Questo articolo fa parte del canale tematico The Social and Governance Observer, in collaborazione con Trentino Sviluppo. Iscriviti alla newsletter su LinkedIn

Nel dibattito globale sulla sostenibilità aziendale le iniziative a favore dell’ambiente hanno storicamente ricevuto molta visibilità, affiancate negli anni più recenti da una crescente attenzione agli aspetti sociali, mentre ancora troppo poco si guarda alla struttura di governance che rende possibile questa trasformazione. Come sottolinea Rossella Sobrero in un’intervista a Materia Rinnovabile, è invece fondamentale integrare i criteri ESG nei processi decisionali aziendali, dalla definizione della strategia fino al monitoraggio operativo. È il caso di Aquafil, gruppo internazionale attivo nella produzione di nylon, fibre sintetiche e polimeri, che ha avviato questo percorso da quasi vent’anni, molto prima che l’Europa introducesse la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive).

La storia: pioniera delleconomia circolare

Fondata nel 1965 ad Arco, in Trentino-Alto Adige, dalla famiglia Bonazzi, Aquafil è oggi presente in 13 paesi e 4 continenti. Il gruppo ha un fatturato di 520 milioni di euro, conta circa 2.200 dipendenti ed è quotato nel segmento Euronext STAR Milan di Borsa Italiana e nel mercato statunitense OTCQX Best Market.

A partire dagli anni Novanta l’azienda ha iniziato un innovativo percorso di ricerca e sviluppo, culminato nel 2011 con il lancio del sistema di rigenerazione ECONYL, una tecnologia per la produzione di nylon rigenerato, derivato interamente da rifiuti come vecchi tappeti, scarti tessili e reti da pesca. I prodotti realizzati con questo materiale rappresentano oggi oltre il 60% del fatturato della divisione fibre, mentre oltre 1.900 marchi nel mondo lo utilizzano per realizzare prodotti nel settore della moda, del design e della pavimentazione tessile.

La strategia di sostenibilità del gruppo è stata formalizzata già nel 2008 con “The Eco Pledge”, un insieme di cinque princìpi che tuttora ispirano le attività: ripensare i prodotti in ottica circolare; proteggere l’ambiente; condividere le responsabilità lungo tutta la filiera produttiva; tutelare il benessere degli individui; supportare le comunità locali.

Una governance articolata su più livelli

Per Aquafil la sostenibilità è prioritaria a ogni livello della governance, dal vertice alla struttura operativa. “La gestione dei temi ESG è organizzata su diversi livelli e coinvolge sia gli organi societari sia il management operativo”, ci spiega Mattia Comotto, Group Head of ESG and Circular Economy & Sustainability. “A livello di consiglio di amministrazione è presente il Comitato controllo, rischi e sostenibilità, organismo endoconsiliare composto da tre amministratori indipendenti, incaricato di supportare il CDA nelle attività legate alla gestione dei rischi, al sistema di controllo interno e alla rendicontazione finanziaria e non finanziaria.”

A questo si affianca un secondo organo interno all’organizzazione: il Comitato ESG, organismo manageriale che ha il compito di definire e implementare la strategia di sostenibilità del gruppo. “È formato da undici membri permanenti con competenze in ambito ambientale, sociale e di governance, tra cui il CEO e la prima linea di management. Si riunisce trimestralmente per monitorare l’avanzamento delle iniziative e degli obiettivi ESG”.

Come definito dalla Policy ESG, il Comitato ESG supporta il CDA nella valutazione e nella gestione di tutti gli impatti ambientali, economici e sociali e delle opportunità e dei rischi a essi connessi; definisce una linea di indirizzo ESG, definendo tempi e priorità, al fine di integrare la sostenibilità in tutti i processi di business; verifica il raggiungimento degli obiettivi ESG approvati dal CDA e propone azioni correttive in caso di deviazione; monitora l’evoluzione normativa in tema ESG e delibera sull’attuazione delle norme e regolamenti di gruppo.

A supporto di questa struttura opera il responsabile ESG, che coordina una rete di ESG representative presenti nelle diverse sedi e funzioni del gruppo. “Queste figure hanno il compito di raccogliere dati, monitorare gli indicatori e valutare impatti, rischi e opportunità nei rispettivi ambiti di competenza, contribuendo così a integrare la sostenibilità nelle attività operative quotidiane”, prosegue Comotto. “Il risultato è una struttura capillare, che combina indirizzo strategico e monitoraggio operativo, permettendo di seguire in modo puntuale l’evoluzione dei principali indicatori ambientali, sociali e di governance.”

Visione di lungo periodo: il ricambio generazionale

La pianificazione strategica della sostenibilità guarda al medio e al lungo periodo. “Nel 2021 Aquafil ha adottato un piano di sostenibilità con obiettivi quantitativi e qualitativi al 2025, che ha guidato numerose iniziative, mentre ora l’azienda sta mettendo a punto un nuovo piano pluriennale”, spiega Comotto.

Un elemento nuovo, particolarmente rilevante per la governance, è la pianificazione della successione del top management. “Il gruppo ha definito una politica per la pianificazione della successione delle figure apicali, un passo strategico e strutturato per garantire la continuità nella guida dell’organizzazione.” Un tema sempre più centrale per molte imprese, sia in contesti industriali complessi e internazionali, sia nell’ambito di PMI a conduzione familiare, dove la stabilità della leadership rappresenta un fattore chiave per la continuità delle strategie di lungo periodo.

Sostenibilità integrata nel modello industriale: i risultati

La struttura di governance supporta un ampio insieme di iniziative nelle tre dimensioni ESG. Sul piano ambientale, come emerge dalla rendicontazione sulla sostenibilità 2024, Aquafil ha acquistato il 92,3% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili e ha raccolto 19.000 tonnellate di rifiuti post-consumo. Tra le iniziative più recenti figurano la riduzione dei consumi idrici di oltre il 20%, la definizione di un Inventory Management Plan per uniformare il calcolo delle emissioni secondo il GHG Protocol, l’introduzione di una Water Policy globale per migliorare la gestione delle risorse idriche, la stesura di un Biodiversity Impact Assessment e di un Biodiversity Risk Assessment per valutare impatti diretti e indiretti delle attività dell’azienda e rischi fisici e reputazionali in ottica di tutela della biodiversità.

Sul piano sociale, l’azienda investe nella formazione (32.000 ore erogate), nella sicurezza dei lavoratori e nella promozione della diversità e dell’inclusione. Inoltre, da anni Aquafil collabora con scuole e università per la realizzazione di progetti formativi e con associazioni del territorio, come Alba Chiara, su tematiche di primario interesse, quali la diversità di genere, la cultura dell’altro e la prevenzione della violenza. Il 100% degli stabilimenti italiani è coperto dalla Certificazione UNI/PdR 125 per la parità di genere, mentre circa 600 ore lavorative sono state dedicate ad attività di volontariato aziendale.

Nel 2024 nessuna società del gruppo ha ricevuto sanzioni per violazioni del codice etico o per episodi di corruzione. Sempre in tema di governance, il 44% del CDA è composto da donne e sono state erogate 670 ore di formazione in ambito business conduct. Il percorso intrapreso da Aquafil, conclude Mattia Comotto, “mostra come la sostenibilità possa diventare parte integrante della strategia industriale quando è supportata da una governance solida, capace di tradurre princìpi e obiettivi in processi organizzativi e decisioni operative”.

 

In copertina: foto Aquafil