Nel deserto dell’Arabia Saudita la tutela della biodiversità diventa leva per lo sviluppo economico e turistico. La città di AlUla sta accelerando il proprio posizionamento come hub globale per l’ecoturismo attraverso programmi scientifici dedicati alla conservazione della fauna e alla rigenerazione degli ecosistemi.
Al centro della strategia della Royal Commission for AlUla c’è il recupero del leopardo arabo, una delle specie più rare del pianeta. L’impegno è stato evidenziato anche questo 10 febbraio, come ogni anno, durante l’Arabian Leopard Day, iniziativa che richiama l’attenzione globale sul ruolo della conservazione come pilastro di un turismo responsabile e orientato alla natura.
Il leopardo arabo, scientificamente noto come Panthera pardus nimr, è classificato come specie in pericolo critico dalla International Union for Conservation of Nature. Le stime indicano che in natura sopravvivano meno di 120 esemplari. La drastica riduzione della popolazione è stata causata principalmente dalla perdita di habitat, dalla caccia illegale e dal declino delle specie preda.
Il programma scientifico per salvare una specie in pericolo
Per contrastare questo trend, AlUla ha avviato l’Arabian Leopard Conservation Programme, un piano di lungo periodo che combina riproduzione in cattività, gestione degli habitat e rigenerazione degli ecosistemi desertici.
Uno degli elementi centrali è l’Arabian Leopard Conservation Breeding Centre di Taif, l’unico centro al mondo dedicato alla riproduzione della specie all’interno di programmi di conservazione ex-situ. Dal 2020 il numero di esemplari sotto la cura del programma è più che raddoppiato, mentre nell’ultimo anno sono nati sei cuccioli, segnando un progresso significativo per la sopravvivenza della specie.
La strategia si basa anche su una cooperazione scientifica internazionale. La Royal Commission for AlUla ha avviato una collaborazione con lo Smithsonian’s National Zoo and Conservation Biology Institute, istituto con decenni di esperienza nel recupero di oltre 25 specie rare e minacciate.
“Questa partnership ci consente di fare ciò che sappiamo fare meglio: applicare la scienza per contribuire a salvare una specie sull’orlo dell’estinzione”, ha dichiarato Brandie Smith, John and Adrienne Mars Director del NZCBI. “Sulla base degli sforzi di recupero già in corso, stiamo trasformando la scienza in azioni concrete per aiutare le persone a comprendere ciò che è realmente in gioco.”
Parallelamente sono in corso i preparativi per la prima fase dell’Arabian Leopard Rewilding Centre, struttura che sorgerà nello Sharaan National Park. Il centro avrà il compito di sostenere il futuro ritorno del leopardo arabo in natura, ricostruendo l’equilibrio ecologico necessario attraverso il rafforzamento delle popolazioni di specie preda e il ripristino degli habitat.
Ecoturismo e rigenerazione del deserto
La conservazione della fauna è strettamente integrata con il modello turistico della destinazione. Nelle aree naturali protette di AlUla sono già attive esperienze naturalistiche a basso impatto ambientale, con itinerari guidati che permettono ai visitatori di esplorare ecosistemi restaurati e paesaggi desertici.
Operatori specializzati organizzano attività immersive che combinano escursioni, osservazione della fauna e percorsi educativi sulla biodiversità. Il turismo diventa così uno strumento di sensibilizzazione ambientale e di finanziamento delle attività di conservazione.
Un esempio emblematico è Hegra, il primo sito saudita inserito nella lista del patrimonio mondiale UNESCO. Qui le esperienze turistiche mettono in relazione il patrimonio archeologico con l’ambiente naturale circostante, rafforzando il legame tra tutela culturale e conservazione ecologica.
Secondo Phillip Jones, Chief Tourism Officer della Royal Commission for AlUla, “Ad AlUla crediamo che la conservazione sia un elemento fondamentale del turismo e siamo pronti a portare il nostro modello di turismo sostenibile a un nuovo pubblico globale. La tutela del leopardo arabo è una responsabilità condivisa, che inizia con la rigenerazione e la protezione dei nostri paesaggi e si estende al modo in cui accogliamo i viaggiatori in questi luoghi con la massima attenzione.”
Con la crescente domanda globale di viaggi orientati alla sostenibilità, AlUla punta quindi a costruire un modello integrato in cui turismo, conservazione scientifica e rigenerazione ambientale contribuiscono simultaneamente allo sviluppo economico e alla tutela di uno degli ecosistemi più fragili della penisola arabica.
In copertina: foto di Sameer Basri via Martinengo Communication
