Dal 29 settembre al 2 ottobre 2026, Roma ospiterà il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua. Organizzato dal Comitato One Water con il sostegno del CIHEAM di Bari, in collaborazione con l’Unione per il Mediterraneo (UpM) e l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia, il forum vuole posizionarsi come una tappa preparatoria in vista della COP31 di Antalya e del summit UN Water del 8–10 dicembre 2026 ad Abu Dhabi.
The Water Observer, media partner del Forum, ha intervistato il direttore del Forum Emilio Ciarlo per capire il posizionamento geopolitico dell’evento, che si costruisce su tre pilastri: governance, prevenzione e pianificazione.

Perché un Forum Euromediterraneo dell'Acqua? perché Roma? perché adesso?

La regione del Mediterraneo si scalda il 20% più velocemente della media globale. Oltre 180 milioni di persone vivono già in condizioni di povertà idrica, altri 60 milioni sotto stress idrico. Eppure non esisteva uno spazio strutturato di dialogo che mettesse attorno allo stesso tavolo le due sponde del Mediterraneo – Europa, Africa settentrionale e Medio Oriente – sul tema specifico dell'acqua. Il Forum colma questo vuoto, in un momento in cui il calendario internazionale – la Conferenza ONU di Abu Dhabi a dicembre 2026, il World Water Forum di Riyadh nel 2027, la conclusione della Water Decade nel 2028 – rende il 2026 un anno cruciale e irripetibile per fissare impegni concreti.
Roma è la sede naturale: è la capitale di un paese che ospita FAO, IFAD e WFP, che ha promosso il Piano Mattei per l'Africa con un asse prioritario sull'acqua, e che – attraverso il Comitato One Water, l'UfM e l'IME – ha costruito negli ultimi anni la rete istituzionale necessaria a rendere questo Forum credibile e rappresentativo.

Come si posiziona oggi l'Italia come player internazionale geopolitico ed economico sul tema idrico?

L'Italia ha una posizione unica: è allo stesso tempo paese mediterraneo ed europeo, ha appena investito 4,5 miliardi del PNRR nel settore idrico mentre con il Piano Mattei ha collocato la sicurezza idrica al centro della politica estera e di cooperazione verso il continente africano e il Mediterraneo meridionale, con 5,5 miliardi dedicati a progetti di sviluppo sui temi delle infrastrutture idriche, energetiche, sanitarie, educative. Il Forum è il momento in cui l'Italia trasforma questa posizione in leadership internazionale riconosciuta.
Inoltre, il nostro Paese affronta e conosce tutte le facce della risorsa acqua: dai ghiacciai ai fiumi, dalle coste marine alle montagne, dai rischi per la scarsità idrica a quelli legati ad alluvioni ed eventi estremi. Anche per questo abbiamo tecnologie, esperienze e know how avanzati in tutti i settori.

Nella catena diplomatica verso UN Water di Abu Dhabi e COP31, come si posiziona il Forum e quali output concreti sono attesi?

Il Forum si chiude il 2 ottobre; Abu Dhabi apre il 2 dicembre. Quei due mesi non sono un vuoto, sono il tempo necessario per tradurre le raccomandazioni di Roma in posizioni e idee da portare alla Conferenza ONU e ancora prima alla COP31 di Antalya, a fine novembre. Lavoriamo per lanciare una “Rome Initiative on Water”, nell’ambito della dichiarazione che l’Unione per il Mediterraneo speriamo approvi nei giorni del Forum e che persegue un’azione di capacity building così da migliorare la “bancabilità” dei progetti idrici infrastrutturali. Avremo un “CEO Water Commitment Pledge”, la dichiarazione del settore privato che dovrebbe concludere il CEO Water Summit che stiamo costruendo con importanti aziende del settore. Poi ci sarà un pacchetto di raccomandazioni tematiche strutturate, prodotte da ciascuno degli 11 panel del Forum, che costituiranno il contributo tecnico e politico euro-mediterraneo.

Che ruolo auspicate per l'Italia all'interno di UN Water?

