Genova è il primo comune italiano a dotarsi di un bilancio di sostenibilità, un esempio tra le amministrazioni pubbliche che ha contribuito alla nascita della rete italiana delle città circolari. Il documento, intitolato Genova, il futuro in comune e relativo all’anno 2025, è stato presentato durante la giornata conclusiva del Circular City Forum 2026, che si è tenuto nel capoluogo ligure dal 17 al 22 aprile. L’evento, promosso dal comune e organizzato da Clickutility Team, ha rappresentato un’importante occasione di confronto sui modelli di collaborazione tra settore pubblico e privato nell’ambito della sostenibilità, degli obiettivi ESG e delle opportunità di sinergia tra stakeholder.

Il bilancio di sostenibilità si configura come uno strumento strategico per rendere comprensibili e accessibili i dati complessi della pubblica amministrazione, costruendo un modello trasparente e misurabile. Il documento si basa su un’analisi articolata della città attraverso 160 indicatori, dall’ambiente allo sviluppo economico fino alle prospettive occupazionali e demografiche.

Elemento centrale del progetto è la piattaforma Controllo Dynamico, una dashboard urbana sviluppata dal comune in collaborazione con l’Università di Genova e con Liguria Digitale, la società informatica della regione, per confrontare le performance della città con quelle di altri 11 comuni italiani, tra cui alcuni con una popolazione superiore ai 250.000 abitanti.

Le dimensioni principali del bilancio di sostenibilità di Genova

“Alcuni comuni integrano la rendicontazione ESG nei loro documenti strategici, ma quello di Genova è il primo in Italia a adottare un bilancio di sostenibilità”, spiega a Materia Rinnovabile Stefania Manca, sustainability and resilience manager del comune di Genova. “Valutiamo le performance dell’amministrazione secondo gli standard del Global Reporting Initiative. Il documento si basa su sei dimensioni principali di una città, già definite nel piano d’azione Genova 2050 e nella strategia Lighthouse, che sono vivibilità, sviluppo, attrattività, inclusività, sostenibilità, benessere. A partire da questi ambiti, confrontiamo Genova con altre undici città italiane attraverso la piattaforma Controllo Dynamico. Il sistema integra dati provenienti da ISTAT, ISPRA e altre agenzie pubbliche per monitorare i progressi verso la transizione ecologica. Questo ci permette di individuare punti di forza e criticità e di orientare in modo più efficace le politiche pubbliche, costruendo strategie condivise.”

Dal bilancio emerge l’immagine di Genova come una città in trasformazione, con indicatori che in alcuni ambiti superano la media nazionale, mentre altri evidenziano delle criticità. Il capoluogo ligure riscontra un tasso di occupazione del 69,5%, superiore rispetto alla media del 63,4% delle altre città analizzate, con un’elevata produttività delle imprese locali. Anche la spesa per le politiche sociali e familiari risulta significativa, pari all’11,5% contro una media del 10%.

“Tra i principali punti di forza vanno sottolineati un basso livello di abbandono scolastico e un’elevata soddisfazione nelle relazioni interpersonali tra i cittadini”, aggiunge Stefania Manca. “Il tessuto economico è solido, ma caratterizzato da molte piccole imprese che necessitano di sostegno. Per sviluppare l’economia circolare è fondamentale attrarre nuovi talenti, puntando su un’offerta rivolta ai giovani e favorendo la loro permanenza in città. Genova presenta inoltre un bilancio demografico debole, segnato da una bassa natalità, che la rende una delle città più anziane d’Italia.”

La creazione della Rete italiana delle città circolari

Dalla collaborazione tra il comune di Genova e altre undici città è nata poi la Rete italiana delle città circolari, un’iniziativa che riunisce le amministrazioni locali impegnate nella transizione ecologica e nello sviluppo dell’economia circolare. La rete è stata presentata durante la sessione istituzionale del Circular City Forum, e hanno partecipato i comuni di Roma, Firenze, Torino, Napoli, Parma, Aosta, Pavia, Livorno, Imperia, Perugia, Lodi, Mantova, Verona, Lucca e Capannori. Quest’ultimo è l’unico comune non capoluogo coinvolto e fa parte del progetto pilota della Circular Cities and Regions Initiative (CCRI), iniziativa promossa dalla Commissione europea per supportare città e regioni nella transizione verso modelli circolari.

“La creazione della prima rete di città circolari nata a partire dalle amministrazioni urbane è un riconoscimento del ruolo centrale delle città, che, rispetto ad altri livelli di governo, hanno un rapporto più diretto con il territorio e la cittadinanza”, aggiunge Stefania Manca. “La rete conta già 28 adesioni in Italia e circa 70 città straniere interessate a partecipare. Molti comuni sono attivi sui temi della sostenibilità e dell’economia circolare, ma spesso con iniziative frammentate e poco coordinate. Creare una rete significa mettere a sistema competenze, esperienze e soluzioni, rendendo più efficace l’azione amministrativa. Un provvedimento già testato con successo da un comune può essere condiviso e replicato altrove. Genova, ad esempio, mette a disposizione modelli di coinvolgimento partecipativo adattabili ad altri contesti, mentre ogni amministrazione contribuisce con le proprie buone pratiche, dando vita a uno scambio continuo per affrontare le sfide della sostenibilità.”

Lo sviluppo del bilancio di sostenibilità di Genova e la collaborazione territoriale

Il percorso di sviluppo del bilancio di sostenibilità ha visto la partecipazione della Fondazione Compagnia di San Paolo e il supporto metodologico di The European House - Ambrosetti Froup. La Fondazione sta rafforzando il proprio supporto alle iniziative di sostenibilità urbana, affiancando il comune di Genova nello sviluppo di strumenti di valutazione. Come spiegato da Fulvio Bersanetti, responsabile dell’ufficio dati e programmazione, la Compagnia di San Paolo ha già sostenuto interventi nel capoluogo ligure in ambiti come inclusione scolastica, innovazione tecnologica e recupero delle eccedenze alimentari, e sta progressivamente passando dal finanziamento di singole iniziative al supporto di progetti di cambiamento più ampi. La Fondazione punta a operare in modo proattivo, costruendo partnership con enti pubblici e contribuendo allo sviluppo di strumenti innovativi, come un possibile rating ESG per il comune e l’adozione di modelli come il Climate City Contract, per integrare sostenibilità e innovazione.

Dalla giornata di presentazione del bilancio emerge un modello territoriale di Genova fondato su una rete di collaborazioni tra imprese, startup, spin-off universitari e amministrazione pubblica. Come ha sottolineato Silvia Pericu, assessora all’ambiente di Genova, il confronto coinvolge la città, l’amministrazione pubblica, incluse le partecipate, e le aziende del territorio, con l’obiettivo di affrontare, in chiave di economia circolare e sostenibilità, temi come edilizia, sviluppo economico e tecnologico, gestione dei rifiuti e povertà energetica.

Durante la sessione sono state inoltre approfondite le strategie di sostenibilità di alcune società partecipate del comune, parte di un sistema che comprende oltre 16 realtà e più di 5.000 dipendenti. Marco Mogni, dell’Azienda multiservizi e d’igiene urbana, ha sottolineato come la redazione del bilancio di sostenibilità, avviata da quattro anni, contribuisca a facilitare l’accesso ai finanziamenti bancari. Nell’occasione, hanno inoltre presentato le proprie politiche di sostenibilità e di rendicontazione ESG anche alcune grandi aziende del territorio, tra cui Ansaldo Energia, Italmatch Chemicals e Basko-Gruppo Sogegross.

 

In copertina: Genova fotografata da A. Medvedkov, Envato