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Nel quadro del nuovo Regolamento UE sul Carbon Removals and Carbon Farming (CRCF), la Commissione e il Carbon Removal Expert Group stanno definendo le regole per la certificazione del carbonio stoccato nei prodotti da costruzione in legno. Tuttavia, il rafforzamento degli obblighi di rendicontazione lungo l’intero ciclo di vita, previsto nell’ultima bozza di maggio, è stato letto da molti operatori del settore come un ulteriore carico burocratico. Habitech, distretto tecnologico trentino società benefit, lo interpreta invece come un’opportunità per avviare la strutturazione della filiera attorno alle dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD), anticipando l’evoluzione del quadro regolatorio che, secondo le attuali indicazioni, porterà all’adozione di una metodologia di calcolo dedicata alle strutture in legno strutturale nella seconda metà del 2026.
“Per calcolare il beneficio netto in termini di CO₂ stoccata verrà fortemente sfavorito (se non addirittura proibito) l’utilizzo di valori medi di database: serviranno (o verranno invece valorizzati) EPD specifiche per i singoli prodotti da costruzione in legno, capaci di descrivere in modo completo il ciclo di vita del prodotto”, spiega a Materia Rinnovabile Vittorio Vezzali, coordinatore area tecnica e responsabile area decarbonizzazione presso Habitech. “Il punto è particolarmente rilevante per le costruzioni in legno che stoccano CO₂, dove la futura generazione di crediti dipenderà sempre più da dati puntuali e verificabili sui materiali effettivamente installati, riducendo lo spazio per stime generiche. Questo significa entrare nel merito dei processi reali delle aziende, dei loro fornitori e dei flussi di materiali, superando la logica delle approssimazioni forfettarie che ha finora permesso di stimare alcune fasi con coefficienti standard.”
Il ciclo di vita si allarga: logistica e posa faranno parte del calcolo
Un’ulteriore novità riguarda l’estensione della rendicontazione alle fasi A4 e A5 del ciclo di vita. “La fase A4 comprende il trasporto del prodotto dallo stabilimento al cantiere, mentre la fase A5 riguarda le operazioni di montaggio e installazione”, continua Vezzali. In questo modo il perimetro dell’analisi si sposta dal singolo prodotto in legno alla scala dell’edificio, includendo logistica, organizzazione del cantiere e modalità di posa.
Sebbene possa sembrare inizialmente una complessità maggiore, questo approccio può ampliare la leva competitiva della filiera del legno. Il nuovo approccio richiede un livello di dettaglio maggiore e competenze più strutturate nella raccolta dei dati, ma introduce anche una maggiore aderenza alla realtà rispetto a metodi basati su valori medi che vanno a favore della scelta di materiali biobased e di un aumento di crediti generati. “L’impostazione europea va nella direzione di una quantificazione più precisa e rappresentativa dei processi effettivi”, sottolinea Mauro Carlino, responsabile certificazione ARCA presso Habitech, condizione considerata essenziale per la credibilità futura dei crediti di carbonio.
Le EPD come infrastruttura per il mercato dei crediti
In questo contesto, Habitech ha scelto di fare delle EPD il primo step del proprio lavoro con le imprese (o del proprio supporto alle imprese). “Si tratta non solo di uno strumento di conformità, ma di un processo di analisi industriale. Permette di leggere in modo strutturato processi produttivi, fornitori e flussi di materiali, individuando le fasi a maggiore intensità emissiva”, continua Vezzali.
Oltre al valore tecnico, le EPD assumono una funzione competitiva crescente. “Una dichiarazione ambientale verificata da terza parte consente al prodotto di posizionarsi con un livello di trasparenza superiore, supportato da indicatori LCA riconosciuti”, spiega Vezzali. Nel caso del legno, questo significa rendere visibile sia l’impronta emissiva sia la capacità di stoccaggio del carbonio biogenico. In prospettiva, questa infrastruttura informativa diventa la base per accedere ai futuri crediti di carbonio.
“Le EPD sono destinate a diventare un requisito di base per la loro generazione, da integrare con certificazioni di filiera e requisiti aggiuntivi”, aggiunge Carlino. “Habitech ha già avviato un percorso operativo di accompagnamento delle imprese, che include l’aggiornamento delle famiglie di prodotto e la strutturazione dei flussi dati. In un contesto europeo in cui i crediti di carbonio saranno sempre più legati alla qualità dei dati, anticipare questo passaggio diventa un fattore competitivo centrale per l’intera filiera.”
Gli altri vantaggi per la competitività
I benefici dell’EPD non si esauriscono tuttavia nella sola prospettiva dei crediti futuri. Nel breve termine, le dichiarazioni ambientali offrono vantaggi concreti nei sistemi di certificazione volontaria e nei protocolli di sostenibilità. “Parliamo di schemi internazionali come LEED, BREEAM e WELL, ma anche di certificazioni nazionali”, osserva Carlino, “oltre al ruolo sempre più centrale dei criteri ambientali minimi (CAM), dove EPD e LCA stanno diventando requisiti chiave.” Accanto alla spinta regolatoria, cresce anche il ruolo della domanda: investitori e sviluppatori stanno assumendo un ruolo sempre più attivo.
“Lo sviluppatore potrà diventare protagonista della generazione dei crediti: il sistema si sta progressivamente spostando dalla sola filiera produttiva a questo livello”, conclude Carlino. “L’obiettivo diventa duplice: ridurre l’impatto dei materiali e selezionare soluzioni capaci anche di generare crediti di carbonio. In questo quadro, le EPD diventano un elemento centrale delle strategie di portafoglio. Non si tratta più solo di scegliere il materiale meno impattante, ma quello che consente anche di generare crediti per le proprie rendicontazioni o per un rientro economico dell’investimento più rapido.”
In copertina: municipio di Nago-Torbole, foto Habitech
