A Palazzo Chigi la carta igienica abbonda, e basterà per mesi. Fonti della presidenza del Consiglio hanno sentito il bisogno di precisarlo con una nota diffusa nella mattina di oggi, giovedì 22 ottobre, mentre al Sud i tir tenevano chiusi svincoli autostradali e depositi di carburante: la notizia secondo cui il blocco dell’autotrasporto avrebbe lasciato sguarniti anche i bagni della sede del governo è “assolutamente falsa, priva di qualsiasi fondamento e ridicola”, i magazzini “sono regolarmente riforniti e dispongono di scorte ampie e sufficienti per mesi”. Nelle stesse ore, a poco più di duecento chilometri, le due grandi università di Napoli, la Federico II e la Vanvitelli, spostavano tutte le lezioni online, il Comune metteva in smart working i propri dipendenti e l’Ordine dei medici avvertiva che le ambulanze del 118 avevano incontrato “enormi difficoltà” a fare rifornimento, con il rischio concreto di vederle ferme nei giorni successivi.

È il clima in cui oggi si è riunito il Consiglio dei ministri convocato apposta sulla protesta contro il caro gasolio, che dalla Sicilia e dalla Calabria, secondo il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, sta ormai “risalendo al Nord e arrivando al Lazio”.

Il decreto-legge approvato, nove articoli di “disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca”, ruota attorno al credito d’imposta sul gasolio, una sorta di buono fiscale che le imprese possono scalare dalle tasse e dai contributi da versare con il modello F24. Gran parte delle risorse era già stata stanziata nei mesi scorsi, 434 milioni secondo Meloni, e il decreto la integra: per il periodo da marzo ad agosto la dotazione arriva a 480 milioni, ai quali se ne aggiungono 60 per le spese sostenute dal 1° settembre al 5 ottobre.

La novità sta soprattutto nei tempi di pagamento: le imprese riceveranno subito un acconto sull’intero periodo marzo-agosto e, ha detto la presidente del Consiglio, “i controlli si faranno dopo, perché chi lavora non può restare fermo ad aspettare la burocrazia”. Le domande presentate sono oltre 32.000, a fronte di 99.000 imprese di autotrasporto censite, quindi circa una su tre. Il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi ha spiegato che le prime duemila imprese troveranno i crediti nel proprio cassetto fiscale entro la prossima settimana, mentre a novembre si aprirà la finestra per ottobre, e Meloni ha concesso tempo fino al 31 marzo 2027 per usare i crediti.

Fuori chi inquina

Il credito d’imposta, però, raggiunge solo una parte della flotta. Per le regole europee è riservato ai mezzi sopra le 7,5 tonnellate e di classe Euro 5 o superiore − gli standard sulle emissioni dei motori − e lascia così senza aiuti proprio i camion più vecchi e inquinanti, quelli dei cosiddetti padroncini, i piccoli trasportatori con due, tre o quattro mezzi Euro 3 o Euro 4, come li ha descritti il ministro Matteo Salvini. Per loro il decreto prevede la sospensione dei canoni di leasing sui veicoli fino alla fine di marzo 2027 e quello che Rixi ha chiamato “metodo spagnolo”: in molte zone del paese i trasporti si concordano a voce, senza un contratto scritto, e da oggi anche in questi casi il trasportatore potrà mettere in fattura l’aumento del gasolio, dividendone il costo con il committente.

A completare il pacchetto arriva la digitalizzazione della lettera di vettura, il documento che accompagna la merce lungo il viaggio. Agli agricoltori vanno 60 milioni a fondo perduto, pari al 20% di quanto speso in carburante tra il 1° giugno e il 15 ottobre, con un tetto di 45 centesimi al litro su circa 121 milioni di litri, da erogare attraverso l’AGEA, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, che riceve altri 14,4 milioni per ammodernare i propri sistemi informatici. Ai pescatori, per i quali il gasolio arriva a pesare oltre il 60% dei costi operativi secondo Confcooperative, vanno 10 milioni, pari al 10% della spesa per carburante nello stesso periodo. Già che c’era, il CDM ha dato anche un mese di respiro in più alla tassa per i pacchi extra UE da meno di 150 euro, che slitterà di un mese e partirà a gennaio 2027, a meno di prossimi rinvii.

