
Ecoalf è una società di moda spagnola che ha scommesso sulla sostenibilità e la rigenerazione sin dalla sua nascita, nel 2009. Nel 2024 ha raggiunto quasi 55 milioni di fatturato, 250 dipendenti e 9 flagship store tra Madrid, Barcellona, Bilbao, Saragozza e Milano. L'azienda utilizza plastica recuperata da reti da pesca, cotone e lana provenienti da tessuti riciclati. L'obiettivo è minimizzare l'impatto ambientale della moda e diventare carbon-neutral entro il 2030. E con l'ultimo progetto di agricoltura rigenerativa per migliorare la salute del suolo, Ecoalf sta battendo una strada innovativa e affascinante.
Upcycling di plastiche e riciclo del cotone
Ci sono già tante iniziative di successo alle spalle. Tra tutte, ricordiamo Upcycling the Oceans, un progetto che ha coinvolto 4.300 pescatori in Spagna, Thailandia, Grecia, Italia ed Egitto, e che ha permesso finora di recuperare più di 1.700 tonnellate di rifiuti dai fondali marini. Questi materiali vengono poi separati, e il PET viene riciclato in scaglie, trasformate in pellet e filato per creare tessuti. Per il 2025 si punta ad arrivare a quota 10.000 pescatori coinvolti.
In parallelo Ecoalf ha una collezione interamente realizzata in cotone riciclato, i cui capi sono concepiti per essere riciclati a loro volta, la linea Ecoalf Wellness, interamente "zero acqua e zero plastica”, mentre pneumatici usati vengono trasformati in infradito. Vengono seguiti standard rigorosi di trasparenza e tracciabilità, certificati dal riconoscimento B Corp ottenuto già nel 2018.
Agricoltura rigenerativa in India
Dal 2022, infine, è stato avviato in India un progetto di agricoltura rigenerativa, realizzato insieme alla startup anglo-indiana Materra, che ha coinvolto finora nello stato del Gujarat quasi 4.500 agricoltori.
Cosa significa? La coltivazione rigenerativa mira a ripristinare la fertilità naturale del suolo, favorire la biodiversità e aumentare la resistenza degli ecosistemi agricoli agli stress ambientali. Si basa su un approccio preventivo che sfrutta soluzioni naturali, come l’utilizzo di bio-fertilizzanti e bio-pesticidi, o strategie che allontanano gli insetti dalle colture attirandoli verso altre piante. È un metodo agricolo che rifiuta le monocolture e incoraggia la diversità vegetale.
Fra le tecniche impiegate ci sono la rotazione delle coltivazioni, il sovescio – ovvero l’interramento di piante che arricchiscono il terreno – e la riduzione delle arature, che permette al suolo di trattenere più carbonio e migliorare la sua struttura. Si usa meno acqua, si evitano totalmente o quasi gli input chimici. E nei campi rigenerativi accanto al cotone crescono anche grano, cavolfiori, fagioli, melanzane, carote, lenticchie, ravanelli, peperoncini, zucche e foraggio per animali. E tantissimi fiori di calendule gialle e arancioni.
Un sistema che conquista consensi
Il sistema funziona e prende forza grazie al passaparola e, soprattutto, grazie agli agricoltori pionieri di questo metodo. Sono loro, insieme ai tecnici e agli esperti agronomi di Materra, a diffondere nella comunità agricola le competenze pratiche e i segreti del mestiere: cosa fare nello specifico, quale tecnica funziona meglio e soprattutto quando metterla in campo per ottenere i risultati migliori.
Risultati che sono molto interessanti: Ecoalf ha finora acquistato 2.100 chilogrammi di cotone regen, sufficienti per produrre circa 3.000 T-shirt, e ha convertito a un utilizzo più rispettoso dell’ambiente oltre cinque ettari di terreno agricolo. Se nel 2022 l’iniziativa è partita con solo 21 agricoltori disposti a partecipare, adesso soltanto nello stato del Gujarat sono oltre 4.000 i contadini che hanno scelto i metodi rigenerativi. Un modello che conquista consensi dimostrando che migliora la biodiversità, riduce l’uso di risorse e fa guadagnare di più. Perché, oltre a rese migliori e minori costi di produzione, Ecoalf paga un premio del 15% (in più rispetto al prezzo di mercato) ai coltivatori di questo cotone così speciale.
In copertina: immagine Envato
