L’8 gennaio 2026, a Crotone, gli scavi nella discarica ex Pertusola si fermano di colpo. Eni Rewind annuncia il ritrovamento “imprevisto” di TENORM - materiali radioattivi di origine naturale concentrati da lavorazioni industriali - e dichiara una “criticità logistica insuperabile”. Per il territorio è l’ennesimo capitolo di una bonifica che si trascina dal 2000, mentre i dati del rapporto Sentieri dell’Istituto superiore di sanità continuano a documentare eccessi di mortalità per tumori del fegato, dei dotti biliari, linfomi non-Hodgkin, tumori mammari, polmonari e renali, oltre a tumori in età pediatrica.
Il “mostro” − come i crotonesi chiamano l’ex sito industriale − resta lì, ben visibile a chi percorre la statale 106. Un milione di tonnellate di rifiuti interrati, eredità di un’illusione durata oltre settant’anni, quando Crotone credeva di essere la “Torino del Sud” grazie alle produzioni di Pertusola (zinco e metalli) e Montecatini (fertilizzanti e detergenti), poi confluite in Montedison.
I TENORM a Pertusola-Crotone
Questa è una storia che per essere seguita richiede memoria lunga, pazienza e una certa attitudine a maneggiare codici di rifiuti e a seguirne le tracce. Iniziamo dai TENORM (Technologically Enhanced Naturally Occurring Radioactive Materials): sono radionuclidi naturalmente presenti nell’ambiente ma qui concentrati oltre i livelli naturali a seguito di lavorazioni industriali e pertanto definiti “potenziati”. Nel caso di Crotone, derivano dalle produzioni di fertilizzanti fosfatici, gestite storicamente da Montecatini e poi Montedison, mentre Pertusola si occupava di lavorazioni di metalli.
La presenza di questi materiali nella discarica ex Pertusola non era prevista dal progetto di bonifica autorizzato. Da qui la sospensione comunicata da Eni Rewind l’8 gennaio. Ma quella che l’azienda definisce una scoperta “imprevista” viene contestata dalle istituzioni locali e dalle associazioni ambientaliste.
In un comunicato dai toni molto duri Legambiente denuncia: “L’unico a dichiararsi sorpreso del rinvenimento di TENORM all’interno del SIN sembra essere proprio Grossi, nonostante sia amministratore delegato di una società il cui core business sono le bonifiche, comprese tutte le attività preliminari di campionamento, carotaggio e caratterizzazione”. Lo scrivono in una nota congiunta Rosaria Vazzano (presidente del Circolo Legambiente Crotone), Anna Parretta (presidente di Legambiente Calabria) e Stefano Ciafani (presidente di Legambiente Nazionale). “Stiamo parlando di un sito industriale interessato per oltre cinquant’anni non solo da un’industria metallurgica come Pertusola Sud, ma anche da attività chimiche.”
Ci troviamo di fronte a un mostro da bonificare: circa 50.000 tonnellate contenenti solo TENORM e oltre 100.000 tonnellate contenenti sia TENORM che amianto, per un totale di circa 150.000 tonnellate di materiali per cui, come conferma Eni Rewind, non esistono discariche autorizzate in Italia. Anche se effettivamente la presenza di TENORM a Crotone era già nota − l’ex discarica Fosfotec, il cui scavo è previsto per il 2027, contiene esattamente questa tipologia di materiali − il ritrovamento nella ex Pertusola ha ampliato il perimetro del problema.
Il decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) del 1° agosto 2024, che aveva autorizzato il progetto a stralcio della bonifica, prevedeva un obbligo specifico per Eni Rewind: eseguire uno scouting “da svolgere all’estero, per l’individuazione di siti di destino dei rifiuti pericolosi prodotti dalle attività di bonifica”.
Materia Rinnovabile ha potuto visionare i documenti, e l’esito, comunicato da Eni al Ministero il 30 settembre 2025, è stato inequivocabile: nessuna disponibilità. “A valle di un processo di selezione che ha coinvolto 29 potenziali fornitori, si legge nel comunicato Eni del 3 febbraio 2025, Eni Rewind ha contrattualizzato due società italiane specializzate [ECO.RA.V ed ENKI, ndr], che hanno offerto potenziali disponibilità in quattro discariche, in Svezia e Germania”, ma solo per i rifiuti pericolosi non radioattivi. Per i TENORM, zero opzioni.
Rifiuti che non si possono smaltire in Italia né esportare all’estero
A complicare ulteriormente il quadro c’è una contraddizione normativa europea. Dal maggio 2026 entrerà in vigore il Regolamento UE 2024/1157 che vieta l’esportazione di rifiuti, a meno che il notificatore non dimostri che “i rifiuti non possono essere smaltiti in modo tecnicamente fattibile ed economicamente sostenibile nel paese in cui sono stati prodotti”. Una norma che, paradossalmente, potrebbe rendere impossibile esportare materiali che in Italia non hanno destinazione.
