Nel 2025 gli incendi a Los Angeles, le grandinate nel Midwest e le alluvioni “minori” hanno inciso più di quanto avrebbe fatto un grande uragano. È il paradosso che emerge dall’ultimo aggiornamento dello Swiss Re Institute, il centro di ricerca e analisi sui rischi del gruppo riassicurativo Swiss Re: in un anno privo di grandi impatti sulla terraferma di cicloni tropicali negli Stati Uniti, i cosiddetti secondary perils, i pericoli secondari, come incendi, tempeste convettive severe, inondazioni, hanno generato il 92% dei 107 miliardi di dollari di perdite assicurate da catastrofi naturali.

Un dato che mette in luce la fragilità strutturale di economie sempre più sviluppate in aree esposte a rischio elevato. Una dinamica che oggi non riguarda più soltanto il settore assicurativo, ma che incide sugli equilibri tra finanza, politiche di adattamento climatico e tenuta dei territori.

Il 2025 anno “fortunato”? Solo in apparenza

Secondo i dati pubblicati nel gennaio 2026 nel report Natural catastrophes in 2025: the persistent rise of wildfire and storm risk, le perdite economiche globali causate da catastrofi naturali (NAT-CAT) nel 2025 hanno raggiunto i 220 miliardi di dollari, di cui circa il 49% coperti da assicurazione, la quota più alta mai registrata. La cifra, pur inferiore alle medie dell’ultimo decennio, si colloca comunque in un contesto caratterizzato da un’elevata frequenza di eventi che colpiscono aree densamente urbanizzate e ad alto valore immobiliare.

Tra i casi più rilevanti figurano i roghi di inizio 2025 a Los Angeles, che con 40 miliardi di dollari di indennizzi rappresentano il più grande evento assicurato da incendio boschivo mai registrato nei database Sigma, dal 1970 la principale banca dati di Swiss Re sulle perdite assicurate e non assicurate da catastrofi naturali e umane. A questi si aggiungono 51 miliardi di dollari di perdite legate a severe convective storms (SCS), tempeste caratterizzate da grandine e venti distruttivi, che rendono il 2025 il terzo anno più costoso di sempre per questa tipologia di rischio, dopo il 2023 e il 2024.

A prima vista, il 2025 potrebbe quindi essere interpretato come un anno relativamente favorevole: i 107 miliardi di danni assicurati risultano inferiori alla traiettoria di lungo periodo, che indica una crescita delle perdite del 5-7% annuo. Per Swiss Re, tuttavia, si tratta di una tregua statistica. Come dichiarato in un comunicato da Balz Grollimund, Head Catastrophe Perils dell’azienda, “i danni causati da catastrofi naturali registrati nel 2025, inferiori alla media storica, sono il risultato di una variabilità favorevole piuttosto che di un effettivo calo del rischio sottostante. Se le perdite tornassero ai normali livelli di lungo periodo, ammonterebbero a 148 miliardi di dollari nel 2026. Secondo il nostro scenario di perdita massima modellizzato, le perdite assicurate potrebbero addirittura salire a circa 320 miliardi di dollari nel 2026. Poiché l’esposizione continua ad aumentare, la tendenza al rialzo delle perdite assicurate è strutturale ed è fondamentale identificare i fattori di rischio alla base di questo fenomeno per gestire e ridurre i rischi prima che si verifichino perdite”.

La crescita dell’esposizione (più persone, più asset, valori immobiliari più elevati) spiega oggi secondo Swiss Re oltre l’80% dell’aumento di lungo periodo delle perdite assicurate da eventi meteorologici tra il 1970 e il 2025. Il resto sarebbe così riconducibile all’evoluzione delle condizioni fisiche del rischio e alla maggiore vulnerabilità delle infrastrutture esistenti.

La nuova geografia dei pericoli secondari

Dietro il termine tecnico “secondary perils”, pericoli secondari, si delinea una geografia molto concreta delle nuove fragilità. In Nord America la crescita è trainata soprattutto da incendi e tempeste convettive severe (SCS), con i danni assicurati da incendi boschivi che aumentano a un ritmo del 14% l’anno. In Europa oltre metà dell’incremento è dovuto alle SCS, che registrano un tasso annuo stimato del 10%. In Asia dominano le alluvioni, mentre in Oceania e Australia l’aumento è più equamente distribuito tra tempeste convettive e alluvioni, con un contributo minore degli incendi.

