Nell’Unione Europea i rifiuti di mobili rappresentano oltre il 4% del flusso di rifiuti solidi urbani, pari a oltre dieci milioni di tonnellate all’anno: di queste, la quasi totalità (tra l’80% e il 90%) viene incenerita o smaltita in discarica, mentre solo circa il 10% viene riciclato. In caso di riutilizzo, questo avviene principalmente tramite negozi dell’usato, imprese sociali o organizzazioni benefiche. Il comparto europeo dell’arredo, che impiega un milione di persone in circa 130.000 imprese e genera un fatturato di oltre cento miliardi di euro, è quindi ancora lontano dalla transizione verso la circolarità.

Tra le strategie chiave per accelerare il cambiamento, oltre alla scelta di materiali sostenibili, alla progettazione modulare, all’estensione del ciclo di vita del prodotto e al passaggio dai prodotti ai servizi, c’è l’implementazione di programmi di responsabilità estesa del produttore (EPR).

L’Unione Europea al momento non prevede un obbligo specifico, a differenza di altre frazioni di rifiuto, come RAEE, batterie, pneumatici, oli esausti e tessile, ma alcuni paesi si stanno muovendo in anticipo su base volontaria, trasformando un possibile futuro obbligo di legge in un’opportunità strategica.

Come funziona un sistema EPR

Secondo il principio EPR, le aziende che per prime immettono mobili sui mercati nazionali sono anche responsabili del loro intero ciclo di vita, compreso lo smaltimento e il riciclo. In pratica, i produttori, importatori e distributori, anche online, devono contribuire ai costi di raccolta, selezione e riciclo dei propri prodotti. I soggetti interessati dalla procedura devono registrarsi tempestivamente presso un sistema ufficiale di gestione dei rifiuti, poi devono regolarmente comunicare le quantità di prodotti gestite e pagare le relative tariffe, che variano da paese a paese.

Anche le categorie di prodotti inclusi nello schema EPR possono variare a seconda dei sistemi nazionali, dai mobili (anche da giardino) ai tessili (biancheria da letto, cuscini, tessuti decorativi) ai materassi e coprimaterassi. “Un sistema EPR maturo può instaurare relazioni lungo l’intera catena del valore, dai fornitori di materie prime ai produttori, ai raccoglitori, ai riciclatori e ai consumatori, che a loro volta possono sostenere e accelerare la trasformazione verso un’economia circolare”, sottolinea EFIC, la European Furniture Industries Confederation che riunisce 18 associazioni nazionali e sta conducendo uno studio sui sistemi EPR armonizzati per i mobili, tenendo conto delle iniziative nazionali in alcuni paesi.

Francia pioniera nell’EPR arredo

La Francia è stata il primo paese europeo a implementare un sistema EPR completo per il comparto. Due i consorzi che se ne occupano: Ecomaison per la frazione di rifiuti di mobili domestici e Valdelia per quelli non domestici.

Creato nel 2011 con il nome di Eco-mobilier, Ecomaison riunisce decine di realtà provenienti da svariati settori (arredamento, biancheria da letto, bricolage, giardino, giocattoli, edilizia), coinvolge 630 operatori dell’economia sociale e solidale per il riutilizzo degli oggetti e offre ai cittadini circa 12.000 punti di raccolta sparsi sul territorio nazionale. Attualmente il 97% dei prodotti gestiti da Ecomaison viene recuperato tramite riutilizzo, riciclo o recupero energetico.
Allo stesso modo Valdelia è un consorzio senza scopo di lucro creato da produttori per rendere circolare il comparto dei mobili professionali, provenienti da ospedali, uffici e alberghi. 

Verso uno schema italiano per lEPR arredo

Anche l’Italia, pur essendo in fase ancora iniziale, sta organizzando un sistema EPR che potrà essere un importante punto di riferimento in Europa. A questo scopo nel settembre 2024 è nato il Consorzio nazionale sistema arredo (CNSA), un progetto consortile pensato e promosso da FederlegnoArredo, insieme a circa trenta aziende del settore.

Nella primavera 2025 il Consorzio, in accordo con il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, ha dato il via a una fase di mappatura per mettere ordine in un sistema di raccolta molto eterogeneo, in cui i mobili, a seconda delle aree geografiche, vengono gestiti insieme ad altre frazioni di rifiuto. Inoltre, i mobili a fine vita hanno altre specificità da considerare, come la multimaterialità, che complica la separazione delle diverse componenti, e il lungo ciclo di vita dei prodotti, che rende difficile tracciarli e stabilirne il valore.

Per sostenere economicamente il futuro sistema EPR si ricorrerà a un contributo ambientale, che sarà incluso nel prezzo del mobile alla vendita e sarà proporzionale a dimensione e tipologia di prodotto. Chi realizzerà mobili più sostenibili e circolari pagherà un contributo inferiore.

Intanto, alcune aziende associate stanno rafforzando il servizio di riparazione, allestendo centri di raccolta presso i propri magazzini e punti vendita, e stanno implementando la possibilità di noleggio degli arredi, opzione che potrebbe essere interessante per uffici, strutture ricettive di varie dimensioni e navi da crociera.

Come si stanno muovendo gli altri paesi UE

All’EPR del legno-arredo si stanno preparando anche altri stati UE. Per esempio, in Spagna nell’aprile 2026 tre importanti realtà come El Corte Inglés, Finsa e Ikea hanno costituito un consorzio per la gestione di mobili, materassi e oggetti voluminosi. L’obiettivo è promuovere la creazione di un Sistema collettivo di responsabilità estesa del produttore (Sistema Colectivo de Responsabilidad Ampliada del Productor, SCRAP) efficiente, tracciabile e trasparente, anticipando l’attuazione del quadro normativo previsto dalla Legge 7/2022, 8 aprile. Nei prossimi mesi l’associazione definirà il modello giuridico, finanziario e operativo del futuro schema SCRAP, anche insieme alle altre aziende interessate ad aderire.

Anche il Portogallo è al lavoro per il proprio schema RAP (Responsabilidade Alargada do Produtor), secondo gli obiettivi stabiliti dall’Agenzia portoghese per l’ambiente (APA): entro il 31 dicembre 2026 si dovrà raccogliere almeno il 25% dei rifiuti di mobili e materassi immessi sul mercato, salendo al 40% entro il 31 dicembre 2030, data entro cui anche il tasso di riciclo dei mobili e dei materassi raccolti dovrà arrivare al 90%.

L’Ungheria ha introdotto il principio della responsabilità estesa del produttore nel luglio 2023, includendo nello schema anche i mobili in legno. Il sistema è affidato a MoHu, società di gestione dei rifiuti di MOL, una delle principali compagnie petrolifere e di gas ungheresi.

Il Belgio ha invece organizzato un sistema di responsabilità estesa del produttore per quanto riguarda i materassi, in particolare in tre regioni (Fiandre, Vallonia e Bruxelles-Capitale). A questo scopo il settore ha fondato e finanziato una specifica associazione, Valumat ASBL, la cui missione è organizzare la raccolta efficiente ed economica dei prodotti usati, garantendone lo smaltimento sostenibile.

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato in inglese sul blog di Ecomondo

 

In copertina: immagine Envato