Trasformare un rifiuto in una risorsa strategica, riducendo al tempo stesso la dipendenza europea dalle importazioni di materie prime critiche. È questo l’obiettivo del progetto NEOFOS, avviato da Gruppo CAP insieme a MM Spa, Politecnico di Milano e Università di Bologna, con un investimento complessivo di circa 1,5 milioni di euro finanziato dal bando del MASE dedicato alle materie prime critiche. Al centro dell’iniziativa c’è il recupero da acque reflue e fanghi urbani del fosforo, un elemento essenziale per la produzione di fertilizzanti e sempre più rilevante per applicazioni industriali avanzate, come le batterie litio-ferro-fosfato utilizzate nel settore automotive.

Il fosforo è oggi classificato come Critical Raw Material dall’Unione Europea, a causa del progressivo esaurimento delle riserve minerarie globali e dell’elevata concentrazione geografica delle fonti di approvvigionamento extra UE. Secondo la Commissione europea, oltre il 90% del fosforo utilizzato in Europa proviene da importazioni, esponendo le filiere agricole e industriali a rischi geopolitici e di volatilità dei prezzi. In questo contesto, l’urban mining, con il recupero dei nutrienti dai rifiuti urbani, rappresenta una delle soluzioni più promettenti per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e accelerare la transizione verso un’economia circolare.

Tecnologie biologiche e recupero avanzato dai fanghi

NEOFOS vuole distinguersi con un approccio integrato che combina innovazione tecnologica, sperimentazione su scala reale e valutazioni economico-ambientali. Il progetto si sviluppa lungo tre direttrici principali, a partire dalla rimozione biologica del fosforo dalle acque reflue attraverso la tecnologia S2EBPR (Side-Stream Enhanced Biological Phosphorus Removal). Questo processo sfrutta batteri specifici in grado di catturare e accumulare il fosforo presente nell’acqua, riducendo l’impiego di reagenti chimici e il consumo energetico, in linea con i nuovi limiti europei sulle emissioni di nutrienti nei corpi idrici.

La sperimentazione prevede l’installazione di un impianto dimostrativo presso il depuratore di Bareggio, gestito da Gruppo CAP, e il test della tecnologia su impianti pilota prima della validazione su scala reale. In parallelo, MM Spa mette a disposizione due dei principali impianti di depurazione di Milano, San Rocco e Nosedo, che trattano complessivamente milioni di metri cubi di reflui all’anno, offrendo un banco di prova cruciale per valutare l’efficacia dei processi in contesti urbani complessi.

Un secondo filone di ricerca riguarda il recupero del fosforo dai fanghi di depurazione e dalle ceneri derivanti dal monoincenerimento. Attraverso processi chimico-fisici ottimizzati, il fosforo estratto viene trasformato in sali come la struvite o in altri composti puri, riutilizzabili come fertilizzanti o come input per processi industriali. L’obiettivo è ottenere materie prime seconde di elevata qualità, minimizzando l’uso di acidi e migliorando il bilancio ambientale complessivo del ciclo di trattamento.

Un modello metropolitano replicabile e sostenibile

La terza direttrice del progetto è dedicata all’integrazione delle tecnologie e alla loro scalabilità industriale. Politecnico di Milano e Università di Bologna supportano le attività di modellazione dei processi, l’ottimizzazione a scala di laboratorio e le valutazioni di sostenibilità ambientale ed economica, inclusa la definizione dei percorsi di End of Waste. Verranno analizzati costi di investimento e di esercizio, benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni e potenziali ritorni economici, con l’obiettivo di definire un modello replicabile su scala nazionale ed europea.

Dal punto di vista territoriale, NEOFOS vuole rappresentare un esempio avanzato di filiera metropolitana dell’economia circolare. Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, capitalizza l’esperienza maturata nella BioPiattaforma di Sesto San Giovanni, mentre MM rafforza il radicamento del progetto nei grandi impianti urbani. Il coinvolgimento del mondo accademico, invece, garantisce solidità scientifica e capacità di trasferimento tecnologico.

 

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In copertina: il depuratore MM di Nosedo