A Gravina in Puglia, l’acqua calda che esce dalla pastificazione non finisce nello scarico: diventa nutrimento per la microalga più citata nei rapporti FAO quando si parla di “cibo del futuro”. È il cuore tecnologico del cosiddetto Parco della spirulina della società benefit Andriani, oggi il più grande impianto europeo dedicato a una coltivazione naturale e a basso impatto. Qui la spirulina cresce in vasche alimentate da acqua di processo trattata e reimmessa in un circuito chiuso. Il risultato è duplice: un risparmio idrico fino al 90% rispetto ai metodi tradizionali e un flusso produttivo che trasforma uno scarto in risorsa, riducendo simultaneamente consumi ed emissioni.

Andriani società benefit è una realtà italiana dell'innovation e dell'healthy food che negli ultimi anni ha intrapreso un importante percorso di crescita, raggiungendo un fatturato di 130 milioni di euro e consolidando la propria presenza internazionale. Nell'ottobre 2025 ha inaugurato il suo primo stabilimento produttivo in Nord America, a London (in Ontario, Canada), un investimento da 35 milioni che punta a guidare il rafforzamento della presenza sul mercato nordamericano, con la produzione di 12.000 tonnellate l’anno di pasta “healthy”.

Per healthy s’intende una gamma di paste plant-based e naturalmente senza glutine, realizzate con legumi, cereali integrali e superfood biologici, caratterizzate da profili nutrizionali migliorati, ingredienti semplici e short list (farine di ceci, lenticchie, piselli, grano saraceno integrale, riso integrale, mais, quinoa, e non solo, anche in blend), assenza di additivi e aromi, non OGM, certificazioni chiave (gluten free, biologico, standard di qualità e tracciabilità), adatte a diete vegetariane e vegane e a consumatori con esigenze free from”.

Ma è anche un esempio positivo sul fronte della sostenibilità: negli anni, l’azienda ha progressivamente trasformato il proprio modello produttivo, passando da una logica estrattiva a una rigenerativa e ripensando i processi secondo i princìpi dell’economia circolare. E soprattutto ha messo in moto azioni concrete. La valorizzazione dei sottoprodotti della lavorazione dei legumi, trasformati in ingredienti per Proggy, la linea di alimenti per cani sviluppata da Andriani. E c’è anche una caldaia a biomassa che usa la crusca di grano saraceno per produrre energia termica, riducendo il ricorso a fonti fossili e aumentando l’autonomia energetica. E naturalmente, il recupero e la depurazione delle acque provenienti dal processo di pastificazione, successivamente reimpiegate per la coltivazione della spirulina.

L’alga spirulina non è una novità per nutrizionisti e sportivi, ma raramente è stata innestata così a fondo in una filiera alimentare. La sua forza è chimica e pratica: contiene tra il 55% e il 70% di proteine sul peso secco, con un profilo di amminoacidi essenziali completo; apporta ferro e potassio in quantità elevate, oltre alla ficocianina, pigmento antiossidante studiato per proprietà antinfiammatorie.

In parallelo, la coltivazione richiede poca acqua, non necessita di suolo fertile e presenta un’efficienza fotosintetica superiore a quella dei raccolti convenzionali. A Gravina l’alga viene allevata senza illuminazione o riscaldamento artificiali, seguendo i cicli naturali per contenere l’impronta ambientale. Il cerchio si chiude nel piatto: la pasta Felicia alla spirulina, in formati come spaghetti e fusilli, unisce farina di riso integrale e spirulina biologica prodotta dalla società ApuliaKundi, una partecipata del gruppo Andriani.

Il valore industriale dell’impianto sta nella sua integrazione e nel recupero di materia in fondamentali fattori produttivi, per evitare sprechi e sostituire, dove possibile, input fossili con risorse generate in casa. È la declinazione concreta dell’economia circolare, codificata nello statuto di società benefit e misurata con indicatori come LCA e Scope 3, fino alla neutralità carbonica del sito di Gravina raggiunta dal 2024.

La spirulina, prodotta in queste condizioni, diventa un ingrediente e una leva strategica. Da un lato arricchisce il portafoglio prodotti di Felicia, marchio che cresce ben oltre il mercato; dall’altro funge da dimostratore tecnologico di un modello rigenerativo esportabile. Il processo è scalabile: riduce i prelievi idrici, valorizza scarti, genera co-prodotti con margini e mercati diversi. In termini energetici e ambientali, ogni chilogrammo di spirulina fisserebbe circa 1,8 chilogrammi di CO₂ in biomassa durante la crescita. L’uso di rinnovabili per alimentare gli impianti e la possibilità di recupero del calore chiudono ulteriormente il bilancio.

 

In copertina: immagine Envato