I gas refrigeranti sono protagonisti invisibili della nostra vita quotidiana. Dal frigorifero di casa alle corsie dei supermercati, dal condizionatore dell'ufficio alle celle dell'industria farmaceutica: ovunque ci sia bisogno di controllare la temperatura, ci sono loro. Per decenni hanno rappresentato un problema ambientale, silenzioso ma grave: se dispersi in atmosfera, molti refrigeranti tradizionali hanno un impatto sul riscaldamento globale migliaia di volte superiore a quello della CO₂.

Il settore sta attraversando una rivoluzione senza precedenti. Le normative europee – dal Regolamento Fgas del 2014 al più recente aggiornamento del 2024 – stanno spingendo verso una transizione radicale: riduzione drastica dei gas ad alto impatto climatico, introduzione di refrigeranti di nuova generazione e, soprattutto, costruzione di filiere di economia circolare capaci di recuperare e rigenerare i gas esausti invece di smaltirli. Ne abbiamo parlato con Marco Lorusso, Refrigerants Business Director del gruppo Nippon Gases Italia.

 

La vostra azienda ha una doppia anima: da un lato il radicamento sul territorio italiano, dall'altro un'apertura internazionale che arriva fino al Giappone. Come si combinano questi due aspetti?

La nostra forza nasce dall'incontro di due culture complementari. Da una parte c'è la storia della Rivoira, fondata nel 1920 dal cavaliere Rivoira, che ha attraversato un intero secolo di trasformazioni dell'industria italiana. Dall'altra parte, con l'ingresso del gruppo giapponese Nippon Sanso Holdings Corp., abbiamo acquisito una visione più globale e un accesso a tecnologie ancora più innovative. Oggi Nippon Gases è fortemente impegnata nella decarbonizzazione e nello sviluppo di tecnologie avanzate. Tra queste, il mondo dei gas refrigeranti, con il recupero, la gestione e la rigenerazione, che rappresenta un impegno importante per aiutare i nostri clienti nel percorso verso la neutralità carbonica. Per noi l'economia circolare è un impegno quotidiano: rigeneriamo gas, riduciamo sprechi e perdite, investiamo in nuove applicazioni e collaboriamo con università ed enti di ricerca per trovare soluzioni innovative. L'unione tra l'eccellenza italiana e quella giapponese ci ha permesso di creare non solo valore economico, ma anche e soprattutto valore ambientale e sociale.

Siete nel mezzo di una fase cruciale di trasformazione del mercato. Qual è la sfida più grande?

La transizione in corso nel settore dei gas refrigeranti è probabilmente una delle più radicali che l'industria abbia mai affrontato. Significa dismettere tutte le vecchie apparecchiature, tutti i vecchi sistemi di refrigerazione e condizionamento che contengono gas che nei prossimi anni non potranno più essere utilizzati. La sfida più strategica è proprio la circolarità. Il Regolamento Europeo F-gas 517/2014, recentemente aggiornato dal Regolamento (UE) 2024/573, impone una drastica riduzione dei gas fluorurati ad alto impatto climatico: entro il 2030 le emissioni dovranno calare del 79% rispetto ai livelli 2009-2012. Una rivoluzione che sta spingendo l'industria verso una doppia strada: da un lato lo sviluppo di refrigeranti di nuova generazione a bassissimo impatto ambientale, gli HFO (idrofluoroolefine); dall'altro la costruzione di filiere di economia circolare per recuperare, rigenerare e riutilizzare i gas esistenti. Bisognerà recuperare tutti i tipi di gas esausti che ci sono sul mercato, analizzarli e rigenerarli, dando loro una seconda vita. La grande sfida è adeguare le nostre tecnologie e i nostri stabilimenti per avere nei prossimi anni la capacità di rigenerare questi gas che oggi rappresentano solo un rifiuto da smaltire. 

Perché è importante non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico?

EcoStar è il nostro programma di economia circolare e rappresenta un po' il cuore del nostro approccio alla sostenibilità. Il punto di partenza è molto semplice: quando un tecnico estrae un gas refrigerante da un impianto, esso diventa legalmente un rifiuto speciale pericoloso da smaltire tramite termodistruzione. Noi invece lo trattiamo come una risorsa. Il processo parte sempre con un'analisi approfondita con la quale costruiamo la carta d'identità del refrigerante. Solo quando ha le stesse caratteristiche del gas vergine viene immesso nuovamente sul mercato. La rigenerazione crea un circolo virtuoso: meno rifiuti, meno emissioni e meno consumo di risorse. Dal punto di vista economico, la rigenerazione consente di valorizzare il gas recuperato. Se il fluido è rigenerabile, rappresenta un tesoretto: noi siamo disposti ad acquistarlo, riconoscendo un valore economico al cliente, per poi rigenerarlo e rimetterlo in commercio. EcoStar nasce per semplificare questo processo: unisce conformità normativa, sostenibilità ambientale e vantaggio economico.

I vostri clienti sono soprattutto le grandi industrie?

Sicuramente l’industria rappresenta una fetta importante, come anche la grande distribuzione, ma c’è anche il frigorista, il tecnico che interviene presso le abitazioni private o gli uffici.

Come si presenta il mercato del lavoro nel vostro settore? Ci sono in Italia percorsi formativi adeguati alla sfida da affrontare?

La transizione verso modelli più circolari non può avvenire senza una crescita reale delle competenze lungo tutta la filiera. Per questo collaboriamo con associazioni di categoria, università, e tutti gli attori del mercato – progettisti, installatori, costruttori – fornendo consulenza tecnica. Parallelamente partecipiamo a iniziative sul territorio: meeting, workshop, momenti informativi specialistici in collaborazione con enti importanti nel nostro settore, come il Centro Studi Galileo. La nuova normativa F-gas rende necessaria una formazione molto più rigorosa, che oggi non c'è, quindi la formazione resta una delle nostre priorità.

 

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In copertina: foto di Nippon Gases Italia