C'è un momento preciso in cui si capisce che il cicloturismo è diventato un settore economico maturo. Non sono i piani per nuove piste ciclabili, né l’inaugurazione del bike hotel con servizi dedicati. È quando il viaggiatore smette di chiedere "posso portare la bici?" e comincia a scegliere la destinazione a partire dalla bici. Se in Europa il cicloturismo si sta consolidando anche nei paesi meno attrezzati, come l’Italia o la Grecia, ora il trend sta interessando anche nuove economie, dove fino a pochi anni fa i cicloturisti erano una “curiosità”.
Come la Turchia, che da qualche mese sta sta costruendo un posizionamento cicloturistico fondato su tre asset: la varietà paesaggistica (coste frastagliate e spiagge, montagne, lunghi altopiani interni), la densità del patrimonio storico-archeologico e l'integrazione con la rete EuroVelo. Il tratto turco della EuroVelo 8, la Mediterranean Route, si sviluppa per circa 500 chilometri nella provincia di İzmir, attraversa 17 distretti e collega idealmente Pergamo ed Efeso lungo la costa egea: borghi di pescatori, ulivi, rovine romane, fiordi turchesi. Una strategia di promozione sul turismo sostenibile, sostenuta dal fatto che la Turchia a novembre ospiterà l’attesa COP31 sul clima nella città di Antalya, sito proprio lungo la EuroVelo 8.
Il percorso di punta è il tratto Çeşme-Selçuk, che attraversa Alaçatı (una delle destinazioni più apprezzate del turismo lento europeo), Urla e Seferihisar prima di arrivare al sito UNESCO di Efeso. Più a sud, il tratto Marmaris-Fethiye costeggia il Golfo di Gökova e tocca Köyceğiz, Göcek e l'area archeologica di Kaunos. Ancora più a sud, lungo la riviera turca, si apre l'itinerario verso Antalya: Patara, Kaş, Demre, Kemer, con i Monti Taurus che scendono fino al mare. È la parte dove la densità storica è massima: qui si pedala letteralmente tra civiltà licia, ellenistica, romana e ottomana nel raggio di pochi chilometri.
Il dato che più segnala la trasformazione in corso viene da Komoot, la piattaforma di riferimento per il turismo outdoor di BendingSpoons: i percorsi ciclabili turchi registrano una valutazione media di 4,5 stelle su oltre 1.100 recensioni, con più di 12.000 utenti che li hanno già esplorati. Il profilo del cicloturista che sceglie le cicloavventure tuche è quello del viaggiatore europeo tra i 35 e i 65 anni, spesso in coppia o in piccolo gruppo, che usa la bici (spesso un'e-bike) come strumento di ritmo e di contatto con il territorio, non come performance.
Ed è proprio la diffusione dell'e-bike il fattore più trasformativo sul mercato turco. Ha reso accessibile il cicloturismo a chi non ha allenamento specifico, ha allargato il pubblico alle famiglie e ai viaggiatori senior, anche locali, ha reso percorribili itinerari con dislivelli che in passato scoraggiavano i non sportivi. In un paese dove il rilievo è sempre presente, anche lungo la costa, l'e-bike è un supporto gradito soprattutto in estate quando le temperature non sono sempre idonee a sforzi ciclistici.
Il quadro si completa con l'attenzione crescente ai servizi bike-friendly nel settore ricettivo: strutture con deposito sicuro, assistenza tecnica, transfer bagagli e supporto logistico stanno diventando standard richiesti dai tour operator specializzati, che guardano alla Turchia come a una frontiera ancora relativamente poco battuta rispetto alla Croazia o alla Provenza, ma con una densità di attrattori culturali e naturali paragonabile.
Sullo sfondo, ogni anno ad aprile il Presidential Cycling Tour of Türkiye − giunto alla 61ª edizione − percorre alcune delle aree più spettacolari del paese: una vetrina internazionale che lavora sull'immaginario collettivo delle due ruote europee molto prima che arrivino le prenotazioni.
Il cicloturismo non salverà da solo il pianeta, ma è uno dei pochi segmenti turistici dove la sostenibilità è strutturale − bassa impronta, lentezza, spesa distribuita sul territorio, stagioni più lunghe − e non un'etichetta di marketing. Che il paese di Mustafa Kemal Atatürk abbia scelto di costruirci sopra una strategia di posizionamento internazionale è una buona notizia per il Mediterraneo.
In copertina: İzmir Sasalı Kuş Cenneti Cycling, foto TGA
