Lo storico Palazzo Ducale di Genova si è trasformato a fine gennaio in un laboratorio vivente per il futuro dell’azione a favore dell’oceano, con The Ocean Race Summit Genova: Nudging the New Ocean Society, che ha radunato oltre duecento tra decisori politici, giovani attivisti, scienziati, velisti e creativi, che si sono confrontati in un formato fortemente interattivo sullo stato di salute dei mari e sulle leve economiche, sociali e culturali necessarie per proteggerli.

Con l’obiettivo di allontanarsi dal modello tradizionale di conferenza, il summit ha voluto puntare su sondaggi in tempo reale, dialoghi aperti e co-creazione di idee, mettendo al centro il coinvolgimento delle nuove generazioni. La stessa Genova non è stata una semplice cornice.

Ospitando due edizioni degli Ocean Race Summits, il gran finale dell’edizione 2021 di The Ocean Race Europe, l’arrivo dell’ultima regata intorno al mondo nel 2023 e l’ultima tappa di The Ocean Race Europe 2025, la città si è affermata come hub europeo della cosiddetta economia blu. Un settore che, secondo le stime della Commissione europea, vale oltre 750 miliardi di euro l’anno e impiega più di 4 milioni di persone, con un potenziale di crescita legato a innovazione, ricerca e sostenibilità.

La sindaca Silvia Salis ha sottolineato il valore strategico di questo legame: “L’oceano fa parte della nostra eredità ed è centrale anche per il nostro futuro: come città, vediamo l’economia blu come un motore strategico di sviluppo sostenibile, innovazione e opportunità”. Un approccio che tiene insieme competitività e tutela ambientale, ricordando come “parlare di mare significa anche assumersi la responsabilità di proteggerlo. In un’epoca segnata dal cambiamento climatico e dalla crisi ambientale, eventi come The Ocean Race ci ricordano che non può esistere vero sviluppo senza rispetto per la natura. Proteggere gli ecosistemi marini, combattere l’inquinamento da plastica e promuovere un uso responsabile delle risorse marine non sono solo obiettivi ambientali, ma scelte civiche, culturali ed economiche che plasmeranno il futuro della nostra città costiera e del pianeta stesso”.

Sport, scienza e governance per la tutela degli oceani

Il Summit si inserisce nella traiettoria evolutiva di The Ocean Race, nata nel 1973 come competizione velica e oggi piattaforma globale per la scienza dell’oceano, l’advocacy e l’innovazione. Dal punto di vista scientifico, il Summit ha offerto un quadro aggiornato dello stato dei mari. La biologa marina Mariasole Bianco, presidente di Worldrise, ha ricordato che l’oceano assorbe oltre il 90% del calore in eccesso generato dal cambiamento climatico e circa il 30% delle emissioni globali di CO₂, pagando però un prezzo elevato in termini di acidificazione, perdita di biodiversità e degrado degli ecosistemi. Allo stesso tempo, ha aperto uno spiraglio di ottimismo: “Abbiamo motivi per sperare: il Trattato sull’alto mare è finalmente entrato in vigore… Per la prima volta nella storia, abbiamo strumenti giuridici per proteggere le acque oceaniche al di là delle giurisdizioni nazionali”.

Giovani, capitale umano e nuova società dell’oceano

Uno dei messaggi più forti emersi dal Summit riguarda il ruolo dei giovani come capitale umano della transizione blu. Con questa base, i panel interattivi hanno voluto ribaltare la dinamica tradizionale del confronto, favorendo un dialogo bidirezionale tra istituzioni e nuove generazioni su alfabetizzazione oceanica, conservazione e politiche pubbliche. Secondo Marco Bucci, presidente della regione Liguria, “sport e tutela dell’ambiente non possono essere separati”, e investire in educazione significa garantire continuità alle strategie di protezione, sottolineando “il dovere di lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato”.

La voce degli studenti ha reso evidente una domanda di responsabilità reale.  “In un contesto globale segnato da divisioni e polarizzazione, l’educazione può essere il ponte che ci unisce attorno a sfide comuni come la sostenibilità”, ha dichiarato Ettore Trillo, rappresentante del Liceo Deledda, richiamando l’urgenza di spazi decisionali inclusivi. “Essere qui insieme, giovani ed esperti, a parlare di oceano fa già parte della costruzione di questa prospettiva. Ma dobbiamo anche essere organizzatori, parte della conversazione e destinatari di una reale responsabilità nei processi decisionali. Dei giovani ci si può fidare: possiamo parlare con onestà e mettere in discussione approcci esistenti.  Non si tratta solo di dare ai giovani un posto sulla barca, si tratta di darci un ruolo nell’equipaggio.”

Il Summit si è chiuso quindi con un invito all’azione concreta attraverso gli Ocean Action Pledges, ribadendo che costruire una “nuova società dell’oceano” richiede un impegno trasversale. Dalla politica alla scienza, dall’economia alla creatività, il mare è emerso infine non solo come ecosistema da proteggere, ma come infrastruttura strategica per uno sviluppo sostenibile di lungo periodo.

 

In copertina: foto di repertorio di Adil Benayache, Agenzia IPA