Rete Clima compie quindici anni e consolida in un’unica suite digitale gli strumenti che ha sviluppato nel tempo: dal calcolo dell’impronta carbonica di organizzazioni ed eventi, alla rendicontazione ESG, fino al monitoraggio satellitare e in campo delle foreste. Paolo Viganò, fondatore e presidente, ne racconta l’architettura e le ambizioni a margine dell’evento L’Italia Respira, organizzato a Milano lo scorso 21 maggio 2026, per celebrare il traguardo del 15° compleanno di una delle realtà più serie per il supporto all’azione e alla rendicontazione ESG in Italia.
Rete Clima ha quindici anni di consulenza alle spalle. Perché lanciare una suite di piattaforme digitali solo adesso?
Siamo arrivati adesso perché ci siamo sentiti solidi di poter sviluppare soluzioni e servizi IT semiautomatici a fronte sia della nostra capacità di sviluppo IT, sia di una nostra capacità consulenziale molto consolidata e riconosciuta. Oggi tutti parlano di innovazione e digitalizzazione degli assessment ambientali e della rendicontazione, anche magari senza avere un track record: sono relativamente numerose le piattaforme ESG che vengono proposte come “automatiche”, ma in realtà serve comunque avere alle spalle una forte componente consulenziale, altrimenti si rischia di “lasciare sole” le aziende. Ecco perché abbiamo lanciato questi strumenti in parallelo − non in sostituzione − alle nostre attività tradizionali di consulenza, azione e rendicontazione ESG. La suite si chiama ESG-Hub e copre tre ambiti: il carbon accounting, la rendicontazione di sostenibilità e il monitoraggio delle foreste. Sono piattaforme separate con un’interfaccia unica, con l’obiettivo di avere un contenitore che contenga e supporti tutta la complessità tecnica delle nostre attività integrate.
Partiamo da Carbon-Hub, la piattaforma per il calcolo dell’impronta carbonica. Cosa la distingue dagli altri strumenti di mercato?
Carbon-Hub è particolarmente interessante perché permette di lavorare secondo standard carbonici diversi (quali ISO 14064-1, GHG Protocol, ESRS E1) e, a fronte degli stessi dati inseriti, permette di restituire output di calcolo alternativamente conformi all’uno o all’altro standard. La piattaforma contiene le regole di calcolo di ciascuno: la scelta dello standard non cambia l’inserimento dati, ma cambia il formato e la struttura del risultato. Abbiamo anche integrato all’interno di Carbon-Hub una serie di funzionalità intelligenza artificiale che permettono l’importazione diretta di documenti aziendali (che siano bollette, file Excel, PDF, immagini o scansioni) per estrarne automaticamente i dati di input per la contabilità carbonica. L’AI aiuta, ma serve sempre la verifica, che normalmente viene delegata alla consulenza di Rete Clima: ogni passaggio viene così verificato e validato da un nostro collega esperto. Attingiamo poi a dataset di fattori di emissione internazionali, ma stiamo anche costruendo un database proprietario basato su richieste specifiche dei clienti e sulla letteratura scientifica, per includere fattori di emissione che i vari dataset tradizionali non comprendono. Sulla piattaforma si può attivare anche un modulo SBTi che, a fronte del calcolo effettuato relativo alla Carbon Footprint, permette di definire quantitativamente gli obiettivi di riduzione delle emissioni GHG allineati alla scienza del clima (da usare sia come impegno ufficiale da sottomettere per validazione esterna, sia semplicemente come riferimento strategico aziendale).
Per gli eventi avete sviluppato Event-Hub, una piattaforma separata per la rendicontazione carbon. Come funziona?
Event-Hub è stata la prima piattaforma a essere convalidata nella primavera del 2025, in relazione con l’ente di certificazione ICMQ. È stata validata conforme alla norma ISO 14067 (lo standard sulla carbon footprint di prodotto) che la normativa tecnica sugli eventi (PCR) ha adottato come riferimento tecnico specifico. Dal punto di vista dell’utente si tratta di un’interfaccia web multi-profilo, per l’inserimento dei dati primari di consumo e di mobilità relativi all’evento, come, per esempio, allestimenti, tessuti, food & beverage. Per le emissioni residue dell’evento offriamo poi la compensazione tramite progetti di carbon offsetting certificati. Il calcolo viene realizzato relativamente sull’impronta carbonica residua, risultante a seguito delle buone pratiche di riduzione emissiva che proponiamo agli organizzatori degli eventi: si compensa quindi solo ciò che non è stato possibile eliminare a monte, anche se non è sempre semplicissimo pensare a una ottimizzazione ex-ante l’evento. Abbiamo applicato questo approccio anche al cinema: con la società ZEN 2030 abbiamo sviluppato il Protocollo ZEN 2030 e gestito le emissioni di molte importanti serie per le grandi piattaforme di streaming, costruendo un Protocollo che prevede la propedeutica attuazione sui set di buone pratiche a minor emissione, come, per fare qualche esempio, biodiesel nei generatori elettrici, mobilità collettiva o gestione del catering.
