Quali impatti avranno i nuovi Parlamento e Commissione EU sul Green Deal? È la domanda che aziende, finanza, analisti si stanno ponendo da giorni, tra la tesa situazione politica francese, il G7 che inizia domani, giovedì 13 giugno, guidato da una Giorgia Meloni grandemente rafforzata, la perdurante complessità geopolitica, tra dazi all’import cinese, Ucraina, Palestina e Africa. Materia Rinnovabile ne ha parlato con Alessandro Lanza, direttore della FEEM, Fondazione Eni Enrico Mattei, per coglierne il punto di vista.

Alessandro Lanza

 

Lanza, possiamo dire che la domanda madre per il settore della green economy è se il Green Deal sarà smantellato o meno.

Abbiamo un parlamento spostato leggermente più a destra rispetto a prima, ma non così tanto come qualcuno si aspettava. La vera risposta arriverà però da come sarà formata la Commissione. Ritengo che grandi novità potrebbero non esserci. La coalizione che ha sostenuto il primo mandato di von der Leyen potrebbe riformarsi e di fatto ci troveremmo con equilibri simili.

Se ci sarà una continuazione del Green Deal quali saranno i suoi assi centrali?

Mitigazione delle emissioni e adattamento ai cambiamenti climatici, legati a temi come l’elettrificazione, il mix energetico, la motorizzazione elettrica. Alcuni di questi, come le auto elettriche, vedranno qualche rallentamento dovuto all’appesantimento della presenza delle destre, che su questo ci hanno fatto campagna e vogliono fermare l’import sostanzialmente cinese delle tecnologie, batterie e fotovoltaico soprattutto. Ma la diminuzione del peso delle fonti fossili andrà avanti, anche se non con la velocità necessaria. Serve continuare a sostenere solare ed eolico, nonostante l’opposizione della destra, e aprire il dibattito sul nucleare, con i mini impianti e la gestione delle scorie. Altre battaglie, come quelle legate ai pesticidi e alla riforma dell’agricoltura, visto il peso elettorale che hanno avuto questi temi – ad esempio in Francia –, rallenteranno sicuramente.

Lei spinge molto sul tema dell’adattamento.

La concentrazione di emissioni di CO₂ in atmosfera è fuori controllo. Non riusciremo a stare dentro gli 1,5°C. Quindi decarbonizzare è la sfida centrale e gli strumenti per farlo sono pochi. Dato che però non staremo nei range climatici considerati sicuri dalla scienza, gli impatti saranno inevitabili e colpiranno i cittadini. Quindi l’Europa deve agire in maniera rilevante sull’adattamento, con politiche e finanziamenti.

Torniamo alla Francia, che si è sempre distinta per il supporto al Green Deal ma ora entra in una fase politica complessa.

La dissoluzione del parlamento francese è una scommessa di Macron, che rimane in carica: far governare l’estrema destra di Le Pen e dimostrare ai cittadini come questa non sia in grado di farlo, oppure formare una forte coalizione ed evitare a questa destra di fare l’ultimo miglio e raggiungere il potere. Certo Macron potrebbe perdere questa scommessa e ciò avrebbe impatti rilevanti anche in Europa. Macron ha assunto una posizione molto interventista in Ucraina e il prossimo governo francese dovrà posizionarsi rispetto al presidente. Ma è già successo di avere il presidente di un colore e il governo di un altro.

Il 13 giugno inizia il G7, con Giorgia Meloni salda al potere, due presidenti europei in difficolta, Scholz e Macron, e il presidente USA che rischia di essere sconfitto da Trump. Quali temi avranno la priorità?

Uno dei principali dossier è l’uso degli asset congelati russi per la guerra in Ucraina e in generale come continuare a sostenere lo sforzo bellico. Sarà da capire se vincerà la posizione di Macron, che vuole mandare le truppe, oppure la posizione italiana, a favore delle armi ma più moderata. Sul clima siamo in una fase di stallo, COP29 è lontana e alcune tematiche sono state discusse in altri G7, ma sicuramente si dirà qualcosa. Ci sarà attenzione invece sul piano Mattei, sotto la spinta italiana, per rafforzare la cooperazione energetica nel nord Africa (Egitto, Algeria, etc) e in generale sull’energia.

I mercati rimangono nervosi, attendono un chiaro segnale su chi sarà a capo della Commissione.

I mercati sono condizionati fondamentalmente dal livello di incertezza. Come detto, ritengo probabile che si consolidino un’alleanza e una convergenza intorno a Ursula von der Leyen: quando sarà confermata gli investimenti ripartiranno. La decisione di abbassare i tassi d’interesse sta già aiutando il mercato e si spera ce ne saranno di ulteriori. Sugli investimenti verdi il buon senso prevarrà.

 

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Immagine di copertina: Ursula von der Leyen fotografata da Philippe Stirnweiss © European Union 2019 - Source : EP

 

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