Per anni le periferie delle città hanno ospitato depositi di macchine vecchie e distrutte, depositi inevitabilmente inquinanti: cumuli di lamiere, acidi, oli e plastiche abbandonati in aree più o meno di fortuna, con suolo e falde esposti a un inquinamento. Ancora adesso, per la verità, ogni anno tre milioni e mezzo di auto spariscono dalle strade (e dai registri amministrativi) del Vecchio Continente senza imboccare i canali ufficiali di trattamento, disperdendosi tra esportazioni elusive, demolizioni fuori norma e smaltimenti illegali.

Ora però il copione cambia, e anche in questo campo, quello dell’ELV (End-of-Life-Vehicles, il fine vita dei veicoli), l’Europa ha deciso − giustamente − di estendere i confini delle regole dell’economia circolare, del recupero e della tracciabilità. Con il via libera definitivo del Consiglio dell’Unione Europea al Regolamento sulla gestione dei veicoli fuori uso e la responsabilità estesa del produttore (EPR), la produzione e l’importazione di auto non è più esentata dalla necessità di adottare logiche di efficienza ambientale, economica e sanitaria.

Il principio dell’EPR rende norma ciò che il buon senso già suggerisce: chi immette un prodotto sul mercato non può considerarsene responsabile solo durante la fase d’uso, ma deve farsi carico del suo intero ciclo di vita e degli effetti che ne derivano. Qualunque cosa accada. E, in più, è una mano santa per un’Europa che è povera di materie prime.

Il nuovo regolamento ELV

Il punto sui possibili vantaggi prodotti dal nuovo Regolamento è emerso dall’incontro organizzato a Roma da ELV Italia, promosso dai Consorzi Cobat per aiutare produttori, importatori, autodemolitori e riciclatori nell’attuazione del nuovo meccanismo europeo. In poche parole, le norme impongono che tutte le fasi della vita di un veicolo, dalla progettazione alla produzione fino all’utilizzo e alla sua messa fuori uso, tengano conto della necessità di poter riciclare e riutilizzare il maggior numero possibile di materiali e di componenti, facilitando fin dal concepimento lo smontaggio degli elementi che lo costituiscono e il loro recupero.

Nasce poi un passaporto digitale di circolarità del veicolo, e sono stabiliti controlli più rigorosi sulle esportazioni dei veicoli non più idonei a circolare. Per quanto riguarda la plastica, entro sei anni almeno il 15% di quella utilizzata per i mezzi nuovi dovrà essere di provenienza genericamente riciclata, valore che diventerà del 25% entro 10 anni; inoltre, il 20% della plastica dovrà derivare proprio dal riciclo di vecchi veicoli fuori uso. Restano confermati gli obiettivi europei di riutilizzo e riciclo dell’85% e di riutilizzo e recupero del 95% del peso medio di ogni veicolo. In numeri assoluti, è una montagna immensa di materia: dei 286 milioni di mezzi in circolazione nell’Unione, circa 6,5 milioni ogni anno arrivano a fine corsa.

La filiera ELV in Italia

In Italia la filiera è importante, ma deve fare un salto di qualità. Secondo gli ultimi dati ISPRA (che però risalgono al 2023), il tasso di reimpiego e riciclo è all’85,8% del peso medio del veicolo, oltre il target minimo, mentre il recupero totale si ferma all’86%, ben sotto il 95% previsto. Il collo di bottiglia è il fluff, il residuo leggero della rottamazione che altrove viene recuperato energeticamente (cioè bruciato). E che da noi finisce ancora in discarica. Anche i volumi raccontano una contrazione: circa 970.000 tonnellate trattate negli impianti di autodemolizione, in calo del 4% sul 2022, con meno impianti operativi e cancellazioni dal PRA in caduta, complice la lentezza nelle consegne di auto nuove.

È in questo contesto che debutta ELV Italia. Il consorzio mette a sistema la lunga esperienza Cobat nelle filiere EPR di RAEE, pile e pneumatici, adattandola all’automotive. Si promette una governance trasparente, piattaforme digitali per la tracciabilità dei flussi, report ambientali, interoperabilità dei dati, rete industriale di autodemolitori su scala nazionale, e costi contenuti, 40 centesimi per ogni automobile a fine vita.

“L’approvazione definitiva del nuovo Regolamento europeo rappresenta un passaggio storico per il settore automotive. La fase dell’attesa è terminata”, afferma Claudio De Persio, presidente di ELV Italia. “Abbiamo scelto di anticipare questo cambiamento costruendo un modello già pronto, capace di mettere a disposizione del settore una governance trasparente, strumenti digitali evoluti e una rete industriale qualificata, trasformando gli obblighi normativi in un’opportunità di innovazione, competitività ed economia circolare.”

Dalla politica arrivano segnali convergenti. “In Italia abbiamo 70 auto ogni 100 abitanti, ma ci siamo finora curati troppo poco del fine vita”, osserva Andrea Casu, del Partito Democratico, vicepresidente della Commissione trasporti della Camera. “Con il Regolamento si estende a tutti i veicoli l’obbligo di un riuso corretto dei materiali, un salto che apre prospettive rilevanti”.

Per Patty L’Abbate, vicepresidente Cinque Stelle della Commissione ambiente, “la transizione ecologica non è un elenco di ostacoli, ma un lavoro di coordinamento tra filiere capace di abbattere i costi e migliorare la qualità della vita”.

 

In copertina: foto Cobat