Tra l’altro, c’è un elemento che rende questa vicenda ancora più surreale: a cinque chilometri dal sito da bonificare, esiste una discarica, la Sovreco, che secondo Eni Rewind sarebbe l’unica in Italia autorizzata a ricevere i rifiuti pericolosi del tipo prodotto dalla bonifica. È la stessa discarica che riceve rifiuti pericolosi da tutta Italia e che per Eni sarebbe risolutiva. Eppure non lo è. Per capirne i motivi dobbiamo addentrarci di nuovo nel labirinto delle carte ufficiali, nei botta e risposta burocratici, tenendo il filo per non perdere l’obiettivo finale: liberare Crotone dalla bomba ecologica.
Eni sostiene che ISPRA, su incarico del Ministero, abbia confermato nell’aprile 2024 che Sovreco sia “l’unica alternativa disponibile sul territorio nazionale per i rifiuti pericolosi da bonifica”. Lo conferma anche una dichiarazione del direttore generale del MASE, Luca Proietti, del 10 agosto 2024: “La discarica Sovreco è l’unica sul territorio nazionale a poter ricevere quel tipo di rifiuti, avendone peraltro capacità sufficiente, senza necessità di ulteriori allargamenti, come certificato anche da ISPRA, Commissario straordinario e Arma dei Carabinieri”.
Ma poi arriva la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti (Ecomafie), presentata nel dicembre 2024, che ha rilevato una contraddizione: nella nota ISPRA protocollo 2024/039 del 20 febbraio 2024, l’Istituto aveva affermato che “non è possibile verificare l’affermazione di Eni Rewind secondo la quale Sovreco risulta essere l’unica discarica in Italia che può ricevere rifiuti pericolosi e con TENORM”. Inoltre, sempre secondo la Commissione, la successiva nota ISPRA protocollo 94 del 29 aprile 2024 “risulta inconferente, in quanto limita il quesito ai gestori di discariche contenenti amianto, mentre il progetto stralcio riguarda rifiuti privi di TENORM e amianto”, scrive la Commissione Ecomafie.
Comunque, carte alla mano, questa discarica non può in ogni caso ricevere i rifiuti dalla bonifica del SIN di Crotone. Il motivo è un vincolo posto dalla regione Calabria nel Provvedimento autorizzativo unico regionale (PAUR) del 2019, recepito poi dal decreto ministeriale del marzo 2020: tutti i rifiuti prodotti dalla bonifica devono essere smaltiti fuori dalla Calabria.
Un vero e proprio corto circuito.
Difficoltà e contraddizioni normative
Il decreto MASE del 1° agosto 2024 aveva ordinato alla regione Calabria di avviare, entro il 1° settembre 2024, l’iter di modifica del PAUR per eliminare questo vincolo. La Regione non ha dato seguito. A gennaio 2025, quando Eni era pronta ad avviare gli scavi, regione, comune e provincia hanno presentato esposti diffidando l’azienda dal conferire i rifiuti nella discarica locale. Il 28 gennaio, in Conferenza dei servizi, il MASE ha sospeso l’autorizzazione, nelle more del giudizio del TAR previsto per febbraio 2025.
Lo stallo si è protratto fino a quando il Commissario straordinario per la bonifica del SIN, il 3 aprile 2025, ha emesso un’ordinanza con cui ha ordinato a Eni Rewind di avviare immediatamente i lavori conferendo i rifiuti nella discarica Sovreco, e alla regione Calabria di riesaminare il PAUR entro dieci giorni. Ma il giorno dopo, il 4 aprile, il TAR di Catanzaro ha sospeso l’efficacia del decreto ministeriale accogliendo il ricorso della regione e degli enti locali. Per i giudici, quel decreto aveva di fatto deciso di smaltire a Crotone rifiuti speciali, industriali, pericolosi e cancerogeni. L’ordinanza è stata confermata nella seduta collegiale del 7 maggio 2025, con udienza di merito fissata al 18 giugno 2025.
La vittoria della regione al TAR potrebbe però rivelarsi effimera. Dal 21 maggio 2026, con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2024/1157, il conferimento di rifiuti all’estero sarà consentito solo se il notificatore dimostra che non possono essere smaltiti in modo “tecnicamente fattibile ed economicamente sostenibile” nel paese in cui sono stati prodotti. In altre parole, se esiste una discarica idonea in Italia – come Sovreco – diventa molto più difficile giustificare la spedizione in Svezia o in Germania. Il principio di prossimità, già sancito dalla giurisprudenza europea e nazionale, impone di smaltire i rifiuti il più vicino possibile al luogo di produzione: e il più vicino possibile, nel caso di Crotone, significa cinque chilometri. Con la nuova normativa europea, il vincolo del PAUR che impone lo smaltimento fuori regione rischia di diventare non solo un ostacolo alla bonifica, ma un’aperta contraddizione con il diritto comunitario.
