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Il settore dell'edilizia è uno dei più emissivi a livello europeo. Secondo le ultime stime ufficiali di Eurostat, gli edifici in Europa rappresentano circa il 36% delle emissioni di gas serra. Questo dato include riscaldamento, raffrescamento, elettricità per illuminazione e altri servizi energetici legati all’uso dell’edificio (operational emissions). Ma una quota importante delle emissioni arriva anche dalla costruzione e dai materiali da costruzione (materie prime, produzione, trasporto, costruzione, manutenzione): a livello nazionale varia tra il 5 e il 12% dei GHG emessi.

Questo significa che una parte significativa (circa un quinto) dell’impronta totale di un edificio nell’UE deriva da componenti che non sono emissioni operative (uso dell’edificio), ma da emissioni intrinseche ai materiali e alla costruzione stessa. Per cercare di ridurre l’impronta carbonica delle componenti materiali delle costruzioni, serve accelerare su decarbonizzazione del cemento e uso di biomateriali circolari, con il legno a farla da padrone. Un materiale naturale, sano, ma che soprattutto può funzionare come storage a medio e lungo termine di CO2.

Per questa ragione la Commissione europea sta lavorando a un meccanismo e un registro per offrire crediti di carbonio di alta qualità per compensare le emissioni residue delle aziende. Lo scopo? rendere maggiormente competitiva la filiera delle costruzioni in legno e contribuire all’assorbimento di anidride carbonica.

“Le costruzioni in legno costano leggermente di più perché rappresentano un investimento ad alto valore aggiunto e puntare su tale settore significa investire nella resilienza climatica dell’edificio”, commenta Francesca Guerra di Carbon Planet, società benefit esperta nel carbon market. Una visione condivisa da Habitech, centro di eccellenza per l’energia e l’ambiente, che si posiziona come advisor di riferimento per gli sviluppatori immobiliari. La sinergia tra le due società punta a guidare il settore verso una decarbonizzazione reale, certificata e finanziariamente premiante attraverso i nuovi strumenti della finanza climatica. Il credito di carbonio potrebbe infatti innescare un meccanismo virtuoso tra chi realizza e chi acquista abitazioni in legno strutturale, contribuendo al contempo al processo di decarbonizzazione. “Un modo per rendere maggiormente competitivo il settore e favorire un materiale che è un ottimo sink”, aggiunge Vittorio Vezzali, responsabile dell'area decarbonizzazione di Habitech.

Il sistema rende possibile incentivare così l’intera filiera sostenibile del legno grazie anche alla produzione di crediti che poi possono essere anche acquistati dall'azienda stessa per compensare le proprie emissioni sul territorio. “La differenza con altri schemi è che invece di compensare in aree remote del pianeta, con classici progetti di avoidance [cioè preservando ad esempio foreste esistenti, nda], questi sono progetti geolocalizzati in Europa, di removal, cioè di riduzione della concentrazione di CO₂ in atmosfera”, aggiunge Vezzali.

La qualità dei crediti di carbonio generati dall’edilizia in legno è chiaramente disciplinata dal Regolamento europeo Carbon Removals and Carbon Farming (CRCF), adottato nel dicembre 2024. Tali crediti sono subordinati al rispetto di requisiti stringenti: devono essere accuratamente quantificabili, addizionali (ossia derivanti da attività di assorbimento che vadano oltre gli obblighi normativi e il business as usual), caratterizzati da una rimozione di CO₂ garantita nel lungo periodo e conformi ai requisiti minimi di sostenibilità, producendo benefici ambientali misurabili.

Il legislatore europeo ha stabilito che, per le strutture in legno, la vita nominale degli edifici sia di almeno 35 anni. In Italia, tuttavia, la durata degli edifici è generalmente garantita per almeno 50 anni per le costruzioni private e 100 per quelle pubbliche.

Nella metodologia di calcolo attualmente in fase di definizione da parte dell’Unione Europea si tiene conto della possibilità di perdite di CO₂, dovute ad esempio a una manutenzione inadeguata degli edifici o a eventi estremi come gli incendi. Per far fronte a questi rischi, una parte della CO₂ rimossa attraverso la costruzione degli edifici viene accantonata in un buffer di garanzia, che funge da meccanismo assicurativo contro eventuali dispersioni. In questo modo, spiega Francesca Guerra “si rafforza l’integrità ambientale dei crediti di carbonio legati all’edilizia in legno, aumentando la fiducia del mercato e degli investitori”.

“In questo processo interviene Habitech”, aggiunge Vezzali. “I progetti edilizi che generano crediti di carbonio devono essere monitorati, rendicontati e verificati da organismi terzi e indipendenti. I crediti così validati possono quindi essere inseriti in un registro pubblico, che garantisce trasparenza e previene il rischio di doppio conteggio (double counting).”

Habitech per generare questi crediti dovrà essere certificata da Accredia, in conformità a quanto stabilito dal CRCF (Carbon Removals and Carbon Farming) e dal nuovo registro italiano dei crediti di carbonio, assicurando così l’allineamento ai requisiti normativi europei e nazionali. L’Unione Europea dovrebbe rilasciare nella prima metà del 2026 la versione finale e definitiva della metodologia di calcolo per le strutture in legno strutturale, consentendo così l’avvio dell’emissione delle prime “certified units”, ovvero i crediti di carbonio certificati.

 

In copertina: immagine Envato