Dopo la prima edizione nel 2025, quest’anno torna la Londa School of Economics, un progetto nato per immaginare e sperimentare modelli di sviluppo che valorizzano le aree interne, mettendo al centro le persone e l’ambiente. La scuola, sviluppata dalla cooperativa LAMA impresa sociale e sostenuta dai fondi dell’otto per mille della Chiesa valdese nell’ambito del bando STAI (Sviluppo territoriale aree interne), presenterà i nuovi corsi in partenza per il 2026 con un open day online che si terrà domani, 2 aprile.

Il cuore dell’appuntamento sarà un ponte ideale tra le montagne toscane, dove si trova il paese di Londa (sede dei corsi in presenza), e la città di Londra. All’open day parteciperà infatti anche Andrés Rodríguez-Pose, professore di geografia economica alla London School of Economics, che esplorerà l’importanza delle cosiddette aree marginali e la loro importanza per il futuro non solo dell’Italia, ma dell’intera Europa. L’open day, durante il quale si discuterà proprio del futuro dell’economia delle aree rurali europee, si terrà dalle 17.30 alle 19.30 sulla piattaforma Zoom previa iscrizione.

Che cos’è la Londa School of Economics

Questa scuola innovativa vuole sperimentare il cambiamento in prima persona, tramite corsi erogati in parte da remoto, in parte in presenza, sull’Appennino tosco-emiliano. L’idea progettuale è che le aree interne, dove è possibile sperimentare l’incontro tra tradizione e innovazione, rappresentino il luogo ideale per trasformare il sistema economico. Proprio con quest’ottica, il titolo dell’open day è Oltre i margini: l’economia che rigenera i luoghi.

“Anche quest’anno abbiamo immaginato sei corsi che realizzano i contenuti del nostro manifesto, parlando di governance territoriale, di partecipazione, di un’economia diversa che possiamo costruire partendo dai luoghi e dalle comunità intraprendenti e allargando la rete dei partner, convinti che l’Appennino possa rappresentare uno dei laboratori di sperimentazione più interessanti per immaginare modelli sociali ed economici diversi”, evidenzia Alessandra Zagli, coordinatrice della Londa School of Economics. “I giovani che vivono nelle aree interne o hanno intenzione di tornare o di restare hanno diritto a percorsi formativi calati su un contesto peculiare rispetto a quello urbano e con la scuola cerchiamo di rispondere in modo più puntuale anche alle esigenze di chi immagina di fare impresa in questi territori.”

I corsi, che si terranno tra giugno e ottobre 2026, sono a pagamento, con sconti per chi non ha la possibilità di sostenere l’intera retta, e sono rivolti a un numero limitato di persone. È inoltre possibile iscriversi anche con una formula che prevede un pacchetto residenziale, che include vitto e alloggio.

Lo scorso anno, spiega a Materia Rinnovabile Ugo Biggeri, il direttore scientifico della scuola, “la maggioranza dei partecipanti proveniva dall'Appennino tosco-emiliano per questione di vicinanza, però abbiamo avuto anche persone venute da molto lontano. Il corso online permette di raggiungere tutti, mentre quello in presenza in un’area come Londa (un’ora e mezza da Firenze), è un’altra cosa. Per contro, quando poi la gente arriva, l’effetto è notevole dal punto di vista dell’apprendimento e dell’interazione”. Inoltre, aggiunge Biggeri, “la maggior parte degli iscritti non vivevano già in Appennino, a dimostrazione del fatto che il tema delle aree interne è qualcosa che in realtà interessa anche a chi ne è fuori. La scuola cerca di rivolgersi a tutti”.

Lo spopolamento delle aree interne

Le aree isolate, come quelle rurali o montane, hanno diverse caratteristiche, in parte contraddittorie. Infatti, sono luoghi di cui spesso si parla in termini negativi a causa dello spopolamento e della mancanza di servizi, ma che possono diventare attrattive per l’alta qualità della vita e delle relazioni. Polemizzando sull’uso del termine marginali, Biggeri sottolinea che “troviamo sempre modi brutti per parlare di quei pochi posti in cui la comunità umana e la natura possono ancora convivere bene insieme”.

“Se guardassimo alle aree marginali con i criteri dell’economia mainstream, dovrebbero chiudere tutte”, aggiunge Biggeri, che è anche uno dei docenti della scuola. “Nel comitato scientifico abbiamo un demografo, Federico Benassi, che su un punto è stato molto chiaro: i trend demografici di spopolamento sono lenti, ma inesorabili.”

Perché, dunque, investire in questi luoghi? “Quello che può succedere in futuro è che ci saranno alcuni poli nelle aree interne in cui accadrà esattamente l’opposto. Zone in cui le comunità o gli interventi generano attività positive, possibilità che possono attrarre le persone e i giovani. Ci sono già persone che vengono in Appennino a vivere, nuove economie e idee che nascono. Tra un decennio, continueremo a essere in via di spopolamento. Ma in alcuni poli ci sarà più attrattiva per l’alta qualità della vita.”

L’obiettivo della scuola, che prevede sia una cornice teorica sia una pratica, è invitare le persone “a discutere, elaborare idee e ragionare su questioni concrete”, ci spiega Biggeri. La Londa School for Economics prevede poi un altro aspetto in parte slegato dai corsi, cioè la facilitazione di impresa, per favorire uno sviluppo sostenibile a livello locale. Per vedere una risposta concreta sui territori ci vorrà del tempo, ma secondo il direttore scientifico “già dopo un anno iniziamo a vedere risultati interessanti. Le persone infatti rimangono in contatto tra loro e vogliono continuare a interagire con la scuola. È un indicatore molto importante del fatto che i corsi stanno funzionando”.

Il legame con l’università di Londra

Il nome della scuola richiama in modo evidente la London School of Economics, una delle università più rinomate del Regno Unito, che non è rimasta indifferente a questa “sorella rurale”, come la definisce Biggeri. “In un mondo in cui la comunicazione oggi conta tantissimo rispetto al passato, questa provocazione, tutto sommato anche divertente, tra Londa e Londra, funziona e fa riflettere”, commenta il direttore a Materia Rinnovabile. La presenza all’open day del professor Rodríguez-Pose, autore del saggio La vendetta dei luoghi che non contano (Donizelli 2025), è quindi ancora più rilevante, perché segnala un interesse e un apprezzamento da parte della scuola londinese.

Secondo Biggeri, “il collegamento con Andrés Rodríguez-Pose non serve solo a evidenziare un legame evidente tra Londa e Londra, ma a ricordarci che anche nelle più prestigiose sedi accademiche ormai si prende in considerazione l’importanza di proporre politiche economiche non estrattive nei territori che sono stati marginalizzati, regioni che esistono in tutta Europa, regioni che possono rappresentare un problema di carattere economico e sociale, e non solo demografico, se non ne vengono individuate, accolte e promosse le diversità”.

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In copertina: foto di Londa School of Economics