C’è qualcosa che non va. La “mano invisibile” della concorrenza, che dovrebbe spingere i prezzi al ribasso a favore dei consumatori, nel mercato elettrico italiano non sta funzionando come da manuale. Secondo ARERA (l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente), nel 2025 le offerte del mercato libero sono risultate mediamente più care del servizio regolato dalla mano pubblica.
Al 1° gennaio 2026 il servizio di maggior tutela, riservato ai clienti vulnerabili (anziani soprattutto), indica in media un prezzo di 25,2 cent/kWh al netto delle imposte; il servizio a tutele graduali, che riguarda i “non vulnerabili” che non hanno scelto un fornitore, costa 22,8 cent/kWh. Le famiglie, tra tutti i regimi, nel 2025 hanno invece pagato in media 35,12 cent/kWh. Tutti numeri certificati dalla Relazione annuale dell’authority. E peraltro i servizi protetti comunque spariranno dal marzo del 2027. Ne parliamo con un grande esperto di energia, Alessandro Marangoni, CEO di Althesys.
Il mercato libero dovrebbe favorire la concorrenza e quindi prezzi più bassi. Eppure le offerte “libere” risultano più care del servizio regolato. Come lo spiega alla luce della Relazione ARERA?
La Relazione va letta con attenzione: distingue tra le offerte disponibili e i prezzi che i consumatori effettivamente pagano in base alle scelte che compiono. Una cosa è quindi il confronto tra prezzi “di listino” nel mercato libero, un’altra è quanto finisce in bolletta in funzione del tipo di contratto scelto e del momento in cui lo si sceglie.
Insomma, secondo lei è colpa dei consumatori che scelgono male e si buttano sulle tariffe più care?
Lo dice anche l’Autorità: molti consumatori non compiono la scelta più conveniente, perché scelgono di affidarsi al brand del fornitore più che alla convenienza reale. Ma non è solo “colpa” del consumatore: la materia è complessa e ci sono almeno due fattori che incidono. Il primo è che le tariffe tutelate (oggi attive solo per i vulnerabili) si aggiornano trimestralmente. In fasi di prezzi in crescita, l’aggiornamento può rendere temporaneamente più conveniente la tutela rispetto a offerte variabili del mercato libero; in altre capita il contrario, soprattutto se si è scelto un prezzo fisso o variabile in momenti diversi. Secondo: l’assegnazione tramite aste. Nel 2024, chi non ha scelto un fornitore è stato assegnato al servizio a tutele graduali attraverso aste con ribassi molto aggressivi. Paradossalmente, chi non ha fatto nulla e si è ritrovato in questa fascia oggi paga meno di molti clienti del mercato libero.
Tuttavia non è realistico − anzi, è del tutto impossibile − aspettarsi che i consumatori stiano ogni minuto a monitorare le offerte sui portali e cambino offerte di continuo. Il meccanismo penalizza chi non ha tempo o competenze?
È così: la bolletta resta complessa. ARERA stessa indica la necessità di renderla più chiara. Tra quota fissa, costo dell’energia, oneri di sistema, imposte e accise, per un non addetto ai lavori non è semplice orientarsi. Se aggiungiamo la volatilità dei prezzi e le diverse strutture contrattuali, il risultato è che molti rinunciano a ottimizzare.
Eppure la bolletta resta indecifrabile, la scelta libera e conveniente è solo simbolica, sulle tariffe pesano tanti oneri laterali. Tra autorità, legislatori e operatori nessuno decide davvero. Chi dovrebbe fare cosa?
Ci sono competenze diverse: ARERA regola e vigila, ma molte scelte (come le aste per l’assegnazione dei clienti) spettano al legislatore. Il vero problema, come purtroppo avviene in molti altri campi nel nostro paese, è la complessità del sistema, per cui sullo stesso tema intervengono n livelli e n decisori.
Risultato: decisione zero.
A volte è così.
Perché è finita la maggior tutela? Facciamo un passo indietro per spiegare a chi legge come si è arrivati fin qui.
È il punto d’arrivo della liberalizzazione avviata con il Decreto Bersani più di vent’anni fa, sulla scia di direttive europee. La fine della maggior tutela non nasce dal nulla: è parte di un percorso che ha interessato energia e anche altri settori, come le telecomunicazioni. Se si vuole rimettere tutto in discussione, bisogna risalire non solo a Roma ma a Bruxelles. E poi l’ultimo passaggio, cioè la decisione di non prorogare per l’ennesima volta la fine del mercato tutelato, faceva parte degli impegni di riforma collegati al PNRR. Molti di questi impegni sono antecedenti all’attuale esecutivo. Come sempre, ci sono aspetti positivi e altri discutibili.
Ultima domanda. Il risultato finale di questo processo è che c’è stato un obiettivo arricchimento delle imprese del settore energetico, che hanno goduto di una nuova clientela spesso a costi maggiorati. C’è stato un dibattito sui cosiddetti extraprofitti. Qual è la sua valutazione, dal punto di vista del consumatore?
Gli extraprofitti non sono uniformi: dipendono dall’operatore e dalla congiuntura. Nella fase di esplosione dei prezzi del gas, chi produceva da fonti diverse ha registrato margini superiori; chi era esposto al gas, con prezzi che cambiavano di colpo, non sempre ha potuto ribaltarli sui clienti. In alcuni casi serve una regolazione migliore. Non dimentichiamoci poi i segmenti regolati, come le reti, che hanno tariffe definite e impattano sui costi finali in bolletta. Infine, se allarghiamo lo sguardo, il vero nodo è il conflitto d’interessi tra lo stato proprietario e azionista delle principali aziende energetiche e lo stato che dovrebbe difendere gli interessi dei cittadini/consumatori. Eppure, inevitabilmente al ministro del tesoro di turno i dividendi di società come ENI, ENEL E TERNA fanno comodo.
In copertina: Alessandro Marangoni, foto di Althesys
