I boschi non rappresentano più soltanto un patrimonio naturale da preservare o una risorsa fondamentale per contrastare il cambiamento climatico: per gli italiani stanno diventando un elemento essenziale del benessere psicofisico, un luogo capace di migliorare la qualità della vita e di rafforzare il rapporto con l'ambiente. È quanto emerge dalla ricerca realizzata dall'Università degli Studi di Bari Aldo Moro nell'ambito del progetto #RigeneraBoschi di Sorgenia, recentemente pubblicata sulla rivista scientifica internazionale iForest – Biogeosciences and Forestry, entrando ufficialmente nella letteratura scientifica internazionale dedicata agli ecosistemi forestali.

Lo studio, che ha coinvolto 2.193 cittadine e cittadini distribuiti in tutte le venti regioni italiane tra maggio e luglio 2025, rappresenta una delle più ampie indagini nazionali dedicate alla percezione pubblica delle foreste nel periodo successivo alla pandemia. La pubblicazione sulla rivista della Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale certifica la solidità metodologica della ricerca e mette i risultati a disposizione di ricercatori, amministrazioni pubbliche e decisori politici interessati a comprendere il valore sociale, culturale e psicologico delle foreste.

“I nostri risultati diventano parte della letteratura forestale internazionale”, spiega Giovanni Sanesi, docente dell'Università di Bari e responsabile scientifico dello studio. “Il processo per la pubblicazione al quale è stata sottoposta la ricerca ha verificato il disegno dello studio e la robustezza del campione. La pubblicazione apre la strada a confronti e a comparazioni internazionali in un ambito di studio innovativo e con ampie prospettive di crescita nel prossimo futuro.”

Dalla crisi climatica al bisogno di natura

L'indagine evidenzia un cambiamento profondo nel modo in cui gli italiani guardano ai boschi. Se in passato l'attenzione era concentrata soprattutto sulle funzioni ecologiche e produttive delle foreste, oggi assumono un peso crescente i benefici immateriali, legati al benessere, alla salute mentale e alla qualità della vita. I ricercatori parlano di un vero e proprio "bisogno attivo di natura", emerso con forza dopo l'esperienza della pandemia e legato più alla qualità dell'esperienza vissuta nel bosco che alla semplice frequenza delle visite.

Le analisi statistiche mostrano infatti che il bisogno di natura è maggiormente correlato alla percezione del benessere generato dalle foreste piuttosto che al numero di visite effettuate. In altre parole, ciò che conta non è soltanto trascorrere tempo nei boschi, ma il significato emotivo che quell'esperienza assume per le persone. Lo studio evidenzia inoltre come le donne presentino livelli mediamente più elevati di connessione con l'ambiente forestale e di percezione dei benefici psicologici derivanti dal contatto con la natura.

 La ricerca conferma anche l'elevata consapevolezza ambientale degli italiani. Il 94,6% delle persone intervistate riconosce infatti nelle foreste uno degli strumenti più efficaci per contrastare il cambiamento climatico e ridurre il rischio idrogeologico. Biodiversità, regolazione climatica, protezione del suolo e benessere umano risultano i servizi ecosistemici maggiormente apprezzati, mentre quelli legati alla produzione di legname o di altre risorse forestali vengono considerati secondari rispetto alle funzioni ambientali e sociali.

Permangono tuttavia alcune distorsioni percettive. Come già emerso in precedenti studi nazionali, gli italiani tendono a sovrastimare l'estensione delle superfici forestali, immaginando un patrimonio boschivo più ampio rispetto ai dati reali. Si tratta di un fenomeno che gli studiosi hanno riscontrato anche nel confronto con la ricerca realizzata prima della pandemia, segnale che la crescente sensibilità ambientale non coincide necessariamente con una conoscenza puntuale del territorio nazionale.

Più tecnologia e ricerca per proteggere le foreste

L'indagine mette inoltre in luce una forte preoccupazione per le principali minacce che gravano sugli ecosistemi forestali. Gli incendi boschivi sono indicati come il rischio più grave, seguiti dai cambiamenti climatici, dalla siccità, dalle attività illegali e dall'abbandono dei rifiuti, con differenze territoriali particolarmente marcate nel Mezzogiorno e nelle isole. Parallelamente cresce la domanda di informazioni scientifiche su biodiversità, gestione forestale e benefici sanitari delle foreste, mentre cittadini e intervistati dichiarano di preferire fonti istituzionali e scientifiche rispetto ai contenuti diffusi attraverso i social media.

Tra gli aspetti più curiosi emerge anche il rapporto fisico con il bosco: quasi un intervistato su due dichiara di aver abbracciato almeno una volta un albero, un gesto simbolico che gli autori interpretano come espressione di un bisogno concreto di connessione con gli ecosistemi naturali.

I risultati della ricerca rappresentano anche la base scientifica del progetto #RigeneraBoschi, che prosegue con il coordinamento del professor Giorgio Vacchiano dell'Università degli Studi di Milano. Attualmente il monitoraggio interessa cinque aree forestali distribuite tra Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Calabria e Basilicata.

Nei siti sono installati 36 dispositivi Tree Talker, sensori basati su tecnologia Internet of Things applicati direttamente ai tronchi degli alberi. Ogni ora gli strumenti raccolgono dati sull'accrescimento del diametro, sul flusso della linfa, sull'attività fotosintetica della chioma e sulla stabilità meccanica, consentendo di confrontare boschi gestiti secondo criteri di selvicoltura sostenibile con aree lasciate all'evoluzione naturale.

Accanto al monitoraggio scientifico riprenderanno nei prossimi mesi anche le attività di educazione ambientale rivolte alle scuole italiane, mentre il progetto estenderà il proprio raggio d'azione con l'inclusione di due nuove regioni del Centro-Sud. Un percorso che conferma come la tutela delle foreste non rappresenti soltanto una priorità ecologica, ma anche una questione sociale e culturale, sempre più centrale nelle strategie di adattamento climatico e di promozione del benessere collettivo.

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In copertina: immagine Envato