Costi e alternative per lo smaltimento
C’è poi la questione dei costi. Lo scouting condotto da Eni Rewind su 29 potenziali fornitori ha portato alla selezione di discariche in Svezia e Germania, ma con tariffe tutt’altro che irrilevanti: tra 100 e 250 euro a tonnellata per lo smaltimento, a cui si aggiungono tra 200 e 300 euro a tonnellata per il trasporto intermodale: strada, nave o ferrovia. Per un progetto che prevede lo smaltimento di circa 360.000 tonnellate di rifiuti pericolosi in sette anni, il conto è presto fatto: centinaia di milioni di euro per portare all’estero materiali che potrebbero essere gestiti a pochi chilometri dal cantiere. Per la Sovreco, peraltro, la stessa Eni aveva dichiarato la disponibilità di 320.000 metri cubi (oltre 500.000 tonnellate).
La Sovreco, però, in una nota indirizzata a ISPRA nell’aprile 2024, ha comunicato di non essere autorizzata allo smaltimento di rifiuti contenenti amianto, di non averne mai smaltiti, e di non poter ricevere rifiuti con radionuclidi naturali non esenti ai sensi del Decreto legislativo 101/2020. Per i rifiuti speciali e pericolosi “ordinari” della bonifica, invece, la discarica risulterebbe idonea. E intanto la sua capienza potrebbe essere saturata da rifiuti provenienti da fuori regione, vanificando di fatto la possibilità di utilizzarla per il SIN. Le alternative sul territorio nazionale sono praticamente inesistenti: la discarica di Collegno, a Torino, ha esaurito la capienza nel giugno 2024; quella di Montichiari, nel Bresciano, non ha più volumetrie sufficienti per celle dedicate all’amianto. Le altre, da Casale Monferrato a Ferrandina, o non sono autorizzate o non hanno capienza compatibile.
La ripresa degli scavi
La sospensione degli scavi comunicata da Eni l’8 gennaio ha scatenato la reazione furiosa delle istituzioni locali. Il 15 gennaio ARPA Calabria ha effettuato un sopralluogo in contraddittorio nell’area dove sono stati rinvenuti i TENORM, identificando la presenza di “meta silicato fosforico”. La relazione tecnica del 21 gennaio ha fornito un elemento chiave: “Lo stato di provvisorietà osservato non esalta alcun rischio per la popolazione e per i lavoratori”. Le misurazioni con spettrometro gamma hanno confermato la presenza dei materiali radioattivi, ma non rischi immediati.
Sulla base di questi elementi, il 26 gennaio il MASE ha disposto l’immediata ripresa delle attività di scavo, ordinando a Eni Rewind di delimitare e mettere in sicurezza esclusivamente le porzioni di terreno interessate dai TENORM, senza bloccare l’intero cantiere.
Il 28 gennaio Eni Rewind ha riavviato gli scavi, ma solo nella cosiddetta zona Gessi, un’area interna del sito ex Pertusola dove si stimano volumi di circa 130.000 tonnellate. L’area della ex discarica Pertusola dove sono stati rinvenuti i TENORM resta invece ferma, in attesa degli approfondimenti di competenza di ARPA Calabria e dell’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione).
Dall’avvio del cantiere nella ex discarica Pertusola, prima della sospensione, sono state prodotte complessivamente circa 37.000 tonnellate di rifiuti, scavati fino a una profondità media di circa 2 metri. Circa la metà è stata già conferita presso discariche nazionali ed estere, mentre i restanti volumi sono stoccati nel deposito D15 all’interno del sito.
Un rimpallo di responsabilità
Eni Rewind a Materia Rinnovabile ha detto di aver richiesto al Prefetto di Crotone la convocazione della commissione competente (ai sensi del Decreto Legislativo 101 del 2020) “per approfondire le opzioni percorribili per la gestione dei materiali con TENORM nel rispetto delle normative di radioprotezione e sicurezza pubblica. Gli esiti di tali approfondimenti saranno recepiti da Eni Rewind per la predisposizione dell’eventuale variante del progetto di bonifica, che sarà sottoposto all’approvazione della competente Conferenza dei servizi ministeriale”. Insomma, ora il pallino sta nelle mani della Prefettura e − di nuovo − del MASE.
Ma per Legambiente serve un cambio di paradigma. “Se una discarica di scopo deve esserci, allora che sia pubblica, realizzata con fondi Eni, ma pubblica, gestita dagli enti locali e destinata esclusivamente al SIN, che non riguarda solo Pertusola, ma anche l’ex Montedison e l’intera area industriale.” L’associazione ambientalista sottolinea inoltre la necessità di potenziare l’organico di ARPA Calabria con specialisti in radionuclidi e profili tecnico-scientifici altamente qualificati: “Eni Rewind non può vigilare su sé stessa”.
Legambiente ricorda un dato che spesso viene dimenticato: “La bonifica così come oggi è prevista è già di per sé un compromesso, frutto dell’accordo sottoscritto con Eni attraverso il POB2: si bonifica solo una parte dell’ex sito Pertusola, mentre per il resto si prevede una mera messa in sicurezza. E, nonostante ciò, non è la prima volta che assistiamo a tentativi di sospendere o ritardare i lavori”.
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In copertina: l'ex polo chimico di Crotone, la Pertusola, fotografato da Francesco Mollo / Fotogramma, Agenzia IPA
