Forse è la volta buona: lo Stretto di Hormuz riapre. Dopo quasi quattro mesi di guerra e blocco navale che hanno sconvolto l’economia globale, sembra si sia raggiunto un accordo di massima fra Stati Uniti e Iran. Lo ha annunciato, nel pomeriggio di domenica 14 giugno, Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan, principale mediatore durante i negoziati. Entrambe le parti, ha dichiarato Sharif, avrebbero acconsentito “all’immediata e definitiva cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano".

Il memorandum d'intesa in 14 punti sarà siglato formalmente il 19 giugno a Ginevra. I termini precisi dell’accordo non sono ancora chiari, ma già domenica sera Donald Trump ha lasciato intendere che il traffico navale attraverso il cruciale snodo di Hormuz – da cui transita un quinto del petrolio e del gas liquefatto mondiale – riprenderà regolarmente. Con i consueti toni trionfalistici, il presidente statunitense ha postato una breve dichiarazione sul suo social network Truth: “Ships of the World, start your engines. Let the oil flow!”.

E i mercati prontamente hanno risposto: lunedì il petrolio Brent ha ceduto oltre il 5% scendendo sotto i 83 dollari al barile, mentre il gas naturale ha perso quasi il 6% ad Amsterdam; le borse europee hanno aperto in rialzo, con Piazza Affari in testa a segnare oltre un punto e mezzo percentuale di guadagno.

Cosa ci sarà nel memorandum d’intesa fra Iran e USA

Secondo le bozze trapelate, il memorandum d’intesa fra Iran e Stati Uniti struttura un accordo in due fasi distinte. La prima, operativa già dalla firma del 19 giugno, prevede la cessazione immediata delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano, e la riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione commerciale. In parallelo, Washington revocherà il blocco navale imposto sui porti iraniani. Il memorandum stabilisce inoltre la sospensione delle sanzioni sul petrolio iraniano e lo sblocco di 25 miliardi di dollari di asset congelati all'estero.
La seconda fase dovrebbe invece consistere in 60 giorni di negoziati per arrivare a un accordo definitivo, affrontando le questioni più critiche. Prima fra tutte, il programma nucleare iraniano. Gli esperti però avvertono che sarà difficile arrivare a una soluzione in tempi così brevi, considerato che si parte da posizioni inconciliabili: da un lato l’Iran, che ha sempre sostenuto il carattere pacifico del suo programma nucleare; dall’altro gli Stati Uniti, che faranno pressioni affinché Teheran riduca le sue scorte di uranio altamente arricchito, ma che, con Trump, si sono ritirati dall'accordo multilaterale del 2015 negoziato da Obama, che prevedeva fra le altre cose le ispezioni internazionali da parte della IAEA.

Il mancato raggiungimento di un accordo su questo punto potrebbe far naufragare i negoziati. Trump ha già dichiarato al New York Times che, in questo caso, l’Iran potrebbe dover affrontare una nuova azione militare.

Le incognite per la pace

Nonostante l'euforia dei mercati, restano ancora parecchie incognite sul raggiungimento di un accordo definitivo e la stabilizzazione del traffico marittimo sullo Stretto di Hormuz.

La prima è Israele. Tel Aviv non è parte dei negoziati e ha già fatto sapere, per voce del ministro della Sicurezza nazionale Ben-Gvir, che l'accordo "non vincola" lo Stato ebraico, che “Israele non è subordinato agli Stati Uniti” e che dunque non è tenuto a “ritirarsi da alcun territorio [in Libano] conquistato dai propri combattenti". La posizione del governo israeliano rappresenta la scheggia impazzita che potrebbe minare l’effettiva implementazione dell’accordo.

Ci sono poi difficoltà di natura più tecnica, come i disaccordi sulla richiesta iraniana di imporre pedaggi (sottoforma di tariffe di servizio) alle navi che transitano per Hormuz, mentre gli Stati Uniti avevano già dichiarato che qualsiasi pedaggio per il trasporto marittimo internazionale sarebbe inaccettabile.

Infine, anche se si arrivasse subito e senza intoppi alla riapertura, lo Stretto avrà comunque bisogno di essere sminato prima di poter garantire una navigazione sicura, e le operazioni richiedono tempo e coordinamento multilaterale.

Il G7 di Évian, in Francia, aperto proprio il 15 giugno con il "deal" già in tasca, avrà molto di cui discutere.