La transizione energetica africana sta diventando un banco di prova decisivo per capire se cooperazione internazionale, capitali privati e volontà politica possano davvero convergere su un obiettivo comune. La campagna Scaling Up Renewables in Africa, lanciata da Commissione europea, Repubblica del Sudafrica e Global Citizen, nasce come piattaforma coordinata che mette insieme governi, istituzioni finanziarie e imprese per sostenere progetti rinnovabili lungo tutta la filiera: dalla generazione alla rete, fino all’accesso per famiglie e imprese.

L’iniziativa ha mobilitato impegni per 17,8 miliardi di dollari e punta a un risultato concreto: ampliare l’accesso all’elettricità e trasformarlo in leva di sviluppo economico e sociale, non solo in nuovi megawatt installati. In questo contesto si inserisce la scelta di Octopus Energy di aderire alla campagna con la propria iniziativa Power Africa, finalizzata a catalizzare fino a 450 milioni di dollari in nuovi investimenti.

La decisione riflette una visione industriale che guarda al continente africano come luogo in cui sperimentare modelli energetici più moderni e inclusivi. Giorgio Tomassetti, ceo di Octopus Energy Italia, sintetizza così questa prospettiva: “Investire seriamente in Africa richiede impegni e capitali di medio-lungo periodo, ma il potenziale rinnovabile del continente è enorme e merita di essere sviluppato. Per noi ha senso perché, quando quel potenziale diventa infrastruttura reale, si crea valore per tutti: le comunità ottengono energia pulita e conveniente, e chi lavora ai progetti costruisce un sistema moderno e digitale fin dall’inizio, senza passare dai modelli fossili del passato”. È un investimento “che guarda lontano e genera benefici concreti e duraturi per il continente e per chi sceglie di accelerarne la crescita”, spiega a Materia Rinnovabile.

La campagna mette al centro un’idea precisa: l’energia non è solo accesso alla rete elettrica, ma abilitazione di servizi, filiere produttive, crescita e resilienza. L’obiettivo è rendere scalabile ciò che troppo spesso resta confinato a progetti isolati. Tomassetti insiste su questa dimensione quando parla dell’impatto potenziale dei 450 milioni di dollari: “L’investimento da 450 milioni di dollari non mira solo all’elettrificazione, ma vuole essere un facilitatore per aumentare la prosperità del continente, perché il progresso energetico abilita servizi essenziali e crescita economica. La lezione per l’Europa è chiara: l’Africa può diventare un esempio per l’adozione di soluzioni flessibili e la creazione delle reti intelligenti del futuro, e l’Europa può imparare a superare le rigidità delle proprie infrastrutture, accelerando il passaggio a un sistema energetico non più legato a modelli obsoleti ma, anzi, realmente accessibile ed efficiente”.

La strategia non si limita agli annunci. I progetti riguardano la generazione da rinnovabili, il rafforzamento delle reti, la distribuzione e l’uso di tecnologie digitali per ampliare l’accesso all’energia. L’impegno di Octopus attraversa esperienze molto concrete: il primo parco eolico della Sierra Leone, le batterie solari portatili per comunità off-grid, iniziative per sostenere l’imprenditorialità locale. Una combinazione che unisce infrastrutture e impatto sociale.

Zoisa North-Bond, ceo di Octopus Energy Generation, descrive così il cambio di passo determinato dalla campagna: “Ciò che mi entusiasma di più di questa campagna è che mette le rinnovabili africane al centro della scena globale, con il sostegno di capitali significativi e di una reale volontà politica. Vedere l'UE, i governi africani e gli investitori privati remare tutti nella stessa direzione lancia un messaggio chiaro: i mercati energetici africani sono ricchi di un vasto potenziale rinnovabile ancora inespresso e pronto per gli investimenti”. Se “riusciremo a perfezionare le politiche, a rafforzare le reti elettriche e a rendere i capitali più accessibili, non vedremo solo progetti isolati: potremo scalare le rinnovabili in tutto il continente e generare un impatto reale sia per le comunità locali che per le economie”.

Il nodo, però, non è solo tecnologico. Contano la qualità delle regole, la capacità di attrarre capitali e la solidità delle reti. Resta evidente il paradosso: il continente concentra circa il 60% del potenziale solare globale e continua a ricevere solo una frazione degli investimenti mondiali nelle rinnovabili. North-Bond lega in modo diretto accesso all’energia, crescita e stabilità sociale. L’accesso all’energia “è assolutamente il cuore di tutto questo”, ci spiega. “Essere connessi alla rete elettrica fornisce alle comunità le fondamenta per crescere: permette di gestire attività commerciali, garantire l’assistenza sanitaria di cui c'è estremo bisogno e alimentare le scuole. L’Africa possiede alcune delle migliori risorse solari al mondo, eppure riceve solo una minima parte degli investimenti globali ed è un'opportunità persa per tutti. Lavoriamo da anni per portare energia verde e accessibile alle comunità, ma partecipare a questa campagna con altri partner ci permette di amplificare il nostro impatto, potenziando la generazione, le reti e la tecnologia digitale per portare energia a persone e imprese su una scala reale e trasformativa.”

In definitiva Scaling Up Renewables in Africa affronta simultaneamente tre gap: infrastrutturale, finanziario e politico. Coordinare pubblico e privato, valorizzare i partner locali, dare priorità ai progetti che incidono davvero sull’accesso all’energia e sulla qualità delle reti significa tentare un salto di scala. Per l’Europa il messaggio riguarda tanto la tecnologia quanto la governance: l’Africa diventa così un laboratorio avanzato di reti intelligenti e modelli energetici più flessibili, mentre i sistemi più maturi rischiano di restare ancorati a infrastrutture lente proprio nel momento in cui la transizione chiede velocità, inclusione e capacità di mettere a terra soluzioni replicabili.

 

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In copertina: immagine Envato