Foresta Italia è la campagna simbolo di Rete Clima. Dove siete arrivati in termini di numeri?
Foresta Italia, lanciata nel 2022 per far sintesi e riorganizzare la nostra esperienza forestale nei dieci anni precedenti, conta oggi circa 146 aziende attive e circa 280 progetti in tutta Italia. Abbiamo superato i 175.000 alberi piantati nell’ambito della campagna ma, considerando il lavoro pre-Foresta Italia siamo abbondantemente oltre i 200.000 elementi messi a dimora. Il nostro obiettivo non è però solo quello di piantare alberi: i numeri sopra riportati sono solo un riferimento dimensionale, il nostro lavoro mira invece a creare ecosistemi, a conservare il capitale naturale nazionale, a promuovere la biodiversità. La Campagna interesse tutte le venti regioni italiane, questo è un dato oggettivo che ci distingue: siamo gli unici operatori di forestazione finanziata da aziende a coprire tutto il paese con i nostri progetti. Opriamo poi su molte e diverse tipologie di attività tecniche: forestazione, riforestazione, gestione forestale sostenibile, certificazione forestale, biodiversità urbana ed extraurbana, cura forestale. Il nostro approccio operativo è sempre stato quello dell’integrazione verticale del processo forestale: identifichiamo le aree, stipuliamo le convenzioni con gli enti pubblici, realizziamo i progetti, ne gestiamo cura e manutenzione, monitoriamo i benefici generati e sviluppiamo KPI per la rendicontazione ESG delle aziende. Dentro questo ciclo completo diventerà sempre più significativa anche la nostra recente piattaforma forestale Forest-Hub, perché permetterà di raccogliere e meglio gestire sia i dati satellitari, sia i dati da noi misurati direttamente in campo, sia i dati rilevati dalle aziende di manutenzione, offrendo così un elevato livello di qualità e di capacità di effettivo monitoraggio delle Nature-based Solution realizzate in Italia.
Come funziona il monitoraggio forestale attraverso la piattaforma Forest-Hub?
Forest-Hub integra dati satellitari con misurazioni dirette in campo, direttamente realizzate dai nostri tecnici. A livello satellitare monitoriamo moltissimi indicatori fisici, indicatori di rischio, indicatori relativi allo stato di salute della natura, indicatori di biodiversità. A livello di campo utilizziamo invece strumenti di misura diretta anche per il suolo, insieme a fototrappole e sensoristica, realizziamo sopralluoghi e sviluppiamo un sistema di campagne di misura diretta: questa nostra azione sul campo, insieme a una stretta relazione con le aziende forestali che intervengono sui nostri cantieri, ci permette un monitoraggio costante di tutti i nostri siti forestali sparsi in tutto il paese. Abbiamo poi sviluppato un modello per la valutazione predittiva della biodiversità: restituisce il numero di specie, suddivise in macrocategorie, che ci possiamo attendere in una particolare area a seguito delle Nature-based Solutions realizzate nei vari territori insieme alle aziende partner e sponsor. Questa previsione viene poi verificata attraverso le misure in campo, costituendosi come un sistema predittivo di medio-lungo termine che diventa una componente diretta della piattaforma Forest-Hub. Sono molte le aziende che hanno tratto beneficio dall’uso di questa piattaforma: possiamo pensare a Microsoft, Conad, Legami e molte altre ancora.
Sul carbonio forestale, quanto è affidabile la metodologia che offrite?