Accanto alle risorse, il governo punta al pugno di ferro. “In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade, minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme”, ha detto Meloni nel video diffuso via social dopo la riunione, annunciando che userà “tutti gli strumenti che la legge ci offre, comprese le norme del Decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale”. Rixi ha parlato della precettazione, l’ordine con cui l’autorità impone a una categoria di riprendere il servizio, come dell’ultimo passo “prima dello sgombero”, con una decisione attesa “nelle prossime ore”.

Il terreno più scivoloso lo ha aperto il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida. In un’intervista a Repubblica aveva parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali, che sono stati visibili a tutti”, sostenendo di avere “evidenze che alcuni dei protagonisti hanno precedenti penali”, e alla Camera aveva invitato i cronisti a verificare la fedina penale di alcuni organizzatori, senza fare nomi né citare procedimenti. Ancora ieri, a decreto approvato, ha definito i blocchi “davvero ingiustificati”. Le opposizioni gli hanno replicato chiedendo di intervenire in Aula con fatti specifici e nomi.

Un decreto, più reazioni

Lo stesso decreto, nelle stesse ore, ha prodotto effetti opposti a seconda di dove lo si leggesse. La protesta assomiglia a una rete di condotte in cui qualche valvola si riapre e altre restano serrate, e in Campania ne basta una per tenere a secco l’intera regione. Nel Foggiano alcuni presìdi si sono sciolti dopo il varo del Decreto, ma a Foggia la scarsità di carburante continua a rallentare i mezzi della raccolta dei rifiuti. A Gela una parte dei camionisti ha respinto gli annunci del governo, e in Calabria alcune sigle hanno sospeso il fermo mentre altre lo hanno prolungato almeno fino al 27 ottobre.

La Campania vive una settimana di approvvigionamenti a singhiozzo, che dai serbatoi delle auto si è allargata a tutta la vita quotidiana. Il nodo resta in via Argine, a Napoli Est, dove i mezzi pesanti fermi da giorni davanti agli impianti di raffinazione impediscono alle cisterne di portare benzina e gasolio in tutta la regione: nel capoluogo trovare una pompa aperta è ormai impossibile. Nel primo pomeriggio quei camion si sono incolonnati verso il porto e poi lungo via Reggia di Portici, in direzione del centro, paralizzando il traffico. “Vorremmo ringraziare la premier Giorgia Meloni e i ministri, perché senza di loro non saremmo mai riusciti a unire studenti, agricoltori, camionisti e tanti altri”, ha detto uno dei manifestanti.

Sugli scaffali qualcosa si muove. Lo sblocco dell’area industriale di Teverola-Carinaro, nel Casertano, ha fatto ripartire le consegne di prodotti freschi in catene come Eurospin, MD e Familia, e alcuni supermercati del lungomare e del centro storico di Napoli si sono riempiti di code appena arrivata la merce. Il 118 ha ottenuto un distributore riservato per le ambulanze, ma medici e infermieri faticano a raggiungere ospedali e ambulatori e l’assistenza domiciliare agli anziani è in affanno, e c’è chi rinuncia a una visita in ospedale perché il serbatoio basta a malapena per i trenta chilometri che lo separano dalla struttura. All’aeroporto di Capodichino un avviso ai piloti chiede di fare il pieno di cherosene in altri scali, nel golfo i traghetti per Ischia e Procida si fermano uno dopo l’altro per le cisterne vuote, al Molo Beverello gli aliscafi ricevono il carburante razionato a poche migliaia di litri per unità e sulle isole cominciano a mancare quasi tutti i generi alimentari. Le imprese funebri della SIFA (Sviluppo imprese funebri associate) hanno chiesto ai prefetti di essere inserite tra i servizi essenziali con diritto di rifornimento, mentre il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP stima perdite per tre milioni di euro al giorno, con il latte munto ogni mattina che resta stoccato negli allevamenti e, sessanta ore dopo la mungitura, perde i requisiti per la denominazione.

Il conto alla rovescia più preciso lo ha fissato il sindaco Gaetano Manfredi. “Noi in questo momento abbiamo un’autonomia di uno o due giorni, poi andiamo in grandi difficoltà”, ha detto, spiegando che le piattaforme di stoccaggio sono piene, che l’umido fatica a uscire dalla regione e che “alcune frazioni non si stanno raccogliendo proprio perché non sappiamo dove metterle”. L’azienda municipale per l’igiene urbana, l’Asìa, ha già sospeso il ritiro degli ingombranti.

 

In copertina: una corsia di via Nuova Marina a Napoli in direzione del varco Bausan bloccata dalle manifestanti contro il rincaro del costo del carburante. Foto di Salvatore Laporta/KONTROLAB, Agenzia IPA