Per il numero 62 di Materia Rinnovabile, abbiamo invitato al tavolo del Think Tank tre nomi che potessero offrirci una visione approfondita di alcuni temi caldi sulla Cina contemporanea, come le politiche climatiche e ambientali, la cooperazione con l’Europa e le tensioni con gli Stati Uniti.

Abbiamo così contattato Ma Jun, il più importante e noto attivista ambientale cinese, che dagli uffici dell’Institute of Public & Environmental Affairs di Pechino ci ha raccontato come la Cina, in meno di vent’anni, sia passata dallo “sviluppo a qualsiasi costo” alla “civiltà ecologica”.

Sui rapporti sino-europei abbiamo invece interpellato Massimo Bagnasco della Camera di commercio dell’Unione Europea in Cina, con cui abbiamo discusso dei punti d’attrito e di quelli in comune su cui costruire la cooperazione fra le due parti. Infine, sul tema caldissimo delle relazioni fra Cina e USA, abbiamo parlato con Kaiser Kuo, considerato oggi una delle voci più interessanti in materia. Qui di seguito, un’anteprima delle interviste che potete leggere su Materia Rinnovabile #62.

Ma Jun: dati e pragmatismo, la via cinese all’ambientalismo

Se oggi, visitando Pechino, troverete un cielo blu terso invece di una cappa di smog, il merito è anche suo. Giornalista d’inchiesta e poi attivista a tempo pieno, Ma Jun è uno dei tre o quattro nomi fondamentali che compaiono in ogni storia dell’ambientalismo cinese. A partire dagli anni Novanta, con i suoi reportage per il South China Morning Post sui fiumi inquinati e le emissioni tossiche delle industrie, ha contribuito a mostrare il lato oscuro dell’eccezionale sviluppo economico della Cina. Il suo libro-inchiesta China’s water crisis (中国水危机 - Zhōngguó shuǐ wéijī), uscito nel 1999, ha generato un impatto pari a quello che ebbe Silent Spring di Rachel Carson negli anni Sessanta, ispirando la nascita di un vero movimento per l’ambiente. Ma Jun, però, non si è fermato alla denuncia. Nel 2006, a Pechino, fonda l’Institute of Public & Environmental Affairs (IPE), una no-profit che incentra tutta la sua ricerca e attività sull’analisi dei dati ambientali, allo scopo di creare database estesi e trasparenti per promuovere la collaborazione fra aziende, istituzioni e società civile. E trovare, insieme, soluzioni efficaci.

La piattaforma Blue Map sviluppata dall’Istituto e tutte le iniziative, e soprattutto i risultati ottenuti, sono valsi a Ma Jun nel 2012 il Goldman Environmental Prize (il Nobel degli ambientalisti), e anche una partecipazione nel 2016 al celebre documentario Before the Flood, accanto a DiCaprio.
Lui però rimane con i piedi ben piantati a terra, perché, come ha detto a Giorgia Marino in una lunga intervista via Zoom, “la missione non è ancora compiuta”.

Massimo Bagnasco: Pechino e Bruxelles, partner nel clima e rivali nell’industria?

L’Unione Europea e la Cina si posizionano come partner strategici nella promozione della transizione verde globale. Al contempo, il loro rapporto sta evolvendo a causa delle divergenze in materia di commercio, politica industriale e concorrenza nel settore clean-tech. Di stanza in Cina da oltre vent’anni, Massimo Bagnasco, States’ Representative presso il National Executive Committee della Camera di commercio dell’Unione Europea in Cina, ha seguito da vicino queste dinamiche.

In un’intervista con Giorgio Kaldor, Bagnasco riflette sui punti in cui Bruxelles e Pechino continuano a trovare un terreno comune in materia di clima ed economia circolare, e su come le discussioni in corso relative alle condizioni di parità, alla tariffazione del carbonio e alle strategie industriali potrebbero plasmare il futuro della loro cooperazione.

Kaiser Kuo: Cina e USA, l’equilibrio (im)possibile

Attrazione e repulsione, rivalità e complementarità, fascinazione e incomprensione. Il rapporto fra Cina e Stati Uniti è oggi più che mai al centro della geopolitica globale. Ogni vertice bilaterale, ogni scambio fra Xi Jinping e Donald Trump è atteso e osservato con un misto di speranza e timore dalle nazioni del Global South, con una malcelata apprensione dall’Europa, e in generale con una certa inquietudine da tutto il mondo. Dalle altalenanti tensioni e distensioni fra le due superpotenze dipendono le borse, i prezzi dell’energia, i flussi delle materie prime, e anche aspetti apparentemente più banali della vita quotidiana, come l’accesso a un social network.
Ma come stanno davvero cambiando le relazioni sino-statunitensi nell’era del Trump-bis? E cosa pensano oggi i cinesi degli statunitensi, e viceversa?

Giorgia Marino ne ha parlato con un osservatore d’eccezione. Chitarrista rock, ex membro e fondatore della prima band heavy metal cinese (i Tang Dynasty), ex direttore delle comunicazioni internazionali per Baidu, giornalista ed esperto di nuove tecnologie, Kaiser Kuo è nato negli Stati Uniti da genitori cinesi e ha vissuto per più di vent’anni a Pechino, dove è recentemente tornato. Sin dal 2010, dai microfoni del seguitissimo Sinica Podcast, racconta e analizza la politica, l’economia, la società e la cultura cinesi. Ed è considerato una delle voci più originali e acute sul rapporto fra Cina e Stati Uniti.

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In copertina: Ma Jun, Massimo Bagnasco e Kaiser Kuo