Alluvioni, ondate di calore, incendi: mentre i cambiamenti climatici aumentano anche in Italia la frequenza di questi eventi estremi, le infrastrutture non sempre sono pronte ad affrontarli. Per rendere il paese più capace di reagire a questi impatti, in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio di disastri naturali, che cade il 13 ottobre, l’azienda climate tech Eoliann ha pubblicato una ricerca inedita sugli scenari di rischio previsti per il 2050.

Lo studio, dal titolo Adattiva - Scenari di rischio climatico e resilienza infrastrutturale, è stato presentato in anteprima alla Camera dei deputati nell’ambito di un evento promosso dall’onorevole Luca Squeri e patrocinato dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) e dall’Associazione infrastrutture sostenibili, con il supporto tecnico-scientifico di World Energy Council (WEC) Italia. Nel corso dell’evento, istituzioni e aziende hanno parlato dei rischi che l’Italia corre a causa della crisi climatica, e di come renderla più resiliente nel futuro. Hanno sottolineato l’importanza di investimenti nelle infrastrutture sia sul lungo termine, legati alla pianificazione, sia su quello breve, volti a far funzionare la prevenzione nell’immediato.

I risultati dello studio

La ricerca utilizza Aris, piattaforma proprietaria di Eoliann, che incrociando dati geospaziali, modelli fisici e analisi AI, ha ricostruito le possibili evoluzioni dei rischi climatici per le infrastrutture italiane. Per farlo, le ha raggruppate in 18 categorie, dette portafogli infrastrutturali, che corrispondono a una tipologia di rete o impianto (come, per esempio, le linee elettriche di alta tensione, i tratti ferroviari o autostradali etc). Infine, ha valutato l’esposizione per ciascuna categoria a sei diversi tipi di pericoli climatici.

Il risultato sono state 108 combinazioni possibili, che corrispondono a differenti scenari. Lo studio ha proiettato poi i dati su un orizzonte futuro, assumendo da qui al 2050 un’evoluzione climatica intermedia, per capire non solo il rischio attuale, ma anche i suoi cambiamenti nei prossimi 24 anni. Ne emerge una crescente pressione sulle infrastrutture: in quasi 3 casi su 4 aumenta infatti la quota di asset esposta ai livelli di pericolosità più elevati.

L’esposizione a potenziali pericoli cambia anche a seconda del luogo: è la Liguria del 2050 la regione italiana più soggetta a criticità, con quasi 9 infrastrutture su 10 (89,3%) esposte ad almeno due rischi climatici elevati (pioggia estrema e frana). A livello nazionale, le conseguenze delle frane sono quelle che impattano di più sulle infrastrutture, con due terzi delle linee elettriche analizzate che andrebbero fuori servizio. Anche le alluvioni provocano ingenti ripercussioni: il 48% dei danni sulle ferrovie, il 46,8% sulle autostrade e il 73% sugli aeroporti.

Due Italie possibili nel 2050

Dal report emergono due possibili futuri, che si basano su quanto l’Italia sarà in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici, agendo sulla prevenzione e quindi riducendo i possibili danni. “La resilienza dei sistemi si ottiene solo con la programmazione a lungo termine, perché è questa che consente di costruire alternative e rinforzare le reti in vista di cambiamenti climatici in atto”, sostiene il segretario generale di WEC Italia, Michele Vitiello. “WEC Italia crede che al centro di ogni scelta debba esserci la razionalità scientifica e che, grazie all’innovazione digitale e ai modelli predittivi, sia questa la strada per rendere il nostro paese più sicuro e giusto.”

Dall’evento emerge inoltre l’importanza di modificare approccio rispetto ai cambiamenti del clima, anche perché, conclude Roberto Carnicelli, CEO e co-founder di Eoliann, “il 2050 non è un orizzonte lontano: le infrastrutture che lo dovranno reggere esistono già o le stiamo costruendo adesso. I nostri dati ci dicono quanto spazio abbiamo ancora per cambiare quel futuro, ma servono scelte da prendere oggi e un dialogo stabile tra chi osserva il rischio, chi gestisce le reti e chi governa i territori. Dobbiamo necessariamente passare da un approccio reattivo a uno adattivo, perché a fare la differenza saranno le decisioni che prenderemo da qui in poi per prevenire le crisi e adattarci ai cambiamenti.”

 

In copertina: immagine Envato