La sezione Think Tank di Materia Rinnovabile #61, dedicato ai Gas, è un’ampia panoramica che spazia fra storia della scienza, politiche climatiche e geopolitica dell’energia.

Cominciamo con una lunga chiacchierata con lo scienziato dei materiali Mark Miodownik, autore di un brillante e accuratissimo libro sulla storia dei gas, della loro scoperta e di come le loro svariate proprietà hanno plasmato la civiltà moderna e continuano a muovere la nostra economia.

Poi abbiamo discusso del ruolo del metano nella transizione energetica e dei suoi reali (e sottovalutati) impatti sul clima con Robert Howarth, fra i massimi esperti mondiali di questo gas serra.

Infine, con Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista dello IEEFA, abbiamo parlato di geopolitica del gas naturale, in particolare di come l’Unione Europea dovrà ridisegnare la geografia delle sue dipendenze di fronte a una situazione internazionale sempre più instabile.

Qui di seguito, un’anteprima dei temi di cui abbiamo parlato. Le interviste complete le potete leggere su Materia Rinnovabile #61.

Mark Miodownik: Rendere visibile l’invisibile

Ogni essere umano inala in media 12 chili di aria al giorno. Ovvero, 12 chili di gas in proporzioni più o meno costanti: azoto, ossigeno e piccole percentuali di argon, anidride carbonica, vapore acqueo, metano e altri. Tuttavia, osserva Mark Miodownik, “ogni respiro passa inosservato”.

E i gas non forniscono “soltanto” il supporto alla vita sul pianeta, ma sono anche il fondamento dell’economia e della civiltà moderna. Il vapore ha avviato i motori della rivoluzione industriale nel XVIII secolo, e ancora genera oltre il 70% dell’elettricità nel mondo; il metano ha acceso le luci delle città nel 1800 dando inizio all’urbanizzazione, e oggi muove la geopolitica globale; l’azoto, grazie al processo Haber-Bosch, ha permesso l’agricoltura su larga scala, consentendo di sfamare miliardi di persone. Per non parlare di tutti i gas più o meno noti, più o meno rari, che sono alla base di svariate filiere industriali e servizi, dalla refrigerazione alla medicina, dalle bibite all’aerospazio. Eppure, continuiamo a sottovalutarne l’importanza: perché non li vediamo, non possiamo toccarli e quasi mai hanno un odore. Bisognerebbe allora “rendere visibile l’invisibile”.

Proprio come fa Mark Miodownik, intervistato per questo numero da Giorgia Marino. Scienziato dei materiali dalla penna brillante, docente presso lo University College di Londra e direttore dell’Institute of Making, nel suo Gassss... Le sostanze sublimi che pervadono il mondo (Bollati Boringhieri, 2025) Miodownik compone un racconto appassionante e dettagliato della scoperta dei gas e delle loro proprietà, fra scienziati temerari, inaspettate svolte tecnologiche e rivoluzioni economiche. Con un monito per il futuro: perché se i gas muovono il mondo come lo conosciamo, certi gas hanno anche il potere di distruggerlo.

Robert Howarth: No, il gas naturale non è meglio del carbone

Secondo il Global Methane Tracker 2025 della IEA, il metano (CH4) è “responsabile di circa il 30% del riscaldamento globale dall’inizio della rivoluzione industriale”. Gioca un ruolo fondamentale nell’attuale scenario dei gas serra, al punto da essere oggetto di specifiche iniziative internazionali volte a ridurne significativamente le emissioni entro il 2030. Tra gli esempi figurano il Global Methane Pledge, firmato da 122 Paesi nel 2022. Considerate le caratteristiche del metano, quali l’elevata capacità di trattenere il calore e la persistenza relativamente breve nell’atmosfera rispetto all’anidride carbonica, un’azione decisiva sulle emissioni di metano rappresenta una delle strategie più efficaci per mitigare i fenomeni legati al cambiamento climatico.

Robert Howarth, biogeochimico e professore di ecologia e biologia evolutiva alla Cornell University, è considerato uno dei massimi esperti mondiali di questo gas serra. Stando alla definizione del Wall Street Journal del 2024, Howarth si è guadagnato lo status poco invidiabile di “scienziato del clima detestato dalle aziende di combustibili fossili” per il suo contributo alla definizione delle politiche volte a bloccare le esportazioni di gas naturale liquefatto approvate durante l’amministrazione Biden.

Insieme al professor Howarth, Marco Moro ha provato a tracciare un quadro del metano, al centro del dibattito tra misure per contenerne le emissioni e un forte aumento dei consumi.

Ana Maria Jaller-Makarewicz: L’Europa e la geografia delle dipendenze

Il gas naturale è diventato la preoccupazione centrale di ogni analista energetico europeo. Definisce la geopolitica globale, è oggetto di propaganda politica, determina le sorti delle bollette degli europei, è il terreno della battaglia per la decarbonizzazione globale. Mai come dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, il gas ha assunto una posizione centrale nel dibattito europeo e mondiale.

A marzo 2026, l’Unione Europea concluderà l’inverno con le riserve sotto il 30%. Dunque, servirà immettere circa 60 miliardi di metri cubi di gas per riportare le scorte all’83%, come a inizio 2025. Gli occhi sono rivolti soprattutto agli Stati Uniti, diventati oggi il primo esportare di GNL verso l’Europa. Mentre l’Asia continua a ridurre sempre più la dipendenza dal gas naturale in favore delle rinnovabili, la UE si trova presa tra due fuochi: chi vuole rafforzare il gas come fonte strategica e sicura, e chi invece continua a spingere per la transizione nonostante gli attacchi dei governi filo-trumpiani al Green Deal, come Italia e Germania.

Materia Rinnovabile aveva richiesto un confronto con varie associazioni del settore del gas internazionali, come la potentissima American Gas Association, ma nessuna ha voluto commentare due tendenze chiave del settore: la riduzione della domanda europea e la pressione crescente per forzare l’approvvigionamento di GNL statunitense.

Per capire meglio gli scenari di medio termine del gas naturale e capire la complessa relazione con l’”alleato” americano, Emanuele Bompan ha dialogato con Ana Maria Jaller-Makarewicz, Lead Energy Analyst dello IEEFA (Institute for Energy Economics and Financial Analysis), think tank internazionale che analizza il settore energetico dal punto di vista finanziario.

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In copertina: Mark Miodownik, Robert Howarth e Ana Maria Jaller-Makarewicz