Un depuratore di acqua può diventare laboratorio di biodiversità: è quello che è successo a Canegrate, con il progetto promosso da Gruppo CAP, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato nella città metropolitana di Milano. L’impianto di Canegrate, infatti, ha ospitato ben 2.500 alborelle, pesci autoctoni dell’Italia settentrionale, allevate utilizzando esclusivamente acqua proveniente dal ciclo depurativo e sottoposta a trattamenti avanzati di ultrafiltrazione e disinfezione UV.
Il progetto, avviato nel novembre 2024 con la firma della convenzione tra il Gruppo CAP, l’Istituto Spallanzani e il Politecnico di Milano, si è concluso il 30 luglio, al termine dei dieci mesi di allevamento, quando le alborelle sono state rilasciate nei fiumi lombardi. Il successo di questa sperimentazione, chiamata alBIOrelle, è particolarmente importante perché ha permesso di valorizzare e integrare il trattamento delle acque reflue, la ricerca scientifica e il ripopolamento ittico.
Un modello di simbiosi industriale
In un allevamento tradizionale, serve prelevare nuove risorse idriche e trattare gli scarichi prodotti dalle vasche prima della loro restituzione all’ambiente. Nel modello sviluppato a Canegrate, invece, l’acqua utilizzata per l’allevamento dei pesci rientra direttamente nel normale ciclo depurativo dell’impianto, riducendo consumi e impatti ambientali, continuando nello stesso tempo a valorizzare le infrastrutture già esistenti.
“L’idea di alBIOrelle nasce dalla volontà di esplorare un nuovo modo di valorizzare l’acqua depurata, andando oltre la sua funzione tradizionale di restituzione all’ambiente e verificando se potesse diventare una risorsa anche per la tutela della biodiversità”, spiega a Materia Rinnovabile Giovanni Vargiu, direttore dell’area tecnica Circular Treatment di Gruppo CAP. “Da qui l’idea di sperimentare un modello di simbiosi industriale tra depurazione delle acque reflue e acquacoltura, utilizzando per l’allevamento acqua sottoposta a trattamenti depurativi avanzati.”
Il progetto prevede quindi diversi vantaggi, sia dal punto di vista industriale, sia ambientale. Secondo Vargiu, “il principale elemento di interesse per Gruppo CAP è la possibilità di mettere in relazione due attività – la depurazione delle acque reflue e l’acquacoltura – valorizzando una risorsa e un’infrastruttura già disponibili. Per Gruppo CAP, il valore del progetto non è soltanto nella possibilità di contribuire al ripopolamento ittico, ma anche nella dimostrazione concreta di come un depuratore possa diventare una piattaforma per l’economia circolare, la ricerca e l’innovazione ambientale. Il progetto consente infatti di esplorare nuove modalità di valorizzazione delle infrastrutture esistenti e di valutare i benefici ambientali ed economici associati alla simbiosi industriale.” Inoltre, dichiara Vargiu, “il modello è stato riconosciuto nel 2024 con il premio Verso un’economia circolare, promosso da Fondazione Cogeme ETS e Kyoto Club.”
L’importanza delle alborelle
Gli esemplari di alborelle, introdotti nelle vasche dopo la fase di svezzamento, sono stati monitorati con attenzione, misurando i parametri necessari alla sopravvivenza della specie, quali la temperatura, l’ossigeno disciolto, il pH e la concentrazione dei composti azotati. Il fatto che le alborelle abbiano raggiunto una taglia utile per il rilascio dopo una crescita regolare dimostra quindi la piena compatibilità dell’acqua trattata con lo sviluppo di questa specie.
La scelta dell’alborella non è casuale, ma come spiega Vargiu a Materia Rinnovabile, “è legata innanzitutto al suo valore per gli ecosistemi acquatici lombardi. Alburnus arborella è una specie autoctona delle acque dolci dell’Italia settentrionale, la cui presenza si è ridotta negli ultimi anni a causa dell’alterazione degli habitat e della diffusione di specie aliene invasive. Il progetto nasce quindi anche con l’obiettivo di contribuire al ripopolamento dei corsi d’acqua e alla tutela della biodiversità.”
Inoltre, aggiunge il direttore dell’area tecnica Circular Treatment di Gruppo CAP, “la specie è inserita nella lista rossa IUCN con lo status di ‘quasi minacciata’. La scelta dell’alborella si inserisce in un percorso di ricerca sviluppato da Gruppo CAP con il supporto scientifico dell’Istituto Spallanzani e del Politecnico di Milano, con l’obiettivo di verificare la fattibilità dell’allevamento di alborelle in acque altamente depurate e il successivo utilizzo degli esemplari per il ripopolamento”.
Il rilascio degli esemplari
Le alborelle allevate sono tornate in natura grazie alla collaborazione con l’ente parco lombardo valle del Ticino e con altri soggetti territoriali coinvolti nelle attività di tutela e ripopolamento ittico. Tra i siti del rilascio, due sono particolarmente importanti per il loro significato simbolico. Il primo è una golena del fiume Olona da poco rinaturalizzata dall’AIPO (Agenzia interregionale per il fiume Po).
Il rilascio si inserisce nel più ampio percorso di rigenerazione dell’Olona, a lungo considerato uno dei fiumi più inquinati d’Europa, che oggi è tornato a ospitare ecosistemi di pregio. Il secondo è Mulino Nuovo, a Nosate, nell’area del progetto denominato I prà in la vàl di Ponte Castano: l’acqua che racconta la storia, sostenuto da Fondazione Cariplo con il bando Ruralis 2024. Infine, una piccola parte delle alborelle risiede ora all’acquario civico di Milano.
“La donazione di una ventina di esemplari all’acquario civico di Milano rappresenta un ulteriore modo per valorizzare il progetto e portare il tema della tutela della biodiversità anche nel cuore di Milano”, specifica Vargiu. “L’acquario consente di mantenere gli esemplari in un contesto dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione degli ecosistemi acquatici e, al tempo stesso, di rendere più visibile il messaggio alla base di alBIOrelle: l’acqua depurata può diventare una risorsa capace di generare valore ambientale e contribuire alla tutela degli ecosistemi. Gli esemplari donati all’acquario rappresentano quindi una sorta di ambasciatori del progetto: permettono di raccontare al pubblico il percorso sperimentale realizzato a Canegrate e, più in generale, l’importanza della qualità dell’acqua e della conservazione della biodiversità acquatica.”
“Il risultato raggiunto con alBIOrelle rappresenta un elemento importante perché dimostra concretamente la fattibilità del modello sperimentato: gli esemplari sono sopravvissuti, sono cresciuti regolarmente e hanno raggiunto la taglia utile per il rilascio in natura”, conclude Vargiu. “Il progetto nasce però innanzitutto come sperimentazione e, al momento, non sono state definite ulteriori iniziative specifiche con altre specie. L’esperienza maturata può offrire elementi utili per valutare in futuro ulteriori applicazioni del modello di simbiosi industriale tra depurazione, acquacoltura e tutela della biodiversità.”
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In copertina: foto di Gruppo CAP
