La sezione Think Tank di Materia Rinnovabile #60, dedicato ai fiumi, offre una panoramica ampia e internazionale sulle complesse interazioni fra società umana ed ecosistemi fluviali, affrontandone le implicazioni ambientali, economiche, sociali e anche giuridiche. Siamo partiti da una lunga chiacchierata con Erin O’Donnell, esperta internazionale di diritto dell’acqua, che ci ha spiegato cosa significa attribuire personalità giuridica a un corso d’acqua e quale potenziale questa idea rivoluzionaria potrebbe avere nell’influenzare il rapporto fra esseri umani ed entità naturali.

Con Eric Tardieu, segretario generale dell’INBO, una delle più importanti organizzazioni internazionali per la gestione dei bacini fluviali, abbiamo invece discusso di politiche, finanziamenti e strumenti per una governance integrata delle risorse idriche. Infine, Alessandro Bratti, ex segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, ci ha raccontato la sua esperienza nella gestione di uno dei più complessi sistemi idrografici europei, in particolare di fronte alla sfida della resilienza climatica. Qui di seguito, un’anteprima dei temi di cui abbiamo parlato. Le interviste complete le potete leggere su Materia Rinnovabile #60.

Erin O’Donnell, il diritto di essere un fiume

Che ogni fiume abbia il proprio carattere e la propria personalità è cosa nota non solo ai pescatori ma a qualsiasi attento osservatore della natura. Da qualche anno, tuttavia, queste “personalità” cominciano a essere riconosciute ufficialmente anche nel mondo della legge. Il Whanganui in Nuova Zelanda, il Gange e lo Yamuna in India, il Rio Vilcabamba in Ecuador, il Rio Atrato in Colombia, il Magpie in Canada sono solo i primi e più noti casi di attuazione di un’idea dall’enorme potenziale trasformativo. Attribuire lo status di persona giuridica a un corso d’acqua o a un’altra entità naturale come un lago o una foresta, spesso affiancandolo al suo riconoscimento come essere vivente, significa rivoluzionare le basi delle giurisprudenze di stampo occidentale, che hanno sempre considerato l’ambiente semplicemente come una risorsa da sfruttare.

Giorgia Marino ne ha parlato con Erin O'Donnell, docente e ricercatrice dell'Università di Melbourne, esperta internazionale di diritto dell’acqua e autrice del volume Legal Rights for Rivers (Routledge, 2018). O’Donnell mette in pratica i suoi studi come membro del Birrarung Council, la “voce” del fiume australiano Yarra: perché, come ama sottolineare, i diritti della natura sono innanzitutto una questione di relazioni e comunità. E offrono oggi un’opportunità straordinaria per riparare il nostro rapporto compromesso con il mondo vivente “più-che-umano”.

Eric Tardieu: acque condivise, decisioni condivise

L'acqua scorre attraverso tutti i principali sistemi che sostengono le nostre società: energia, alimentazione, industria, finanza, turismo. Eppure la governance rimane frammentata, divisa da istituzioni, settori e confini. Pochi osservatori comprendono queste lacune e le opportunità per colmarle come Eric Tardieu, segretario generale dell’International Network of Basin Organizations (INBO).

Giorgio Kaldor lo ha intervistato durante il suo viaggio alla COP30 in Brasile per capire perché la gestione integrata delle risorse idriche (IWRM) abbia successo in alcune regioni e ristagni in altre, e perché la fiducia – costruita attraverso la condivisione dei dati, il finanziamento sostenibile e un processo decisionale inclusivo – sia la vera valuta del progresso. Dall'Europa alla Cina al bacino amazzonico, Tardieu sostiene che gli strumenti e i princìpi necessari per una gestione coerente delle risorse idriche esistono già. Ciò che manca, avverte, è la volontà politica di attuarli.

Alessandro Bratti, la resilienza del Po

“Abbiamo affrontato la siccità del 2022 e le alluvioni del 2023 e 2024, ma non abbiamo mai smesso di lavorare a una pianificazione del fiume Po, innovativa e al passo coi tempi, fondata sulle necessarie azioni di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico.”

A parlare è Alessandro Bratti, intervistato da Emanuele Bompan. Oggi Senior Advisor dell’International Network of Basin Organizations (INBO), collaboratore del CMCC (Centro mediterraneo per i cambiamenti climatici) e commissario del Collegio di ARERA (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente), Bratti è stato per tre anni alla guida dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, dove ha portato la sua lunga esperienza di politico e di direttore dell’ISPRA, l’Istituto superiore italiano per la protezione e la ricerca ambientale. La sua testimonianza è fondamentale per capire il vero peso che ha oggi la gestione integrata dei bacini fluviali, in particolare quella di uno dei più complessi e ricchi sistemi idrografici europei, il Po.

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In copertina: Rio Negro, foto di U.S. Geological Survey (USGS) via Unsplash