Si è chiusa venerdì 1° maggio l’84ª sessione del Comitato per la protezione dell'ambiente marino (MEPC 84) dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO). L’argomento più divisivo è stato quello del Net Zero Framework (NZF), un quadro di riferimento per la transizione del settore marittimo globale dai combustibili fossili. Nonostante vari tentativi di farlo deragliare, la maggioranza degli stati membri (59) ha deciso di accettare il NZF, così come originariamente concordato e già approvato in linea di principio nell’aprile 2025, come base per i lavori futuri per applicare la Strategia GHG 2023 dell’IMO per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra da parte delle navi.
I tentativi di affossare il NZF sono venuti da un lato da parte di Stati Uniti, Arabia Saudita e di altri petrostati, e dall’altro da parte dei più grandi stati bandiera, quali Liberia e Panama (rispettivamente 16,41% e 14,62% di navi registrate). Brasile e Cina si sono invece espressi in supporto del NZF, così come le Isole Marshall (il terzo stato bandiera più importante, con 11,35% delle navi registrate) e l’Unione Europea.
Stati Uniti tra minacce e dati inaffidabili
Nell’aprile 2025, durante l’83ª sessione del MEPC (MEPC 83), gli stati membri avevano raggiunto un accordo di principio in favore del NZF con 63 voti favorevoli e 16 contrari. Normalmente, il NZF avrebbe dovuto essere approvato in via definitiva nell’ottobre 2025 durante la seconda sessione straordinaria (MEPC.ES2). Tuttavia, tra MEPC 83 e MEPC.ES2, diversi paesi hanno modificato la propria posizione a causa di forti pressioni esercitate dagli operatori del settore e/o dal governo degli Stati Uniti che aveva minacciato ritorsioni nei confronti dei paesi che avessero sostenuto il NZF.
Nel generale clima di paura legata alle possibili ripercussioni economiche minacciate dagli USA, l’Arabia Saudita aveva strategicamente usato le regole procedurali – così come fatto anche nel caso delle negoziazioni sul clima e su quelle contro l’inquinamento da plastica − per posporre il voto sull’adozione del NZF. A conclusione di MEPC.ES2 aveva infatti chiesto di votare per rimandare il voto di approvazione del NZF di un anno, e 61 paesi si sono espressi a favore di tale aggiornamento.
Mercoledì della settimana precedente, durante MEPC 84, gli Stati Uniti hanno messo in atto un altro tipo di dissuasione, facendo circolare dei volantini, uno per ogni paese, in cui mostravano i costi per l’implementazione del NZF che secondo gli osservatori “sono imprecisi ed esagerati”. Un osservatore ha dichiarato a Materia Rinnovabile: “Mentre da un lato i dati di origine sui costi di commercio e trasporto di base del paese sono validi, il metodo per stimare il costo di conformità da quei dati sembra essere difettoso in diversi ambiti, il che risulta in stime probabilmente fortemente sopravvalutate”. Sempre secondo lo stesso osservatore, “gli Stati Uniti cercano di usare argomentazioni basate sui dati, ma manipolano la metodologia per raggiungere il loro obiettivo”, il che rende gli Stati Uniti “sempre più inaffidabili come fonte credibile”.
Della stessa opinione Felix Klann, responsabile delle politiche marittime presso Transport & Environment, una no-profit europea che sostiene trasporti ed energia pulita: “Non si tratta di un’analisi credibile, bensì di un’esagerazione calcolata volta a spaventare i membri, che ha suscitato perplessità in seno all’IMO. L'IMO fornisce già dati solidi sui costi della transizione, mentre la valutazione degli Stati Uniti opta per un calcolo errato in malafede e per l'allarmismo al fine di proteggere gli interessi dei combustibili fossili. Pur fingendo di mostrare preoccupazione per il settore, gli Stati Uniti stanno pianificando di assicurarsi miliardi in diritti portuali senza contribuire con un centesimo alla transizione energetica”.
Le proposte per eliminare un prezzo per le emissioni di gas serra previsto dal NZF
In linea con la Strategia GHG 2023 dell’IMO per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra da parte delle navi, il NZF prevede sia un elemento tecnico che un elemento economico. Per quello che riguarda l’elemento tecnico, definisce uno standard globale per i carburanti (global fuel standard, GFS), che richiede alle navi di ridurre gradualmente quanto può inquinare il carburante della nave (cioè la quantità di gas serra emessa per ogni unità di energia utilizzata). Per quello che riguarda l’elemento economico, stabilisce un prezzo minimo per le emissioni di gas a effetto serra (GHG) prodotte dalle navi che utilizzano carburanti non conformi ai criteri di intensità delle emissioni. Le risorse così raccolti andrebbero a finanziare il Net Zero Fund, pensato per finanziare la decarbonizzazione della flotta mercantile globale e sostenere i lavoratori e le economie portuali nella transizione ecologica.
Con l’obiettivo di presentare opzioni più accettabili a Stati Uniti e Arabia Saudita, durante MEPC 84 sono emerse due proposte alternative al NZF, una portata avanti da Argentina, Liberia e Panama, e un’altra dal Giappone. Entrambe tirano al ribasso le ambizioni del NZF e prevedono l’eliminazione dell’elemento economico e di conseguenza il Net Zero Fund per il sostegno alla decarbonizzazione.