Il Forum e il Comitato One Water mirano a promuovere un ruolo da protagonista per l’Italia. Il paese può aspirare a un ruolo di leadership nella governance globale dell'acqua, coerente con il suo posizionamento mediterraneo e con la presenza delle agenzie ONU a Roma, guardando magari alla prossima conferenza delle Nazioni Unite, nel 2028, che concluderà la “decade internazionale di azione sull’acqua”. Ad Abu Dhabi insisteremo perché il Governo assicuri interventi di alto profilo nel segmento politico e cercheremo di contribuire alla definizione di documenti in cui il Mediterraneo, uno degli hot-spot climatici del pianeta, abbia una voce forte e autorevole. Ne parleremo già a Jeddah a fine giugno con gli organizzatori dei forum del Cairo e di Istanbul. Vogliamo costruire insieme un percorso coerente che dia a tutti più forza.

Delle undici sessioni del Forum una chiave è quella della governance. Che modello auspicate per l'Europa? Come dialogherete con Bruxelles?

Il modello che il Forum propone è quello di una governance multi-livello, che integra città, autorità di bacino, stati nazionali e istituzioni europee in una architettura coerente e non frammentata. La nuova Strategia europea per la resilienza idrica e la Water Framework Directive forniscono la cornice regolatoria; il Forum vuole lavorare sulla sua implementazione concreta, con particolare attenzione alla dimensione transfrontaliera e alla cooperazione con i paesi non-UE del Mediterraneo. Il dialogo con Bruxelles è avviato: la Commissione europea parteciperà al Forum sia nelle sessioni plenarie che al CEO Water Summit, abbiamo invitato sia la Commissaria all’ambiente e alla resilienza idrica, Jessica Roswall, e il Dg ENV Eric Mamer, sia la Commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica con il Dg MENA Michael Karnitschnig.

Un festival euro-mediterraneo per favorire dialogo tra le due sponde: come si evita il monologo europeo?

La co-progettazione con la sponda sud è strutturale, non decorativa. L'Arab Water Council è partner organizzativo del Forum. CIHEAM Bari, con la sua rete di relazioni nei paesi del Mediterraneo meridionale, ha condotto nell'ambito del progetto One Water tre cicli di consultazioni regionali – con i Balcani, il Mashreq e il Maghreb – che hanno alimentato direttamente l'agenda tematica del Forum, garantendo che le priorità della sponda sud siano integrate nella programmazione fin dalla fase preparatoria. La Ministeriale UfM, se la situazione politica e di sicurezza lo consentirà, riunirà lunedì 28 settembre alla Farnesina i 43 ministri responsabili dell'acqua nell'area e contiamo che le delegazioni restino a Roma, nella stessa settimana, per partecipare al Forum. Il programma include sessioni specificamente dedicate alle sfide del Mediterraneo meridionale, e la partnership con l'UfM e con lo stesso CIHEAM di Bari è la garanzia istituzionale di questo equilibrio.

La legacy: cosa resterà dopo il 2 ottobre?

Il Forum non si esaurisce il 2 ottobre. La legacy è costruita su tre livelli. Il primo si basa sull’insieme di documenti, impegni e idee che saranno discussi a Roma, entrando nel dibattito internazionale, e che saranno portati nei successivi appuntamenti internazionali. Il secondo è istituzionale: il Comitato One Water è riuscito a costruire un network nazionale e internazionale di oltre un centinaio di membri tra istituzioni, imprese, università e organizzazioni internazionali e ha l’obiettivo di dare continuità a questo lavoro prezioso. Il terzo è legato all’idea di costruire un Mediterranean Water Fund che investa nei progetti infrastrutturali prioritari per raggiungere la “water security” nella regione entro il 2050, l’obiettivo politico che fa da slogan al nostro Forum.

Questa costituirebbe una svolta nella water finance.

La nostra idea è quella di raccogliere in tutto il Mediterraneo quelli che sono gli investimenti governativi, come ha fatto recentemente l’Unione Africana. Aggiungere poi quelli movimentati dalla “Rome initiative” in seno all’Unione per il Mediterraneo. Costituendo dunque un fondo multi-donatore in cui confluiscano anche altre risorse: dal Green Climate fund alle Banche di sviluppo, agli aiuti pubblici allo sviluppo, aperto alle partnership con il privato in modo da colmare il gap di 30 miliardi di dollari annui necessari per ottenere gli obiettivi nella regione. Cosi One Water sarebbe davvero un successo concreto.

 

Immagine di copertina: Emilio Ciarlo