Agli agricoltori e ai proprietari terrieri che volontariamente decidono di chiudere gli allevamenti e cessare le coltivazioni, il governo danese offre un risarcimento per la perdita di reddito e un rimborso per investimenti nella rigenerazione del suolo. Non è utopia climatica, ma l’offerta di un progetto climatico che ambisce, entro il 2045, a tagliare le emissioni del sistema agroalimentare danese, ridurre l’inquinamento da fertilizzanti, piantare 250.000 ettari di foresta e convertire 140.000 ettari di terreni agricoli in zone umide e prati.
Mentre diversi paesi europei fanno retromarcia su alcuni pilastri del Green Deal per timore di perdere “competitività”, la Danimarca fa l’esatto contrario: incentiva la riduzione delle rese agricole, puntando sulla rigenerazione del suolo e degli ambienti acquatici. Inoltre, dal 2030 diventerà il primo paese al mondo a tassare le emissioni di gas serra del settore agricolo, incluso il metano rilasciato dalle flatulenze dei ruminanti.
Tutte queste misure sono parte dell’accordo Implementation of a Greener Denmark, firmato nel giugno del 2024 da quasi tutte le forze politiche (dai socialdemocratici fino ai conservatori) e il quale sono stati allocati 5,7 miliardi di euro. Secondo il ministro danese per la transizione ecologica Jeppe Bruus, il programma “trasformerà la natura del paese in un modo che non si vedeva dal 1864”, quando furono prosciugate le zone umide per aumentare la produzione agroalimentare.
"L'accordo definisce un'ambizione chiara e condivisa”, spiega a Materia Rinnovabile Nanna Devantier, consulente presso il Consiglio danese per l'agricoltura e l'alimentazione. “L’agricoltura deve ridurre il suo impatto climatico, l'ambiente acquatico deve migliorare, dobbiamo valorizzare di più la natura e, allo stesso tempo, la Danimarca deve continuare ad avere una produzione alimentare forte e competitiva.”
Produrre cibo più efficientemente
Attualmente gli allevamenti di bestiame e le colture (soprattutto cereali impiegati per nutrire gli animali) occupano il 61% della superficie totale della Danimarca. Oltre il 75% di questo territorio è utilizzato per produrre mangimi, principalmente per l'ingrasso dei suini: è il paese che ne alleva di più in Europa (11,5 milioni, quasi due per ogni abitante).
Secondo stime recenti rese pubbliche dal Consiglio danese per l'agricoltura e l'alimentazione, le aziende agricole sono tendenzialmente di grandi dimensioni, con una superficie media di 83 ettari, e producono abbastanza cibo per sfamare circa 15 milioni di persone. Il piano per una “Danimarca più verde” si basa sull’idea che il paese (di 5,8 milioni di residenti) possa mantenere gli attuali livelli di produzione ed esportazione, nonostante il programma di riconversione.
Secondo Torsten Hasforth, economista del think tank danese Concito, un output agricolo efficiente richiede una dieta più sostenibile, riducendo i prodotti animali, specie da ruminanti (bovini, ovini). “I consumatori possono guidare questa transizione scegliendo prodotti plant-based, ma servono incentivi e misure politiche, non si può fare affidamento alla sola responsabilità individuale”, scrive Hasforth.
Un altro miliardo di euro per soddisfare le richieste degli agricoltori
Anche secondo Nanna Devantier, questa transizione richiede investimenti in nuove tecnologie e un efficientamento della produttività. “Ma possiamo raggiungere gli obiettivi solo se i sistemi di compensazione saranno solidi e praticabili”, aggiunge.
Il 13 febbraio 2026, la Commissione europea ha approvato uno schema di aiuti di stato da 1,04 miliardi di euro (7,8 miliardi di corone danesi), una cifra che si aggiunge al Green Land Fund danese che dovrebbe aiutare a soddisfare le tante richieste di rimborso pervenute nei comuni. Precedentemente, secondo quanto riportato da Politiken, la somma proposta di 75.500 corone per ettaro era stata ritenuta troppo bassa da più parti, poiché il valore dei terreni agricoli diminuirebbe significativamente una volta convertiti in aree forestali.
Oltre allo schema di compensazione, anche l’intero gettito della carbon tax sarà reinvestito per incentivare gli operatori a ridurre le emissioni climalteranti e allo stesso tempo mantenere una sostenibilità economica.
In copertina: paesaggio danese, immagine Envato
