Questo articolo fa parte del canale tematico The Social and Governance Observer, in collaborazione con Trentino Sviluppo. Iscriviti alla newsletter su LinkedIn

In un contesto economico sempre più attento alla sostenibilità, i tre pilastri dell’approccio ESG stanno seguendo una traiettoria trasformativa: da questioni di compliance a fattori chiave di competitività e credibilità aziendale. E così anche la governance non è più vista solo come un insieme di regole che disciplinano i rapporti tra management, azionisti e organi di controllo, ma sta diventando un elemento centrale per costruire un successo duraturo.

Aspetti come la trasparenza decisionale, la qualità dei sistemi di controllo e la responsabilità degli organi societari influiscono sempre più spesso anche sulla fiducia degli investitori e sull’accesso ai capitali: molti rating ESG attribuiscono un peso crescente agli indicatori di governance, che consentono di valutare la capacità di un’azienda di creare valore nel lungo periodo.

La corporate governance nel 2025

Negli ultimi anni numerosi paesi hanno rafforzato i propri quadri normativi per favorire la diffusione di governance più efficaci e resilienti, come emerge dall’OECD Corporate Governance Factbook 2025, che analizza decine di migliaia di società quotate nel mondo. Tra i trend più evidenti, il ruolo crescente degli investitori istituzionali, che oggi detengono una quota prossima alla metà del capitale azionario globale. Anche le modalità di partecipazione degli azionisti alle assemblee stanno evolvendo, con la grande maggioranza delle giurisdizioni che consente quelle totalmente virtuali.

In tema di diversità di genere, nel 2024 la presenza femminile nei CDA ha raggiunto in media il 29%, rispetto al 22% del 2019. Resta però molto limitata la presenza nei ruoli apicali: solo il 10% delle grandi società quotate ha una donna alla presidenza.

Infine, cresce l’attenzione per l’affidabilità dei dati ESG. Se la maggior parte delle giurisdizioni ha introdotto obblighi o linee guida sulla rendicontazione, un numero crescente di giurisdizioni sta introducendo requisiti di verifica indipendente (assurance) delle informazioni non finanziarie.

Linee guida, standard e normative

Per rendere comparabili le pratiche di governance sono stati sviluppati nel tempo diversi framework di riferimento. Tra i più riconosciuti vi sono i princìpi di Corporate Governance del G20/OCSE, punto di riferimento internazionale per quanto riguarda le linee guida, mentre gli Standard GRI (Global Reporting Initiative) forniscono indicatori concreti e misurabili per la rendicontazione di sostenibilità.

A livello normativo un passaggio centrale è rappresentato dall’introduzione in Europa della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che amplia gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità e richiede alle imprese di fornire informazioni dettagliate anche sulla struttura di governance e sui processi decisionali legati agli aspetti ESG, anche se il percorso normativo è stato oggetto di revisioni che hanno ridotto il numero di aziende coinvolte e rinviato l’entrata in vigore di alcuni obblighi.

Focus: le società quotate italiane

In Italia una caratteristica strutturale del mercato resta l’elevata concentrazione proprietaria, con il primo azionista che detiene in media circa il 48% del capitale delle società quotate, come emerge dal Rapporto 2024 CONSOB. Sul fronte della composizione dei CDA cresce la presenza di amministratori indipendenti (53%), mentre le donne occupano il 43% degli incarichi nei board, superando la quota minima prevista dalla legge 160/2019, anche se restano ancora minoritarie nei ruoli di presidente o amministratrice delegata.

Dal punto di vista organizzativo, il modello tradizionale di amministrazione e controllo rimane prevalente, mentre si osserva una graduale diffusione del modello monistico, soprattutto tra le PMI quotate. Sempre più diffusi sono i comitati dedicati alla sostenibilità, presenti nel 68% delle imprese, a fronte del 61% nell’anno precedente, spesso dotati di competenze specifiche a supporto delle strategie ESG. La sostenibilità entra anche nelle politiche di remunerazione: l’87% delle società collega una parte della retribuzione variabile del management a obiettivi ESG, anche se in molti casi (67%) questi indicatori restano ancora generici e difficili da misurare.

Misurazione e utilizzo dei dati di governance

Un tema chiave di fronte a queste analisi è quello della misurazione della governance, che si deve basare su una serie di metriche concrete (KPI) e specifiche, non solo su princìpi astratti. Tra gli indicatori specifici più diffusi, l’indipendenza del CDA, il peso della diversity & inclusion nel board, la frequenza dei meeting, la presenza o assenza della separazione tra le cariche di amministratore delegato e presidente, la pay ratio, ovvero il rapporto tra il compenso del CEO e la retribuzione media dei dipendenti.

“L’obiettivo è chiaro: analizzare in modo sistematico l’assetto dei presidi di governance, la trasparenza e la chiarezza delle responsabilità, i processi di gestione dei rischi, la coerenza delle policy e il livello di coinvolgimento degli stakeholder”, sottolinea Emiliano Resta, Head of Digital Finance di TeamSystem, tech & AI Company specializzata nelle soluzioni digitali per la gestione del business di imprese e professionisti.

Nella misurazione e nell’utilizzo di questi dati l’integrazione dell’intelligenza artificiale è, e diventerà, sempre più centrale. “In questo contesto, algoritmi e tecnologie basate sull’AI rappresentano un alleato fondamentale, perché consentono di costruire una visione più completa e oggettiva, anche in presenza di criticità legate alla qualità del dato e alla complessità dell’interpretazione del contesto. L’analisi umana resta tuttavia un fattore imprescindibile, sia nell’automazione delle analisi di rischio sia nei processi di valutazione e rating, per applicare l’AI in modo efficace, comprenderne le dinamiche organizzative e tradurre output ed evidenze in decisioni operative consapevoli.”

 

In copertina: immagine Envato