Alla Stazione Marittima di Napoli, dentro il Green Med Expo & Symposium, il Green Book 2026 di Utilitalia e Fondazione Utilitatis, presentato ieri, mercoledì 27 maggio, ha consegnato una fotografia nitida della gestione dei rifiuti urbani in Italia: la raccolta differenziata cresce, il riciclo effettivo migliora, ma la transizione circolare resta frenata da deficit impiantistici, frammentazione gestionale e forti divari territoriali.
La distanza tra raccolta e riciclo effettivo
Il rapporto annuale, realizzato in collaborazione con ISPRA, ENEA, CDC RAEE, Iren e alcune aziende associate a Utilitalia, parte da un dato nazionale: nel 2024 la produzione di rifiuti urbani ha superato i 29,9 milioni di tonnellate. La raccolta differenziata ha raggiunto il 68%, mentre il tasso di riciclo effettivo si è fermato al 52%. È nella distanza tra ciò che viene raccolto separatamente e ciò che diventa davvero nuova materia che si misura oggi la qualità della transizione.
Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, ha posto il tema della stabilità degli investimenti e del quadro regolatorio europeo, richiamando il rischio legato all’eventuale inclusione dei termovalorizzatori nel sistema ETS: “L’eventuale inclusione dei termovalorizzatori nel sistema ETS rischierebbe di generare ulteriori aggravi tariffari per comuni, cittadini e imprese, senza produrre benefici ambientali significativi, perché questi impianti trattano rifiuti non riciclabili e svolgono una funzione essenziale per la chiusura del ciclo”.
La sfida, dunque, non è più soltanto intercettare più rifiuti, ma trasformare quei flussi in recupero effettivo. Organico, carta, vetro, legno e plastica restano filiere decisive, ma con costi, qualità dei materiali e sbocchi di mercato molto diversi. In questo quadro, la responsabilità estesa del produttore, l’EPR, diventa una leva centrale per collegare progettazione dei beni, raccolta, trattamento e riciclo.
Il nodo degli impianti al Sud
Il focus più forte del rapporto è sul Mezzogiorno. Nel 2024 il Sud ha prodotto circa 9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e la raccolta differenziata è salita al 60%. Ma il dato positivo convive con una criticità strutturale: il 37% dei rifiuti urbani meridionali finisce ancora in discarica, contro una media nazionale del 15%.
La carenza di impianti costringe molti territori a esportare rifiuti verso il Centro-Nord, aumentando costi economici ed emissioni legate al trasporto. Secondo il Green Book, al 2035 nel Sud peninsulare e in Sicilia serviranno nuove capacità per il trattamento dell’organico e dell’indifferenziato residuo. Un deficit che pesa anche sulla TARI: al Sud è più alta della media nazionale e nettamente superiore a quella del Nord.
Il nodo impiantistico è tornato al centro del confronto politico, soprattutto sul ruolo dei termovalorizzatori. Silvia Fregolent, senatrice di Italia Viva, intervenuta durante i lavori, ha richiamato la necessità di superare le disomogeneità territoriali: “Alcune zone d’Italia sono infrastrutturate sui termovalorizzatori, altre non lo sono proprio: bisogna fare in modo che ci sia una maggiore omogeneità nel nostro paese. I termovalorizzatori non sono più i vecchi inceneritori: producono energia e, con un’unica soluzione, contribuiscono a risolvere il problema dei rifiuti e anche un pezzo del problema energetico”.
EPR, filiere e responsabilità dei produttori
Il settore, fanno notare i relatori, pesa sempre di più anche sul piano industriale. Nel 2024 ha raggiunto circa 19 miliardi di euro di fatturato, pari a quasi l’1% del PIL nazionale, con oltre 122.000 addetti diretti. Tuttavia, la struttura gestionale resta frammentata: gran parte dei bandi è ancora indetta dai comuni, spesso per affidamenti relativi a un solo comune, e le gare hanno una durata media inferiore ai cinque anni, un orizzonte troppo breve per sostenere programmazione e investimenti.
Secondo Francesca Mazzarella, direttrice della Fondazione Utilitatis, il Green Book “costituisce un punto di riferimento per le aziende del settore e per tutti gli stakeholder, perché porta dati, informazioni ed elementi di contesto utili per prendere decisioni”. Il settore dei rifiuti urbani, ha sottolineato, è ormai strategico per la competitività del paese: “È un settore pivotale per la produttività, per l’autonomia di molte produzioni e per il contributo che dà alle filiere industriali”.
Per Mazzarella, accanto agli impianti e alla digitalizzazione, è decisiva una maggiore integrazione tra gestione dei rifiuti e filiere produttive: “Gestori e produttori di beni di consumo devono dialogare di più. Lo strumento dell’EPR, la responsabilità estesa del produttore, può essere la chiave per aiutare la cooperazione tra questi soggetti e una pianificazione più estesa, intercettando anche gli attori che stanno più a monte del rifiuto”.
A chiudere i lavori è stata la viceministra dell’ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava, che ha rivendicato i passi avanti compiuti ma ha richiamato alla concretezza: “Io guardo sempre il bicchiere mezzo pieno: c’è una presa di coscienza e c’è un forte obiettivo comune nel raggiungere i target europei. È vero, dobbiamo aumentare la percentuale di riciclaggio, che è al 52%, ma partiamo da una buona base. Servono impianti, devono essere finanziati e devono essere fatti. Non può esserci un comitato contro ogni impianto di biogas o compostaggio”.
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In copertina: immagine Envato
