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Vale 314,53 milioni di euro il nuovo sistema di collettamento e depurazione della sponda bresciana del Lago di Garda, il cui progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE) è stato presentato il 30 luglio al Brixia Forum a Brescia. L’intervento prevede la sostituzione del sistema realizzato oltre cinquant’anni fa con l’obiettivo, esplicitato in nota stampa, di integrare in un’unica infrastruttura “la tutela del lago, la resilienza del servizio idrico, il recupero energetico e il riutilizzo delle risorse”. Alla presentazione hanno partecipato Andrea Polichetti, prefetto di Brescia e commissario straordinario per la progettazione, l’affidamento e l’esecuzione delle opere, le istituzioni territoriali, l’Ufficio d’Ambito, Acque Bresciane e i rappresentanti dei comuni interessati.
Verso la fase autorizzativa
Il progetto prevede una nuova rete di collettamento sulla sponda lombarda del Garda, con 60 km di collettori, cinque stazioni di sollevamento e una doppia condotta sublacuale di 9,8 km tra Toscolano Maderno e Salò. L’impianto centrale avrà una capacità di trattamento fino a 200.000 abitanti equivalenti, per gestire sia i carichi ordinari sia i picchi della stagione turistica. I lavori saranno articolati in tre lotti: il primo sarà completato entro il 2030, mentre l’intervento complessivo dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2034. Con la presentazione del PFTE prende avvio la fase autorizzativa dell’intervento: da settembre 2026 saranno attivate le conferenze dei servizi e la procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), che consentiranno di esaminare gli aspetti tecnici e ambientali del progetto.
“Il PFTE rappresenta un traguardo importante, ma anche l'inizio di una nuova fase”, ricorda Paolo Bonardi, presidente di AATO Brescia, Ufficio d'ambito della provincia di Brescia, autorità pubblica che organizza e controlla il servizio idrico integrato gestito da operatori come A2A Ciclo Idrico e Acque Bresciane. “Nei prossimi mesi proseguiremo il confronto con enti, amministrazioni, associazioni e cittadini affinché ogni passaggio possa essere approfondito e condiviso. La complessità dell'opera richiede competenza tecnica, ascolto e responsabilità, elementi che hanno guidato il lavoro svolto finora e che continueranno a caratterizzare l'intero percorso realizzativo.”
Il nuovo impianto sarà realizzato a Esenta, frazione di Lonato del Garda, nell’area “Sud 2”, individuata al termine di un’analisi comparativa tra sei alternative, supportata anche dai pareri tecnico-scientifici delle università di Brescia, Verona e Trento resi su incarico del commissario straordinario. “Rispetto alle ipotesi sviluppate negli anni scorsi, tra cui la realizzazione di due impianti distinti a Gavardo e Montichiari, oggi definitivamente superata, la soluzione di Esenta è risultata quella più efficace sotto il profilo tecnico e ambientale, grazie alla migliore integrazione con il contesto agricolo e alla minore presenza di vincoli paesaggistici”, sottolinea la nota stampa.
Riuso delle acque reflue, recupero del calore e biogas dai fanghi
“Questo progetto non riguarda soltanto la realizzazione di un nuovo depuratore, ma la costruzione di un sistema integrato che mette al centro sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica ed efficienza gestionale”, ha commentato la direttrice tecnica di Acque Bresciane, Sabrina Colli, illustrando il PFTE. “Abbiamo progettato un'infrastruttura capace di evolvere nel tempo, valorizzando le risorse contenute nelle acque reflue attraverso il riuso irriguo, il recupero energetico e una gestione sempre più circolare dei fanghi. È una soluzione pensata per rispondere alle esigenze del territorio gardesano dei prossimi decenni, con elevati standard di affidabilità e tutela dell'ambiente.”
l nuovo sistema punta a integrare tre filiere in un’ottica di economia circolare: acque, fanghi ed energia. Le acque depurate saranno in parte destinate al riuso irriguo attraverso una rete dedicata, a servizio di circa 700 ettari di terreni agricoli; solo la quota restante sarà restituita all’ambiente tramite il fiume Chiese. Sul fronte energetico, invece, fotovoltaico, recupero del calore di processo e produzione di biogas dai fanghi permetteranno di superare il 40% di autosufficienza energetica entro il 2035, con l’obiettivo di raggiungere la piena autonomia negli anni successivi.
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In copertina: render dell’impianto, Acque Bresciane