È necessario prestare una grande attenzione al tema alberi-CO2-compensazione delle emissioni di gas serra, specie in questo periodo. Nessuna delle nostre attività forestali ha una finalità di compensazione della CO2, tanto più considerando il quadro normativo italiano in materia che è ancora in evoluzione. Quello che restituiamo alle aziende è una serie di KPI (dalla forest canopy all’EVI, dall’assorbimento di CO2 al sequestro di PM atmosferico, dal numero di specie attese nella colonizzazione della NbS allo stato di benessere vegetale, oltre a molto altro) che possono poi essere inseriti nel bilancio di sostenibilità aziendale. L’efficacia carbonica delle nostre soluzioni forestali viene calcolata con rigore metodologico ma solo ai fini di rendicontazione dei servizi ecosistemici generati, non quale strumento di compensazione delle emissioni aziendali di gas serra. La tracciabilità delle attività forestali è un tema su cui da sempre prestiamo molta attenzione, da molto prima che venissero emanate le recenti normative sui green claim e sulla comunicazione ambientale. Una grande azienda con cui lavoriamo, per esempio, ci ha recentemente chiesto la completa tracciabilità dei nostri interventi post piantagione a partire dai primi suoi interventi dopo il 2020, a livello di numero di manutenzioni, di tagli erba, di irrigazioni, perché vuole poter dichiarare e rendicontare solo la reale situazione gestionale delle foreste che ha realizzato con noi. Questa tracciabilità è nostra prerogativa già da anni, per logica di correttezza e trasparenza verso i partner e le PA locali. Diventa un valore aggiunto per il cliente e per tutta la filiera, parte integrante della nostra offerta tecnicamente e operativamente già molto solida.
Quali settori merceologici state vedendo avvicinarsi di più a queste soluzioni basate sulla natura?
C’è un importante interesse da parte di aziende di ogni settore produttivo: il legame tra salute umana e qualità ambientale non è solo oggettivo, c’è anche una chiara percezione da parte del cittadino che se l’ambiente migliora c’è un beneficio diretto anche verso il suo benessere. Per un’azienda che ha come obiettivo la salute delle persone (penso alle aziende dell’agrifood, della farmaceutica, di nutraceutica) c’è una corrispondenza valoriale naturale con il nostro lavoro, ma sono comunque molte le aziende che si affacciano (o danno continuità) a questi progetti. Ci sono poi casi particolari come quello di Ferrari, che racconto volentieri: insieme abbiamo realizzato Bosco Ferrari, 30 ettari di forestazione urbana e periurbana in provincia di Modena, con avvio delle attività proprio a Maranello. Tale progetto è stato promosso non tanto per un tema strettamente ambientale, né per un tema di assorbimento di CO2, ma in una logica di restituzione di qualità e di naturalità al territorio prossimo ai propri stabilimenti. È un approccio sociale prima ancora che ambientale, il valore che è stato generato era ed è tangibile anche per i cittadini del territorio. Poi ci sono la grande distribuzione (Conad è con noi dal 2022), le utility energetiche, le aziende di informatica, l’editoria: la varietà dei settori è una caratteristica che ci piace, significa che la proposta funziona trasversalmente.
Dov’è diretta Rete Clima nei prossimi anni?
Uno dei temi che ci accompagnerà per i prossimi periodi è la proposta di sviluppo della nature positive strategy delle aziende. Molte di esse percepiscono la biodiversità come importante − anche quando non è ancora un tema per loro valutato come “materiale” − ma non sanno come tradurla in azioni concrete, valide e rendicontabili. Il nostro lavoro di formazione che stiamo realizzando insieme con il Global Compact Network Italia sta contribuendo ad aprire questo spazio, nella direzione di una diffusione di buone pratiche basate sulla natura e localizzate anche nei territori locali. Abbiamo già un caso studio di completa applicazione del framework SBTN (di cui siamo partner) con un’azienda che ha lavorato su tutti i target: clima, suolo, acqua e biodiversità. La visione olistica oggi richiesta dall’azione e dalla rendicontazione ESG è esattamente questa: la gestione integrata di tutti gli ambiti naturali, una visione che ci appartiene, un’azione che noi siamo in grado di offrire grazie alla nostra storica integrazione verticale su tutti questi vari temi. Sul lato piattaforma ESG-Hub stiamo lavorando a un’interfaccia unica (un’unica dashboard che comprenda tutti i diversi tool) insieme a nuove proposte tecniche legate alla nostra comunicazione e alla biodiversità. E stiamo valorizzando il marchio kilometroverde, rispetto a cui abbiamo recentemente realizzato una installazione di fronte al Kilometro Rosso di Dalmine, insieme all’azienda locale Legami. In termini generali direi che c’è molto da fare, ma il perimetro è chiaro: carbonio, natura e biodiversità, acqua e suolo. Con una forte e solida capacità consulenziale capace di sostenere tutto, anche l’innovazione.
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In copertina: foto di Rete Clima
