Una zona umida nel Comasco che smaltisce il doppio dell’acqua rispetto a un’opera grigia, a un quinto dei costi operativi per metro cubo trattato. Un programma da 50 milioni di euro che sta trasformando 32 comuni nell’area milanese in vere e proprie “città spugna”, capaci di assorbire meglio gli eventi meteorologici estremi e contribuire alla riduzione delle isole di calore. Una rete di ecosistemi-filtro nel Veneto nord-orientale, in cui il valore dei servizi ecosistemici generati è paragonabile all’investimento sostenuto. Questi interventi, già operativi, sono tra i casi analizzati nel nuovo paper di SHIFT, la piattaforma multi-stakeholder promossa da Gruppo CAP, dedicato alle Nature-Based Solutions (NBS) e ai sistemi di drenaggio sostenibile (SuDS) per la gestione delle acque.

Attraverso l’analisi di alcune delle esperienze più avanzate sviluppate in Italia e in Europa, lo studio mette in evidenza un punto ormai acquisito: le infrastrutture verdi e blu offrono soluzioni efficaci e competitive rispetto alle opere tradizionali. La sfida aperta riguarda ora la loro integrazione strutturale nella pianificazione e la definizione di modelli capaci di sostenerne i costi nel tempo. “Le Nature-based Solutions stanno già dimostrando tutta la loro efficacia nel rendere città e territori più resilienti a crisi climatiche, fragilità idrogeologiche, perdita di biodiversità e crescenti bisogni sociali legati al benessere, alla salute e alla qualità della vita”, racconta a Materia Rinnovabile Matteo Pedaso, managing director for strategic development and partner di LAND Italia. “Ci stanno facendo riavvicinare alla natura, di cui l’uomo è parte, che diventa un’autentica infrastruttura per la sopravvivenza degli ecosistemi urbani.”

Quando la natura è più efficiente del cemento

Le Nature-Based Solutions (NbS) sono interventi che sfruttano i processi naturali e gli ecosistemi per affrontare sfide sempre più diffuse come allagamenti, siccità e inquinamento, offrendo anche benefici economici e sociali. Nella gestione delle acque rappresentano una soluzione sempre più diffusa, in grado sia di affiancare le infrastrutture tradizionali sia di rappresentare un’alternativa efficace, grazie alla loro capacità di coniugare resilienza climatica e riqualificazione del territorio. A seconda delle caratteristiche e degli obiettivi dell’intervento, possono contribuire sia alla gestione quantitativa della risorsa idrica, sia al miglioramento della qualità dell’acqua, grazie alla capacità degli ecosistemi di filtrare e trattenere gli inquinanti. Ma, come sottolinea il dossier di SHIFT, “numerosi interventi presentano in realtà una finalità mista, combinando funzioni depurative e di gestione dei volumi”.

A Gorla Maggiore, nel Varesotto, ad esempio, è stato realizzato un sistema che tratta la prima pioggia, accumulando e laminando il secondo flusso prima dello scarico nell’Olona. Oltre a offrire prestazioni migliori rispetto alla soluzione tradizionale in cemento, l'intervento ha contribuito al recupero di un'area industriale dismessa e al rafforzamento della biodiversità locale. Poco più a est, a Merone, la zona umida aerata realizzata a monte del depuratore tratta quasi il doppio dell'acqua di una vasca equivalente, a un terzo della spesa iniziale e a un quinto di quella operativa. Tradotto: 1,69 milioni di euro contro 4,86 per costruirla, 10 centesimi al metro cubo contro 46 per farla funzionare.

“In questo contesto le NbS devono rappresentare le nuove soluzioni ordinarie con cui si costruisce e si rinnova la città,” aggiunge Pedaso. “Per farlo devono entrare negli strumenti di pianificazione urbanistica e nei regolamenti edilizi, affinché possano entrare nella prassi di chi progetta e manutiene la città. Allo stesso tempo hanno dimostrato anche la loro efficienza dal punto di vista economico rispetto alle infrastrutture cosiddette grigie, per cui devono diventare soluzioni la cui verifica di fattibilità dovrebbe essere resa obbligatoria in tutti le fasi preliminari di progettazione, di modo che possano essere comparate ed integrate, prevedendo anche mix di soluzioni verde-blu-grigio.”