Come riportato dall’UCL Energy Institute, le due proposte complessivamente hanno avuto il supporto di 31 stati membri, ovvero meno del 30% di tutti gli stati e “non sembrano rappresentare vie d'uscita praticabili”. Questo è importante, perché normalmente se c'è una chiara “corsa a due”, ad esempio due proposte con livelli di sostegno simili, spesso possono essere fuse. Tuttavia, dicono gli analisti, se esiste una proposta che gode chiaramente della maggioranza, è molto più difficile per i sostenitori delle proposte che raccolgono un consenso significativamente minore ottenere concessioni rilevanti. Questo dovrebbe favorire il NZF, a meno di nuovi cambiamenti nelle posizioni dei paesi nei prossimi mesi.
Sollievo delle ONG ma urgenza di agire
"Il Framework è sopravvissuto, ma la sopravvivenza non è una vittoria e non possiamo finire in un ciclo di negoziati aperti. Prendere in considerazione più proposte è accettabile solo come ponte, non come destinazione. Ora dobbiamo guardare avanti all'adozione del Quadro entro la fine dell'anno in modo da mantenere urgenza e ambizione, e garantire giustizia ed equità ai paesi più impattati dai cambiamenti climatici", ha detto a Materia Rinnovabile Em Fenton, Senior Director - Climate Diplomacy presso l'organizzazione no-profit Opportunity Green con sede nel Regno Unito.
“È un sollievo che il Net Zero Framework sia sopravvissuto, ma l'IMO non può permettere che i ritardi diventino la nuova normalità”, ha aggiunto Felix Klann. “Non è il momento di scendere a compromessi che annacquino l'accordo o di rimandare il problema. Questo non farebbe altro che favorire Trump e i suoi amici petrolieri. I governi ambiziosi devono sfruttare il tempo extra per riaffermare il loro impegno a favore di un vero accordo per le emissioni zero. Non possiamo accontentarci di un accordo debole che si limiti a ratificare lo status quo proprio quando l'azione per il clima è più necessaria.”
Anche l’International Chamber of Shipping (ICS), che rappresenta circa l'80% del tonnellaggio mercantile mondiale grazie all'adesione di associazioni nazionali di armatori, accoglie favorevolmente la decisione di usare il NZF come base per le prossime negoziazioni. “Il settore marittimo è pienamente impegnato a realizzare gli obiettivi della Strategia IMO sui gas serra del 2023 e ha già ottenuto una sostanziale riduzione delle emissioni di gas serra”, ha detto Thomas A. Kazakos, segretario generale dell’International Chamber of Shipping (ICS). “È fondamentale che i governi procedano quanto prima all’adozione di un quadro globale completo e adeguato allo scopo, per consentire al settore di accelerare ulteriormente la sua rapida transizione verso fonti energetiche alternative. Accogliamo quindi con favore la decisione di convocare ulteriori negoziati a settembre, ai quali l’ICS intende contribuire con idee su una possibile via da seguire per ottenere il necessario sostegno da parte di tutti gli stati membri.”
Tre possibili scenari
In vista della MEPC 85 (dal 30 novembre al 3 dicembre) sono previste due riunioni intersessionali (dal 1° al 4 settembre e dal 23 al 27 novembre). La seconda sessione straordinaria (MEPC.ES2) che era stata aggiornata lo scorso ottobre a seguito dell’intervento dell’Arabia Saudita, dovrebbe riprendere il 4 dicembre, previa discussione in sede di MEPC 85.
Secondo gli osservatori, la pressione esercitata da Stati Uniti e Arabia Saudita contro il NZF rimarrà forte nei prossimi mesi. Tuttavia, notano i ricercatori dell’UCL Energy Institute, il soft power e l’influenza degli Stati Uniti hanno subìto un impatto a causa di vari eventi verificatisi a partire dall’ottobre 2025, che potrebbero aver modificato l’efficacia di tale pressione. Inoltre, la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che nel febbraio 2026 ha annullato i dazi globali che erano stati imposti dal presidente statunitense Donald Trump riduce anch’essa la capacità di esercitare pressioni sugli altri paesi.
Secondo gli esperti ci sono tre opzioni possibili, in base a quelle che saranno le posizioni dei paesi durante le riunioni intersessionali. Primo caso: vengono fatte modifiche minori al testo del NZF così come già approvato ad aprile 2025, e allora si potrebbe arrivare al voto per l’approvazione del NZF già alla fine di quest’anno. Secondo caso: non si riesce a portare a termine le modifiche minori, oppure vi sono modifiche più sostanziali che stanno ottenendo sostegno. Ciò ridurrebbe la probabilità di adozione del NZF nel 2026, anche se non del tutto impossibile. Terzo caso: c’è una nuova inversione di dinamica e una “riapertura” più radicale dell'NZF. In questo caso i tempi di adesione si allungherebbero ulteriormente.
In copertina: immagine Envato
