A fine marzo 2026, il Canada ha presentato una strategia nazionale per la protezione della natura da 3,8 miliardi di dollari. Si chiama A Force of Nature: Canada's Strategy to Protect Nature, letteralmente “una forza della natura”, ed è stato lanciato dal primo ministro Mark Carney. L’obiettivo è portare entro il 2030 la quota di territori e acque protette al 30% del totale nazionale, in linea con l'impegno assunto a Montréal nel 2022 nel quadro della Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità.
Oltre al ripristino degli habitat, il piano canadese mira ad allineare le strategie industriali agli obiettivi di conservazione, promuovendo la mobilitazione di risorse economico-finanziarie a favore della natura, con particolare attenzione al coinvolgimento e agli investimenti del settore privato. “La bellezza della natura canadese – dai laghi alle foreste, dalle montagne alle coste – è centrale nella nostra storia, nella nostra identità e nel nostro modo di vivere. Come canadesi, abbiamo la responsabilità di proteggere le terre e le acque che abbiamo ereditato”, ha sottolineato il primo ministro. “Grazie a iniziative di conservazione senza precedenti, alla potenza della tecnologia moderna e alla saggezza delle tradizioni indigene, la nostra nuova strategia per la natura proteggerà ciò che conta di più e contribuirà a costruire un Canada più forte e più sostenibile.”
Tre pilastri per la natura
Il punto di partenza resta ancora lontano dall’obiettivo. Meno del 14% delle terre canadesi è formalmente protetto, così come poco più del 15% delle vaste aree marine che circondano il paese. Si tratta di dati rilevanti per una nazione fortemente dipendente dalle risorse naturali, che custodisce circa il 20% delle riserve mondiali di acqua dolce, oltre 2 milioni di laghi di ogni dimensione, il 25% delle zone umide globali e quasi un quarto delle foreste boreali del pianeta, oltre a ecosistemi che ospitano circa 80.000 specie. Circa il 7% del PIL è generato da settori strettamente dipendenti dalla natura, come agricoltura, selvicoltura, pesca e attività minerarie, senza considerare i numerosi altri comparti economici che si fondano, in modo diretto o indiretto, su queste stesse risorse.
La strategia si articola in tre assi. Il primo riguarda la protezione diretta del territorio e delle acque, favorendo lo sviluppo di corridoi ecologici per connettere tra loro gli habitat. L'obiettivo è proteggere almeno 1,6 milioni di chilometri quadrati di terre e oltre 700.000 km2 di oceano nei prossimi quattro anni, portando la conservazione terrestre dal 14% al 30% entro il 2030 e quella marina dall'attuale 15% al 28%, con la finalità di arrivare al 30%.
Il secondo asse affronta il rapporto tra sviluppo economico e infrastrutturale e la tutela degli ecosistemi, puntando su strumenti come la mappatura digitale, i dati ambientali e l’intelligenza artificiale per individuare le aree a più alta biodiversità e supportare in modo più informato le decisioni politiche. L’approccio si fonda su metodi scientifici e valorizza le Nature-based Solutions come leve per rafforzare l’azione climatica, sia in termini di adattamento sia di mitigazione, con l’obiettivo di sostenere il benessere dei servizi ecosistemici, il cui valore complessivo supera di oltre il doppio il PIL canadese del 2018.
Sono inoltre previste collaborazioni più strette con i settori industriali. Tra gli esempi, prosegue il lavoro su iniziative come il Fish and Fish Habitat Protection Program, volto a ridurre l’impatto ambientale di infrastrutture quali ponti, porti e autostrade. “Un futuro solido per il Canada dipende dalla salute e dalla resilienza dell'oceano e delle acque dolci. Investendo nella nostra iniziativa strategica per il salmone selvatico del Pacifico e nella Strategia nazionale per il salmone selvatico dell’Atlantico, stiamo rafforzando le misure di protezione delle specie acquatiche a rischio, nonché dei pesci e dei loro habitat, affrontando minacce come le reti fantasma”, sottolinea Joanne Thompson, ministra della pesca. “Questo approccio ci consente di costruire ecosistemi più sani e una pesca più sostenibile e prospera.”
Il terzo asse riguarda la mobilitazione di capitali privati. In questo ambito, lo stato intende proseguire sui risultati già ottenuti, come le iniziative a sostegno della conservazione guidata dalle comunità indigene, rafforzando l’attivazione di finanziamenti pubblici e privati a supporto di progetti di conservazione su larga scala e di lungo periodo. Poiché circa l’80% dei fondi destinati alla natura e alla biodiversità a livello globale proviene attualmente dal settore pubblico, risulta fondamentale orientare anche il capitale privato verso questi investimenti.
Tale obiettivo sarà perseguito attraverso la creazione di una task force sulla contabilizzazione del capitale naturale e sul finanziamento della natura, operativa dalla primavera del 2026, con il compito di formulare raccomandazioni per mobilitare capitali privati destinati al ripristino e alla conservazione degli ecosistemi.
Un buon inizio, ma non basta
La Wilderness Committee, organizzazione canadese che si occupa della protezione della natura dal 1980, individua però diverse contraddizioni nella strategia, sostenendo che adatta le misure di conservazione alle esigenze del settore industriale. Lucero González, responsabile delle campagne e delle policy del Wilderness Committee, ha sintetizzato la contraddizione in una nota stampa, in cui spiega, parlando della giornata in cui è stata annunciata la strategia, che "mentre il primo ministro Mark Carney potrebbe pensare che ieri sia stato un buon giorno per gli orsi polari, il resto dell'anno continuerà a essere un buon giorno per gli investitori privati e le industrie estrattive".
Uno dei problemi evidenziati è la mappatura prevista dalla strategia, che serve esplicitamente ad "accelerare le autorizzazioni" per i proponenti di progetti, non a restringere lo sviluppo. Nonostante sia stato accolto positivamente l’aumento di 1,5 miliardi di dollari dei fondi destinati all’Enhanced Nature Legacy for Canada, nella nota stampa si evidenzia come non sia sufficiente a compensare l’aumento del 188% delle specie a rischio registrato nell’ultimo decennio.
“L’odierno finanziamento arriva dopo tagli importanti ai dipartimenti responsabili della tutela della natura e dopo la spinta del primo ministro ad accelerare l’estrazione delle risorse e la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali in tutto il paese attraverso leggi come il Build Canada Act”, ha dichiarato il vicedirettore di Wilderness Committee, Torrance Coste. “Stiamo ancora distruggendo la biodiversità e gli habitat delle specie a rischio più velocemente di quanto li stiamo proteggendo. Nessuna quantità di denaro sarà in grado di riportare in vita una specie estinta.”
Anche il WWF Canada, che accoglie positivamente la strategia, sottolinea come “permangono importanti lacune che determineranno la capacità della strategia di mantenere le promesse fatte. I finanziamenti destinati al ripristino su larga scala sono limitati, nonostante il diffuso degrado degli ecosistemi in tutto il paese. Anche la riduzione dei fondi destinati al recupero delle specie a rischio potrebbe compromettere i progressi ottenuti con tanta fatica”.
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In copertina: immagine Envato
