Il turismo legato alla pesca sportiva sta emergendo come uno dei segmenti più dinamici dell’industria dei viaggi, trasformando un’attività tradizionalmente individuale in un vero motore economico capace di generare flussi internazionali e nuove opportunità per i territori. Il fenomeno è stato al centro di Pescare Show 2026, il Salone internazionale della pesca sportiva e della nautica da diporto organizzato da Italian Exhibition Group alla Fiera di Rimini a fine febbraio.
Un settore da oltre 10 miliardi di euro in Europa
Le dimensioni economiche del comparto evidenziano un mercato in espansione. Secondo le stime di European Fishing Tackle Trade Association, la pesca sportiva genera in Europa una spesa annua di circa 10,5 miliardi di euro considerando viaggi, attrezzature ed esperienze turistiche.
L’Italia rappresenta uno dei principali poli di attrazione. Nel paese si contano circa 2,5 milioni di pescatori sportivi e un mercato interno da circa 300 milioni di euro di consumi, secondo i dati di Federazione italiana produttori operatori della pesca sportiva. Il settore si inserisce nel più ampio scenario del turismo sportivo nazionale, che nel 2024 ha raggiunto un valore complessivo di 12 miliardi di euro, in crescita dell’8% su base annua secondo l’Osservatorio sullo sport system di Banca IFIS.
La crescita è sostenuta anche dalla domanda internazionale: oltre 550.000 turisti stranieri hanno scelto l’Italia per attività sportive nel 2024, con un incremento del 4,7% secondo le rilevazioni congiunte di ENIT e Banca d’Italia.
Porti turistici e sostenibilità: la nuova economia del mare
L’evoluzione della domanda sta trasformando anche il ruolo dei porti turistici, che secondo Assonat stanno passando da semplici infrastrutture di ormeggio a veri hub turistici ed esperienziali. Accanto al diportista tradizionale cresce una clientela internazionale, in particolare proveniente dagli Stati Uniti, interessata a charter professionali, servizi tecnici avanzati e offerte integrate con il territorio.
La pesca sportiva diventa così una leva per ampliare l’offerta turistica e favorire la destagionalizzazione. A differenza del turismo balneare, infatti, i flussi legati alla pesca si distribuiscono lungo tutto l’anno, sostenendo l’economia locale anche nei mesi di bassa stagione.
Parallelamente cresce l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Tra i pescatori si diffonde la pratica del catch & release, che prevede la cattura e il rilascio immediato del pesce per preservare gli ecosistemi marini. L’innovazione tecnologica accompagna questo cambiamento, con la diffusione di motori elettrici per la navigazione silenziosa e minori emissioni.
Molti porti turistici stanno inoltre investendo in impianti fotovoltaici, sistemi avanzati di gestione dei rifiuti e programmi di tutela della biodiversità marina, integrando la dimensione ambientale nella strategia turistica.
Dalle Alpi al Mediterraneo, le nuove destinazioni
L’offerta turistica legata alla pesca si sta ampliando su scala europea. Tra le destinazioni emergenti figurano i cosiddetti “paradisi freddi”, come l’isola danese di Fyn e gli arcipelaghi di Langeland e Ærø, considerati tra i principali habitat europei per la trota di mare grazie a progetti di ripristino ambientale avviati da oltre trent’anni.
In Italia, il Trentino propone una rete di oltre 300 laghi alpini e circa 2.000 chilometri di corsi d’acqua, mentre in Friuli Venezia-Giulia si sviluppano modelli di turismo lento basati sulla pratica no-kill e sulla valorizzazione culturale del territorio. Nel Sud, infine, il Mediterraneo si afferma come scenario di esperienze di alto livello, dove la pesca sportiva si combina con il turismo nautico e con l’attrattività paesaggistica del Golfo di Napoli. In questo contesto, eventi come Pescare Show rappresentano non solo una vetrina commerciale, ma anche un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni di un settore che intreccia turismo, economia blu e sostenibilità ambientale.
In copertina: Pescare Show
