L’economia mondiale, che tendiamo a percepire sempre più come immateriale, in realtà poggia su fondamenta profondamente materiali oltre che dipendenti dal capitale naturale e dai servizi ecosistemici forniti dalla natura. Risorse essenziali come l’acqua, il suolo fertile, la stabilità climatica e la biodiversità, ovvero la ricchezza e la varietà della vita sulla Terra, rappresentano i veri motori delle nostre economie. E non si tratta di un legame marginale o teorico. Oggi sappiamo infatti che circa il 55% del prodotto interno lordo globale dipende direttamente dalla salute degli ecosistemi, rendendo la tutela della biodiversità e della natura una priorità strategica anche per il mondo del business. Alcuni comparti, come l’edilizia, l’agricoltura e la produzione di cibo e bevande, figurano tra i settori con la più elevata dipendenza dal capitale naturale.
Per rispondere a questa sfida, Rete Clima – network tecnico multidisciplinare che da quindici anni accompagna le aziende in percorsi di decarbonizzazione, in progetti ESG e nella realizzazione di Nature Based Solutions sui territori italiani – ha sviluppato la proposta di Nature Positive Strategy & Action per aziende. Si tratta di un percorso strategico integrato, che trae origine da una serie di standard internazionali (tra cui SBTN, Verra, TNFD, ISO 17298) e che si sviluppa dalla valutazione di impatti-dipendenze aziendali verso la biodiversità, fino alla riduzione e compensazione degli impatti medesimi anche tramite l’implementazione di concreti progetti di Nature Based Solutions (NBS) sui territori, primariamente in Italia, con l’obiettivo ultimo di aziende nature positive.
Al termine del percorso può essere rilasciato il marchio Nature Positive approach, registrato da Rete Clima a livello europeo, a quelle aziende che hanno conseguito risultati importanti in direzione dell’equilibrio tra i propri processi/produzioni e la natura-biodiversità.
Il cuore della proposta è l’integrazione verticale dei processi tecnici, orientati appunto alla tutela del capitale naturale e della biodiversità. “È un elemento che contraddistingue la nostra proposta tecnica fin dalla nostra nascita: abbiamo infatti scelto di sviluppare un approccio integrato che parte dalla valutazione e gestione dell’impatto climatico aziendale, fino ad arrivare alla valutazione e gestione degli impatti su natura e biodiversità, un approccio tecnico non limitato quindi alla sola valutazione o al solo intervento”, spiega a Materia Rinnovabile Paolo Viganò, fondatore di Rete Clima. “Oggi lavoriamo in maniera sistematica sulla valutazione degli impatti aziendali verso la natura, sulla loro mitigazione e, laddove necessario, sulla compensazione. Offriamo una filiera completa con un interlocutore unico: l’azienda può costruire e attuare l’intera strategia con Rete Clima, con un supporto sia strategico, sia operativo, sia di monitoraggio che di rendicontazione ESG.”
Come e dove agire
Tutto parte dall’analisi di doppia materialità aziendale, per valutare i suoi impatti-dipendenze verso clima e natura-biodiversità. L’azienda, con il supporto di Rete Clima, raccoglie informazioni, si confronta con stakeholder e partner, mappa le proprie attività lungo l’intera catena del valore per capire dove e come lei stessa genera impatti su clima, natura e biodiversità. Un lavoro di analisi solido, che permette di portare alla luce legami anche meno visibili, ma decisivi per la solidità del business e per la sostenibilità.
Una volta completata la valutazione, vengono definite le priorità d’intervento tenendo conto di impatti-dipendenze tra attività aziendali e natura-biodiversità: non solo rischi operativi e reputazionali, ma anche vulnerabilità relative a temi di continuità/qualità/costo dell’esercizio aziendale in relazione alle risorse naturali sotto pressione.
È in questo passaggio che la biodiversità smette di essere un tema astratto e diventa una variabile concreta, da gestire e da pianificare. “L’impatto sulla biodiversità normalmente non coincide con la sede fisica dell’azienda: solitamente gli impatti si estendono infatti lungo la sua filiera, la sua value chain. Per questo selezioniamo le più idonee Nature Based Solutions sulla base dei contesti territoriali più rilevanti rispetto agli impatti”, sottolinea Viganò. “In alcuni casi, quando non è possibile intervenire direttamente laddove si genera l’impatto, si ricorre a soluzioni equivalenti in altri contesti. Questo è particolarmente utile per aziende con filiere lunghe e delocalizzate.”
L'esperienza quindicennale di Rete Clima si traduce nella realizzazione di una gamma di soluzioni tecniche studiate per rispondere alle specifiche esigenze ecologiche dei diversi territori. Si va dalle BioForest, foreste ed arbusteti progettati per diventare habitat ideali per numerose specie animali, ai Biodiversity Lab, soluzioni multifunzionali pensati per generare benefici concreti per la biodiversità dalle aree forestali ai parchi urbani, alla forestazione “classica”, alla progettazione e realizzazione di interventi di tutela della biodiversità sulla base della vocazionalità biologica delle aree di intervento. Sono interventi che creano spazi di rifugio, nutrimento e riproduzione, ma che contribuiscono anche al rafforzamento degli ecosistemi e alla loro capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali e di essere resilienti agli stress (antropici o non antropici).
I progetti sono sviluppati evitando greenwashing o bee-washing, quindi in maniera solida, scientificamente supportata e progettata secondo un approccio olistico che eviti di enfatizzare in maniera assolutistica la tutela solo di pochi componenti di un ecosistema (tipicamente: api e impollinatori).
Tutta una questione di dati
Il percorso di Rete Clima a fianco delle aziende si conclude con la fase di monitoraggio e di rendicontazione circa i benefici dei progetti nature-based. “Anche il miglior progetto ambientale, se non viene gestito nel tempo con adeguati piani di monitoraggio e di manutenzione, rischia di essere inefficace e di vanificare così l’investimento economico dell’azienda. Oggi pianificare interventi ambientali richiede molta più attenzione rispetto al passato, con particolare riferimento al clima che sta cambiando e ai suoi effetti territoriali, rendendo necessaria una migliore azione di monitoraggio, controllo e cura”, continua Viganò.
Per il monitoraggio dei propri interventi naturali a favore delle aziende, Rete Clima si avvale di una piattaforma satellitare proprietaria che raccoglie dati dell’Agenzia spaziale europea (ESA), che consente di seguire in tempo reale l’evoluzione delle aree forestali. A questi dati si affiancano sensori installati in campo, rilievi diretti effettuati tramite sopralluoghi fisici e altre tecnologie avanzate, in modo da poter integrare i dati satellitari telerilevati con altri dati puntuali misurati dai tecnici di Rete Clima. L’integrazione di più strumenti e attività consente così di ottenere una fotografia dettagliata circa lo stato degli ecosistemi e delle foreste, permettendo di intervenire in modo mirato qualora emergano criticità o si rendano necessarie azioni correttive e migliorative.
Le aziende che si affidano a Rete Clima per queste soluzioni nature-based ricevono i dati in tempo reale, potendo così rendicontare le attività svolte e valutare concretamente l’impatto e l’efficacia delle azioni intraprese per la tutela di natura-biodiversità. “Le aziende possono accedere alla piattaforma, consultare i dati, condividerli con i propri stakeholder utilizzandoli per la propria rendicontazione ESG”, conclude Viganò. “Stiamo lavorando con diverse aziende per sviluppare soluzioni informatiche dedicate e customizzate, che siano per loro strumenti di trasparenza, monitoraggio, comunicazione e rendicontazione.”
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In copertina: immagine Envato
