Questo articolo fa parte del canale tematico The Social and Governance Observer, in collaborazione con Trentino Sviluppo. Iscriviti alla newsletter su LinkedIn
Lo spreco è uno dei paradossi più evidenti del sistema agroalimentare contemporaneo: lungo tutta la filiera si generano eccedenze, dai campi agricoli ai supermercati, dalla ristorazione alle mense, mentre circa 60 milioni di persone in Europa vivono in condizioni di incertezza alimentare. In questo spazio si inserisce l’attività di Shair Tech, realtà fondata da Adolfo Villafiorita e Michele Bof nel 2021 come startup innovativa a vocazione sociale. Cresciuta nell’Hub Innovazione Trentino, oggi l’azienda conta tre persone – oltre ai due soci fondatori, anche un dipendente – ed è operativa in diversi paesi europei, tra cui Italia, Romania, Austria e Moldova, mentre si prepara al debutto in Slovacchia nel 2027.
Shair Tech ha fatto della tecnologia uno strumento per portare cibo a chi ne ha bisogno, attraverso la piattaforma web BringTheFood. “Aiutiamo gli enti del terzo settore a recuperare le eccedenze e a tenerne traccia, semplificando tutta la gestione, dalla segnalazione delle disponibilità alimentari fino alla consegna al beneficiario finale”, ci racconta Adolfo Villafiorita.
Dove nasce lo spreco alimentare
Come nascono le eccedenze? I fattori sono diversi. “Nel sistema agroalimentare la produzione richiede tempi lunghi, per cui è difficile applicare modelli come il just-in-time. Chi coltiva pomodori, per esempio, non può prevedere con mesi di anticipo quale sarà la domanda”, spiega Villafiorita. A questo si aggiungono la variabilità delle condizioni atmosferiche, le oscillazioni del mercato e la complessità della filiera.
Le eccedenze così generate, però, non sono tutte uguali. “Il settore primario produce grandi quantità di prodotti freschi che, da un lato, hanno una durata maggiore, ma dall’altro sono più difficili da canalizzare, proprio per i volumi elevati. La ristorazione, invece, genera piccole quantità di cibo, spesso già cotto, che va distribuito in tempi molto rapidi.”
Ancora diverso è il caso della grande distribuzione, che negli ultimi anni ha introdotto strategie per mantenere i prodotti in vendita fino all’ultimo, dagli sconti alle box con merce in scadenza: anche in questo caso, quindi, le eccedenze devono essere gestite velocemente.
Come funziona BringTheFood
La tecnologia aiuta a mettere ordine in una rete frammentata. “BringTheFood permette di coordinare il lavoro di diversi enti, cosicché in molti possano accedere a grandi quantità di prodotto, ognuno per la propria parte.”
Due le modalità principali di utilizzo della piattaforma. La prima è quella della rendicontazione: gli enti la utilizzano come un gestionale, inserendo i dati sui prodotti recuperati e sui destinatari. “In questo modo riusciamo a seguire il percorso delle donazioni fino alla destinazione finale, che può essere una mensa caritatevole, una casa rifugio o la singola persona”.
La seconda è organizzativa: i donatori segnalano la disponibilità di eccedenze e gli enti intervengono sapendo già dove andare e cosa recuperare. “Questo consente una reale ottimizzazione del processo, sia in termini di tempo sia di logistica.” La piattaforma genera inoltre la documentazione necessaria, alleggerendo il lavoro degli operatori.
Dalla tracciabilità agli impatti
La tracciabilità è uno degli elementi centrali. “Finora abbiamo registrato oltre 74 milioni di chilogrammi di beni transitati attraverso la piattaforma, un dato aggiornato quotidianamente”, sottolinea Villafiorita.
A questi volumi sono legati gli impatti ambientali e sociali: meno sprechi significa dare valore alle risorse ambientali utilizzate per la produzione dei beni alimentari per chi ne ha bisogno. Secondo calcoli della piattaforma, infatti, i beni recuperati hanno un valore ambientale di circa 170 milioni di kg di CO₂ equivalente e corrispondono a 148 milioni di pasti. “Noi però non gestiamo direttamente la rete di recupero: quei dati rappresentano l’attività degli enti che usano la piattaforma. Noi forniamo lo strumento, che consente di recuperare meglio, ma il lavoro è loro.”
In Italia l’applicazione è utilizzata dalla Fondazione Banco Alimentare e da diverse reti territoriali. Tra i progetti più rilevanti c’è quello con il comune di Milano, nell’ambito della Food Policy cittadina: “Siamo l’applicazione di riferimento per la raccolta delle eccedenze, in un progetto che coinvolge diversi enti del terzo settore”. È in avvio anche una collaborazione con il comune di Torino, focalizzata sulla distribuzione alle persone in difficoltà e sul coordinamento tra più organizzazioni.
Sul piano normativo “la legge Gadda ha favorito il recupero delle eccedenze, garantendo benefici fiscali ai donatori e semplificando le attività gestionali”, spiega Villafiorita. Resta però una questione aperta: “Negli ultimi anni la donazione è diventata meno interessante per alcune aziende, che spingono la vendita della merce fino a ridosso della scadenza. Non è detto però che questa scelta sia davvero più conveniente”.
Promuovere un sistema più sostenibile
Accanto alla piattaforma, Shair Tech si occupa anche di formazione e consulenza. Ha sviluppato progetti di sensibilizzazione nelle scuole e condotto, insieme a Risto3 e Banco Alimentare Trentino-Alto Adige, attività di monitoraggio nelle mense universitarie, con l’obiettivo di ridurre lo spreco evitabile e aumentare le donazioni.
L’azienda ha inoltre sviluppato GasAPP, un’applicazione per la gestione dei gruppi di acquisto solidale, che ha già movimentato circa 200.000 euro di acquisti. Un insieme di iniziative che riflette un approccio integrato: prevenzione e recupero non sono alternative, ma due leve complementari. In questo contesto, la tecnologia diventa uno strumento abilitante, capace di supportare il lavoro delle reti territoriali.
In copertina: immagine Envato
