prodotti salati.

“La sostenibilità non è solo un fine, ma un modo di fare impresa: significa svolgere un ruolo sociale attivo all’interno della propria comunità, garantire il benessere delle persone e impegnarsi per difendere l’ambiente con azioni concrete”, ci spiega Elena Denicolò, responsabile sostenibilità Menz&Gasser.

Attenzione al consumo di energia e acqua

Il percorso ESG, che ha portato ad avere oggi un ufficio sostenibilità e un ufficio energia, ha radici precise. “Il primo momento chiave è stato il 2009, con l’introduzione di un impianto a biogas cogenerativo: da lì è iniziata la nostra transizione energetica”, prosegue Elena Denicolò. Negli anni successivi il sistema si è ampliato con pannelli fotovoltaici e un impianto a biomassa nel 2016, fino ai più complessi progetti attuali. Tra questi, un’iniziativa sperimentale nello stabilimento veneto di Sanguinetto, basata su una logica di filiera locale: "Realizzeremo un impianto alimentato da ramaglia e sottoprodotti ortofrutticoli del territorio, creando un sistema di economia circolare. L’idea è anche restituire al territorio le ceneri come ammendante per l’agricoltura e il giardinaggio”.

Non solo: in Friuli-Venezia Giulia è in fase di sviluppo un progetto agrivoltaico, su terreni di proprietà della famiglia Gasser, che integra produzione energetica e coltivazione di frutti di bosco, basilico, frumento e nocciole. “Avere maggiore autonomia energetica significa anche maggiore stabilità economica, con benefici anche sociali, che vanno oltre la tutela ambientale: le risorse risparmiate possono essere reinvestite in azienda, a favore del benessere delle persone.”

Accanto all’energia, è centrale anche la gestione sostenibile delle risorse idriche. “Oltre ad avere già due pozzi indipendenti e un sistema a circuito chiuso, stiamo implementando un progetto di water reuse: l’acqua viene trattata fino a tornare potabile ed è quindi riutilizzabile, anche per la produzione. Per massima cautela, però, noi preferiamo utilizzarla solo per servizi ausiliari, come raffreddamento e pulizie.”

Una filiera più resiliente e trasparente

Con oltre centomila tonnellate di prodotto lavorato ogni anno, assicurarsi una costante fornitura di frutta per Menz&Gasser è essenziale. “L’approvvigionamento è globale e segue la stagionalità. Di fronte alle crescenti variabili legate al cambiamento climatico, abbiamo avviato una ricerca per mappare i rischi legati alla disponibilità delle materie prime nei diversi paesi del mondo e comprendere meglio le vulnerabilità”.

Proprio la filiera rappresenta una delle sfide più articolate. “Stiamo misurando l’impatto con uno studio di carbon footprint di prodotto, ma uscire dai confini aziendali significa affrontare complessità legate alla qualità e disponibilità dei dati”. Un percorso avviato anche in risposta alle richieste dei clienti: “Oggi i partner chiedono sempre più trasparenza: noi favoriamo il coinvolgimento dei fornitori e lo sviluppo di una cultura condivisa”.

Sul fronte dell’economia circolare il principio è chiaro: “In azienda l’idea di scarto non esiste: i prodotti non più vendibili, ma assolutamente edibili, vengono destinati alla beneficenza, in caso contrario, vengono trasformati in sottoprodotti per produrre energia, fertilizzanti o mangimi”.

Equità e benessere per le persone

Il fattore social dei pilastri ESG si declina in iniziative rivolte al welfare e al benessere del personale. Tra queste, la mobilità sostenibile: “Abbiamo contribuito all’acquisto di biciclette elettriche per chi vive entro 15 km dall’azienda, agevolando gli spostamenti casa-lavoro. Di pari passo la sede si è dotata di colonnine di ricarica bici e auto elettriche”.

Per favorire il cambiamento è stato creato un team ESG trasversale: “Un gruppo eterogeneo di persone, appartenenti a uffici diversi, unite dall’obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità”.

Per quanto riguarda la formazione, accanto ai corsi tecnici, l’azienda offre anche esperienze più trasversali, per esempio laboratori di pasticceria e attività sportive, come la squadra di dragon boat femminile o il running club. “Questi momenti aiutano a creare connessioni tra reparti diversi: persone che normalmente non interagiscono si trovano a condividere esperienze, aumentando la coesione del team.” Tra gli obiettivi futuri, quello di ottenere la certificazione per la parità di genere, che si affiancherebbe ad altre certificazioni di prodotto e di processo già disponibili, tra cui IFS, FSSC e ISO 140001:2015.

Verso i progetti futuri

Sul piano della governance, infine, l’azienda ha introdotto un codice etico e sta lavorando a un codice di condotta per i fornitori. “Dichiarare i nostri princìpi è fondamentale: significa definire come vogliamo operare”, conclude Elena Denicolò. Il percorso ha portato anche al primo report di sostenibilità, redatto su base volontaria secondo gli standard ESRS, ma, soprattutto, la sostenibilità è stata integrata nei processi decisionali: “Abbiamo un mandato chiaro: ogni nuovo progetto deve considerare anche il suo impatto ambientale e sociale”.

 

In copertina: lo stabilimento trentino di Menz&Gasser