Ogni anno, in Italia, 905.000 tonnellate di rifiuti tessili urbani finiscono nel sistema di gestione dei rifiuti. Sono 15 chilogrammi per abitante, e l'81% viene ancora gettato nell'indifferenziata, con destinazione prevalente a incenerimento o discarica. Un divario che racconta quanto il sistema sia ancora lontano dall’intercettare separatamente i tessili a fine vita e avviarli a percorsi di riutilizzo e riciclo. È da qui che parte il white paper Tessile e sostenibilità: l'architettura normativa europea e il vantaggio competitivo di chi si adegua oggi, presentato a Ecomondo da ReDress, consorzio per la responsabilità estesa del produttore nel settore tessile.
Il documento ricostruisce il calendario che nei prossimi anni ridisegnerà la filiera: il decreto EPR atteso entro fine anno, l'atto delegato sul Regolamento ecodesign previsto nel 2027, i regimi nazionali operativi entro aprile 2028 e il passaporto digitale di prodotto (DPP). Ne parliamo con Sara Faccioli, presidente del board di ReDress e managing director di RLG Systems Italia.
L'Italia parte con un regolamento a sé stante, invece del recepimento diretto della direttiva. Perché?
L'adozione dell’EPR tessile in Italia fa parte di un impianto normativo europeo, la Waste Framework Directive, che prevede l'entrata in vigore della responsabilità estesa del produttore per i prodotti tessili, con scadenza la primavera prossima per adottare la parte normativa e poi essere operativi entro il 2028. Il nostro percorso a livello Italia era iniziato anzitempo, cioè ben prima che venisse approvata la normativa europea. Anzi, la discussione europea e l'entrata in vigore della normativa hanno forse rallentato un po’ i nostri lavori: era stata fatta la consultazione pubblica già l'anno scorso nel primo semestre, per cui avevamo già dei discorsi avanzati e, per non ricominciare tutto da capo, il Ministero ha deciso di proseguire, pubblicando il regolamento e poi posticipandone il recepimento.
A che punto è l'iter in Italia?
Il 23 luglio è arrivato finalmente il tanto atteso parere della Conferenza unificata che ha sbloccato i successivi passaggi. Passaggi che dovrebbero impiegare al massimo 90 giorni, per cui entro fine anno ci aspettiamo l'entrata in vigore del decreto. Ed è abbastanza chiaro anche dai documenti che sono circolati che il decreto sarà subito operativo, cioè i produttori saranno responsabili di finanziare, organizzare la raccolta, la selezione, il trattamento, quindi saranno responsabili dell'intera gestione. Già da subito.
Chi saranno quindi i soggetti obbligati?
Spesso c'è un po' di confusione: non sono solo i produttori ma anche gli importatori, i distributori. In sostanza, il primo soggetto che immette sul mercato il prodotto è responsabile di finanziarne il fine vita. Questo vale per i produttori italiani ma anche per i produttori esteri che importano in Italia, per il distant seller.
Lo spiegate bene nel white paper, ma in sintesi: come si collega l’impianto normativo che abbiamo fin qui descritto, con il Regolamento sull'ecodesign (ESPR) e con la futura architettura prevista dal passaporto digitale di prodotto (DPP)?
Sull’ecodesign, secondo il Regolamento ESPR, i produttori che rispetteranno determinati parametri potranno usufruire di agevolazioni per il pagamento del contributo ambientale. Anche l'obbligo del passaporto digitale in qualche modo andrà a concatenarsi con l'impianto normativo dell’EPR: si inserirà nella catena della filiera del prodotto, cioè dalla sua nascita al fine vita, e potrà essere utile anche nel ciclo finale di vita del prodotto, perché aiuterà i fornitori delle aziende che gestiscono il rifiuto a occuparsene nella maniera più corretta. Anche il divieto di distruzione è sicuramente un passaggio importante, perché la gestione dell'invenduto ha proprio lo scopo di andare a ridurre la frazione che va poi al trattamento.
Sul piano operativo, cosa devono fare le imprese?
Oggi si tratta di anticipare, cioè supportare il produttore a prepararsi al meglio all'entrata in vigore del decreto. Le aziende si trovano a dover oggettivizzare, per esempio, il contributo ambientale nei loro budget: le dichiarazioni verranno fatte nel 2027 sull'immesso del 2026. Sia la normativa europea che quella italiana prevede che le dichiarazioni di immesso siano in chilogrammi, non in pezzi, e non tutte le aziende che trattano prodotti tessili sono abituate a ragionare in chili. Il gruppo ha un forte know how sulla gestione dei dati. Vista l’esperienza acquisita nella gestione dei dati del comparto tessile al fine di sostenere i produttori in paesi dove è già in vigore l’EPR, siamo in grado di supportare le aziende nel trasformare i loro dati nel formato corretto per poter dichiarare nei vari paesi il proprio immesso sul mercato.
Vi aspettate modifiche al decreto?
Il decreto dovrebbe essere pubblicato con le revisioni uscite dalla conferenza unificata, quindi ANCI e le regioni hanno già dato le proprie osservazioni, per cui in realtà possiamo considerare il testo definitivo. Non penso che ci saranno grosse modifiche durante i successivi passaggi. Per noi sistemi collettivi inizierà un grosso lavoro di riassetto: ci uniremo per formare un centro di coordinamento e per istituire le regole di raccolta, le regole quindi del sistema. Quello che mi auguro è che il Ministero ci accompagni in questo percorso, prendendo spunto da ciò che non ha funzionato sulle altre filiere.
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In copertina: Sara Faccioli