A livello globale, i cicloni tropicali restano il principale contributore a livello medio annuo di perdite, ma le SCS sono il singolo fattore che pesa di più sulla crescita storica delle perdite assicurate (38% del totale), seguite dagli incendi, che pur avendo il tasso di crescita più elevato generano circa il 20% dell’aumento, e dalle alluvioni, con un contributo intorno al 10%.

Esposizione, vulnerabilità e rischio in evoluzione. Resta un gap di protezione

In molti contesti, la sola crescita dell’esposizione non basta più a spiegare la velocità dell’aumento dei danni. Swiss Re evidenzia come l’intensificazione dei pericoli e l’evoluzione della vulnerabilità stiano assumendo un ruolo crescente in specifiche regioni e per determinati rischi.

Negli Stati Uniti, il prolungamento delle stagioni degli incendi e i cambiamenti di lungo periodo nelle temperature e nei regimi delle precipitazioni amplificano la minaccia dei roghi oltre quanto suggerito dai soli valori immobiliari. In Europa, dove le perdite assicurate legate alle tempeste convettive sono quelle in più rapida crescita, meno della metà dell’aumento osservato è attribuibile all’espansione di edifici e infrastrutture: entrano in gioco anche le modifiche nelle caratteristiche delle tempeste e la diversa vulnerabilità di edifici, reti e colture. Il quadro segnala come l’adattamento fisico dei territori, dall’urbanistica alla gestione forestale, proceda a un ritmo inferiore rispetto all’evoluzione del rischio climatico.

Sul piano della resilienza finanziaria, i dati sembrano restituire una dinamica ambivalente. Da un lato, la quota di perdite economiche coperta da assicurazione raggiunge livelli record, riflettendo il crescente ruolo del settore nella gestione della nuova normalità. Urs Baertschi, CEO Property & Casualty Reinsurance di Swiss Re, sintetizza così il quadro: “Un anno caratterizzato da uno scenario di perdite massime potrebbe registrare un importo più che doppio rispetto alle recenti perdite annuali assicurate dovute a catastrofi naturali e superare i 300 miliardi di dollari. Una maggiore consapevolezza dei rischi, l'adattamento e la mitigazione, insieme a una copertura assicurativa e riassicurativa adeguata, svolgono un ruolo fondamentale nella resilienza della società. Noi proteggiamo dai rischi di picco assorbendo gli eventi a bassa frequenza e ad alta gravità che possono trasformare rapidamente un anno tranquillo in un anno da record in termini di perdite”.

Adattamento, politiche pubbliche e stabilità macroeconomica

Per l’Europa e per i paesi impegnati nella transizione ecologica, i dati dello Swiss Re Institute sollevano alcune implicazioni che attraversano pianificazione territoriale, politica industriale e finanza pubblica. La pianificazione territoriale emerge come primo nodo: continuare a concentrare investimenti e densità edilizia in aree esposte a incendi, alluvioni improvvise o grandinate estreme significa incorporare nei sistemi economici un rischio sistemico che il mercato assicurativo fatica progressivamente a prezzare in modo sostenibile. Sul versante industriale, l’aumento dei costi di ricostruzione − dai materiali alla manodopera e alla logistica − contribuisce in modo strutturale alla crescita delle perdite, comprimendo i margini delle imprese e aumentando la pressione sui bilanci pubblici chiamati a cofinanziare la ricostruzione.

Infine, la finanza climatica: in uno scenario di picco, un anno come il 2025 potrebbe trasformarsi in circa 320 miliardi di dollari di perdite assicurate, rendendo la capacità del sistema finanziario di assorbire shock multipli una variabile centrale per la stabilità macroeconomica. La lettura proposta da Jérôme Jean Haegeli, a capo dello Swiss Re Institute e chief economist del gruppo, mette a fuoco la soluzione: “Misure di adattamento e di mitigazione del rischio sostenibili e ben progettate sono sempre più determinanti per mantenere l'assicurazione sostenibile e accessibile, nonché per ridurre il divario globale di protezione rappresentato dalla sottoassicurazione”.

 

In copertina: immagine Envato