Sul fronte urbano, la sperimentazione più avanzata porta la firma della Città metropolitana di Milano. Il programma Città Spugna, guidato dal Gruppo CAP e dalla città, mobilita circa 50 milioni di euro di fondi PNRR per 88 interventi diffusi in 32 comuni dell'hinterland, con la rigenerazione di oltre 530.000 metri quadrati di spazio urbano e la messa a dimora di più di 2.000 alberi e 32.000 arbusti. Aree di bioritenzione, pavimentazioni permeabili, trincee drenanti e zone umide alleggeriscono la rete fognaria e mitigano le isole di calore, coniugando funzioni idrauliche, ambientali e sociali.

In un'estate 2026 segnata da ondate di calore sempre più frequenti in Europa, la capacità di queste superfici di abbassare la temperatura urbana diventa un argomento in più a loro favore. Attraverso l’aumento della copertura vegetale e la riduzione delle superfici impermeabili, questi interventi contribuiscono infatti a raffrescare gli spazi urbani e a migliorarne la vivibilità. A Pieve Emanuele, per esempio, tre interventi hanno rigenerato oltre 14.000 metri quadrati disconnettendo superfici impermeabili, tra cui un parcheggio asfaltato, dalla rete fognaria mista mediante aree di bioritenzione (rain garden). Il rapporto ha preso in esame anche alcune delle esperienze europee più avanzate, da ParisPluie alla strategia urbana di Barcellona, dove la gestione dell’acqua sta diventando parte integrante della pianificazione urbana.

Il vero nodo: dall'investimento alla manutenzione

Se la maturità tecnica delle NbS non è più in discussione, resta aperto il nodo dei finanziamenti. Le soluzioni basate sulla natura sono infrastrutture “vive”, la cui efficacia dipende dalla continuità della gestione, della manutenzione e del monitoraggio nel tempo. L’investimento iniziale, da solo, non è sufficiente.

Una delle vere sfide, secondo SHIFT, è quella dei costi operativi ricorrenti necessari per mantenere gli interventi in funzione lungo tutto il ciclo di vita. Secondo il dossier, nella maggior parte dei casi, queste opere vengono realizzate grazie a risorse straordinarie e discontinue, come fondi PNRR, contributi regionali, finanziamenti di fondazioni bancarie o bandi europei, senza ancora poter contare su canali di finanziamento strutturali. Un esempio arriva dall’Agro Pontino, dove un piano di ripristino considerato molto valido è rimasto fermo proprio per la mancanza di un budget dedicato.

Le strade per uscire dall'impasse esistono, e il dossier ne traccia diverse: dal riconoscimento in tariffa nel servizio idrico integrato agli schemi di pagamento per i servizi ambientali (PES), fino a forme di fiscalità dedicate, come tributi commisurati al grado di impermeabilizzazione delle superfici sul modello francese della competenza GEMAPI, e a strumenti di finanza sostenibile come i green bond, sostenuti anche dal riconoscimento dei SuDS nella tassonomia europea.

Ma oltre alla questione dei finanziamenti, la diffusione delle Nature-based Solutions incontra altre due criticità. La prima riguarda la governance: la molteplicità di competenze, enti e settori coinvolti rende necessario un coordinamento più efficace, capace di trasformare le NbS da sperimentazioni isolate a strumenti ordinari di pianificazione, con regole chiare, responsabilità definite e sistemi di monitoraggio. La seconda riguarda il divario di conoscenze. Per superare la diffidenza verso soluzioni ancora percepite come innovative è necessario rafforzare la raccolta e la diffusione delle evidenze sui loro risultati. Solo rendendo disponibili dati e criteri operativi condivisi, le NBS potranno entrare stabilmente nelle scelte di progettazione e gestione del territorio.

“In questo modo si uscirebbe dalla logica del progetto pilota o del caso studio per andare a una nuova prassi in cui le Nature-based Solutions diventano strumenti ordinari,” conclude Pedaso. “Per fare questo serve fornire tanta formazione agli addetti ai lavori e altrettanta comunicazione anche ai cittadini, per promuovere quello che − prima di tutto − è un cambio culturale.”

 

In copertina: immagine Envato